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Buone pratiche. Agenas seleziona il progetto Telemedicina per la Dialisi della ASL di Cagliari

di Elisabetta Caredda

In Sardegna si stimano circa 130.000 persone con malattia renale cronica. Murtas: “La nostra esperienza nella dialisi peritoneale domiciliare è iniziata nel 2013 e l’utilizzo dei sistemi di tele-video-assistenza qualche anno dopo. Questi sistemi innovativi ci hanno aiutato ad aumentare i pazienti in dialisi domiciliare che attualmente sono 35. L’obiettivo è estendere la telemedicina anche alle altre attività nefrologiche, come l’emodialisi, trapianti ecc.”

29 NOV - Il progetto di tele-monitoraggio e video-assistenza per la dialisi peritoneale domiciliare della SC Emodialisi della ASL di Cagliari è stato individuato, assieme a quello di altri tre Centri in tutta Italia, come “buona pratica” da Agenas che ha incluso la Struttura cagliaritana nel PON GOV Cronicità. Questo progetto del ministero della Salute è mirato a rendere più efficace la gestione dei pazienti con malattie croniche e si pone come precursore degli obiettivi di riforma contenuti nel PNRR che, con la Missione 6, intende contribuire al rafforzamento dell’assistenza territoriale attraverso un forte impulso all’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche.

“In Sardegna – spiega a Quotidiano Sanità Stefano Murtas Responsabile dei Centri di Nefrologia e Dialisi della ASL 8 di Cagliari – attualmente sono stimate circa 130.000 persone affette da malattia renale cronica ma solo 13.000 hanno fatto una visita Nefrologica. Gli ultimi dati epidemiologici collocano la nostra Regione tra quelle a più elevata prevalenza (940 pmp) ed incidenza (179 pmp) di pazienti in dialisi in Italia. Nella nostra Regione è quindi più cogente la necessità di prevenzione e di cure dialitiche territoriali meglio ancora al domicilio del paziente supportate da sistemi di telemedicina. La nostra esperienza nella dialisi peritoneale domiciliare è iniziata nel 2013 e l’utilizzo dei sistemi di tele video assistenza qualche anno dopo. Posso dire che questi sistemi innovativi ci hanno aiutato ad aumentare i pazienti in dialisi domiciliare che attualmente sono 35”.

“Le risorse a disposizione – prosegue Murtas - ci consentono di utilizzare il tele-monitoraggio e la video-assistenza alla dialisi peritoneale domiciliare, ma stiamo lavorando insieme all’ICT e all’Ingegneria Clinica dell’ARES per poter estendere anche alle altre attività nefrologiche, soprattutto quelle territoriali, tutti gli altri sistemi di telemedicina, con tutti i suoi sistemi verticali quali la televisita, il teleconsulto, la teleconsulenza e la teleassistenza. Per altre attività nefrologiche intendo ad esempio l’emodialisi, l’ambulatorio di uremia avanzata, l’ambulatorio di nutrizione renale ed il trapianto. Questo è un obiettivo comune a tutti i centri di nefrologia della nostra regione realizzabile grazie fondi previsti del PNRR”.

“Allo stato attuale dunque – sottolinea il nefrologo -, possiamo acquisire in remoto i dati della dialisi fatta a casa dal paziente, lo possiamo vedere, possiamo comunicare con lui, possiamo seguirlo per valutare alcune situazioni cliniche e per verificare la corretta applicazione della procedura dialitica e per qualsiasi altra necessità che possa essere valutata da remoto. La dialisi peritoneale non prevede il circuito extracorporeo, non prevede il rene artificiale, e può essere autogestita dal paziente a casa ovviamente dopo un periodo di training. La macchina che si usa per questa metodica automatizzata si chiama cycler. Prima di andare a letto il paziente connette il catetere al cycler e la mattina al risveglio ha terminato la terapia e sconnette il catetere. La video assistenza serve soprattutto nella fase di domiciliazione della dialisi, anche per vincere un po il timore del paziente, nonostante il training fatto con l’infermiere presso il proprio domicilio o in ospedale, di continuare a casa da solo. Soprattutto in questa fase di passaggio tra l’ospedalizzazione e l’autogestione a casa il collegamento video col reparto lo rassicura, lo tranquillizza, fino a quando non si sente sicuro di proseguire da solo. Inoltre, la video assistenza non si limita solo a questa fase particolarmente critica, ma può essere utilizzata in qualsiasi momento e per qualsiasi necessità gestibile da remoto”.

“L’acquisizione dei dati in remoto della macchina dialitica che i pazienti hanno a casa ci consente di sorvegliare la corretta esecuzione della terapia prescritta. Quindi noi dal centro la mattina acquisiamo i loro dati e vediamo se è andata a buon fine la dialisi della notte. La gestione dell’assistenza è seguita dall’equipe del reparto: Simonetta Caria, Katia Cannas, Mariella Cadeddu, Giuseppe Peddio, Massimo Frongia, Fedia Moro e Agostina Marongiu”.

“Per la nostra esperienza, posso dire che questi sistemi ci hanno aiutato tantissimo a superare alcune barriere che impedivano l’esecuzione della dialisi al proprio domicilio. La casa come luogo di cura della cronicità non è solo l’obiettivo del Piano Nazionale delle Cronicità 2016 ma anche del PNRR. Gestire autonomamente ed al proprio domicilio anche terapie come la dialisi è determinante nel migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari che non sono più obbligati ad affrontare numerosi disagi quali il viaggio per raggiungere il centro ospedaliero dove fare la terapia, i costi da sostenere per il viaggio, le difficoltà nel loro lavoro e tanti altri aspetti della quotidianità che vengono stravolti dalla dialisi fatta in un centro ospedaliero. Inoltre fare la dialisi al proprio domicilio produce un notevole risparmio per il SSN. Ma la dialisi domiciliare con la tele video assistenza ha evidenze anche in letteratura dove alcuni lavori sottolineano anche benefici clinici come minori complicanze e minori ospedalizzazioni dei pazienti”, conclude Murtas.

Elisabetta Caredda

29 novembre 2023
© Riproduzione riservata

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