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Tumore maligno dell’utero. A Villa Igea per la prima volta intervento con la tecnica del linfonodo sentinella

La nuova metodica, con un approccio laparoscopico mininvasivo, cioè senza tagli sulla parete addominale, consente di asportare la neoplasia e permette anche di identificare il linfonodo “sentinella”, il primo a essere eventualmente interessato da metastasi. In questo modo non è necessario asportare tutti i linfonodi presenti nella zona interessata, ma solo il cosiddetto ‘sentinella’, evitando ampie e dannose asportazioni di tessuto linfatico.

29 NOV - Un’innovativa tecnica chirurgica per le donne affette da tumore maligno dell’utero. La Casa di Cura Villa Igea di Ancona potenzia la risposta alle patologie oncologiche femminili con l’introduzione di una metodica che, con un approccio laparoscopico mininvasivo, cioè senza tagli sulla parete addominale, consente di asportare la neoplasia e permette anche di identificare il linfonodo “sentinella”, il primo a essere eventualmente interessato da metastasi.

Con questa nuova tecnica, personalizzata e di precisione, è stata operata, nei giorni scorsi, una sessantaduenne affetta da adenocarcinoma endometrioide moderatamente differenziato dell’endometrio, l’istotipo più comune di cancro dell’utero. L’intervento, che è durato circa tre ore, è stato eseguito dall’équipe del dottor Nicola Fattizzi, responsabile della Ginecologia della struttura di via Maggini, con i colleghi Flaviano Persichini e Raffaella Sansone.

“La paziente, alla quale è stato necessario rimuovere utero, tube e ovaie oltre al linfonodo sentinella, è stata dimessa in perfette condizioni cliniche dopo meno di 48 ore dall’intervento”, riferisce una nota. La paziente sarà sottoposta al controllo post-operatorio di routine a distanza di 20 giorni circa e, alla luce dell’esito dell’esame istologico dell’utero, degli annessi e dei linfonodi asportati, si discuterà se e a quale tipo di terapia post-chirurgica dovrà essere sottoposta (radioterapia e/o chemioterapia oppure solo follow up clinico-strumentale).

“Questa tecnica – spiega il ginecologo Fattizzi - prevede l’impiego di verde indocianina, una sostanza tracciante naturale e fluorescente che viene iniettata, dopo l’anestesia generale, nel collo dell’utero e che va a colorare il linfonodo sentinella, cioè quello in cui potrebbero essere migrate le cellule cancerose. Questo viene identificato grazie a un innovativo sistema videolaparoscopico. Inserita come indicazione nelle linee guida oncologiche internazionali, questa tecnica consente al chirurgo di sapere se il tumore è diffuso anche ai linfonodi: in tal modo non sarà necessario asportare tutti quelli presenti nella zona interessata, ma solo il cosiddetto ‘sentinella’, evitando ampie e dannose asportazioni di tessuto linfatico”.

Il verde indocianina (ICG) è una molecola sviluppata negli anni ’50 e inizialmente applicata alla fotografia a infrarossi per la sua peculiarità di diventare fluorescente quando illuminata con una luce a infrarossi. Il suo primo utilizzo in medicina risale al 1959 per la valutazione della funzionalità epatica e cardiaca, mentre in chirurgia oncologica è oramai largamente impiegata soprattutto nelle neoplasie della mammella e del tratto gastro-intestinale. Nel paziente questa molecola viene iniettata per via endovenosa, all’interno del tessuto tumorale o nelle immediate adiacenze.

L’assenza di metastasi nel linfonodo sentinella assicura con grande affidabilità la negatività di tutti i linfonodi regionali, addominali e pelvici. “Questo – prosegue Fattizzi - esclude la necessità di asportare tutti i linfonodi per l’esame istologico e di ridurre la durata dell’intervento chirurgico, le complicanze intra-operatorie e post-chirurgiche, la morbosità a breve e lungo termine e la durata della degenza, migliorando così la qualità di vita delle pazienti. Questo cambiamento di approccio chirurgico nelle neoplasie dell’endometrio rappresenta un chiaro esempio di chirurgia personalizzata, di tailored surgery, cioè di chirurgia ‘su misura’ per la paziente, sempre più adottato nelle malattie oncologiche in ambito ginecologico e in altri distretti.

Un altro importante risultato nell’utilizzo della metodica è una maggiore appropriatezza. La laparoscopia mininvasiva è infatti ormai il gold standard in questo ambito. “Possiamo offrire alle nostre pazienti – aggiunge il responsabile della Ginecologia - un approccio chirurgico mini-invasivo che eviti grossi tagli sulla parete addominale e, allo stesso tempo, una delle tecniche più moderne a disposizione e la più mirata per evitare interventi demolitivi che prevedono la dissezione totale e radicale di tutti i linfonodi e modulare le terapie successive”.

Fondamentale è anche il coinvolgimento di diverse figure professionali tanto nell’iter pre-operatorio quanto in quello post-operatorio. “Risultano di fondamentale importanza – conclude Fattizzi - sia la qualità della stadiazione pre-chirurgica attraverso esami radiologici di secondo livello, come la tac e la risonanza magnetica, che eseguiamo all’interno della nostra struttura, sia la discussione collegiale del caso clinico alla luce dell’esito dell’esame istologico effettuata nell’ambito di un meeting multidisciplinare oncologico insieme ad anatomo-patologi, radioterapisti, radiologi e oncologi. A questo punto la paziente sarà informata della decisione collegiale, presa basandosi sulle linee guida nazionali e internazionali, riguardo le terapie adiuvanti, cioè necessarie dopo l’intervento chirurgico, e i controlli successivi nel tempo”.

29 novembre 2023
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