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Il diritto delle donne medico alla conciliazione di genitorialità. In Veneto nasce il comitato UN-Conventional Mums

Se per un medico maschio è spesso complicato conciliare lavoro e famiglia, per le donne l’impresa è ancora più difficile. Per affrontare la questione è nato UN-Conventional Mums, un comitato di donne medico di assistenza primaria o iscritte alla Scuola di formazione in Medicina generale della Regione Veneto, che alla Regione chiede un confronto per risolvere certe criticità. “Temiamo per la cura dei nostri figli, per la difficoltà ad assentarsi dal lavoro. E se siamo in maternità durante l'esame finale del corso di formazione, perdiamo un anno per l’accesso ai concorsi”. LE LETTERE

di Endrius Salvalaggio
24 GEN - Donne che, di professione, fanno il medico di assistenza primaria e che attraverso la loro voce hanno voluto alzare l’attenzione sulle difficoltà di conciliare lavoro, maternità e genitorialità. Nel 2021, sei di loro hanno decido di affrontare la questione attraverso la creazione di un comitato informale, l'UN-Conventional Mums.

“L’Accordo Collettivo prevede tutele quanto meno scarne - dicono le dottoresse rappresentanti del comitato UN-Conventional Mums - basate di fatto sulla disponibilità di sostituti e non tanto su meccanismi certi, strutturati e consolidati volti a garantire diritti come il periodo di assenza dal lavoro per gravidanza e il lavoro part-time per necessità di accudimento di minori a carico (per non parlare delle assenze per malattia, o della possibilità di usufruire della legge 104). A questo impianto già fragile, si aggiunge ora la carenza di medici, causata in parte da una poco lungimirante programmazione, in parte dai molti pensionamenti; questi ultimi certamente favoriti dalla pandemia, ma non imprevedibili e che non avrebbero dovuto cogliere il sistema così impreparato”.

Questa difficile condizione fra la professione del medico donna ed essere donna in stato interessante o madre ha spinto il comitato UN-Conventional Mums a scrivere a diversi enti, come per esempio la Regione Veneto, alcuni sindacati di categoria, Camera dei Deputati, ONU e al Consiglio Europeo, ma fin d’ora senza ricevere alcun riscontro.

Le difficoltà che incontrano le donne medico in convenzione, come evidenzia attraverso una nota la Dott.ssa Diletta Concato per il comitato informale, in particolare riguardano i seguenti punti:

- è diventato quasi impossibile reperire medici sostituti per il periodo di maternità, gravidanza a rischio, allattamento, procreazione medicalmente assistita e adozione. I colleghi più giovani non ancora convenzionati preferiscono di gran lunga altri incarichi meglio retribuiti e inquadrati contrattualmente; i colleghi pensionati non possono essere reintegrati da parte delle varie Ulss, eccezion fatta per lo stato di emergenza, mentre i colleghi della Scuola di Formazione non possono assumere incarico per sostituzioni lunghe;

- manca un supporto adeguato e procedure certe ed effettive da parte degli Uffici Convenzione nel reperimento di sostituti, come invece dovrebbe avvenire in base all'art. 37 comma 15 dell'ACN1; per tale motivo alcune donne medico si sono dovute recare al lavoro in prossimità del parto o subito dopo, mettendo in pericolo la propria salute e quella del proprio figlio;

- è difficile trovare un sostituto unico per tutto il periodo di maternità, con conseguente difficoltà di gestione del contratto da parte dell'Ulss e con continue lamentele da parte dei pazienti;

- è praticamente impossibile cercare una copertura anche solo temporanea e parziale da parte dei colleghi in associazione (medicina in rete, di gruppo o di gruppo integrata). Considerando il carico di lavoro sia in termini di tempo che di complessità che ogni medico di assistenza primaria si trova a fronteggiare attualmente, assistere qualche centinaio di pazienti in più per un certo periodo è inaccettabile;

- le donne medico di assistenza primaria temono per la cura dei propri figli appena nati, durante l'allattamento o quando sono malati, per la difficoltà ad assentarsi dal lavoro senza creare disservizi importanti ai pazienti, ai colleghi se in associazione e al personale di studio;

- non è possibile sostenere l'esame finale del corso di formazione in medicina generale più di una volta all'anno in caso di maternità, con conseguente perdita di un anno per l’accesso ai concorsi e contemporanea sospensione della borsa di studio.

Tutti temi condivisibili che il comitato informale vuole porre con l’intenzione di individuare soluzioni sostenibili che garantiscano il diritto alla salute e il diritto alla maternità, paternità e genitorialità dei medici di medicina generale nella Regione Veneto.

“Alla luce della consapevolezza che abbiamo dell’importanza del nostro ruolo di medici, proprio in questo difficile periodo storico, intendiamo dare il nostro contributo all’individuazione di soluzioni sostenibili ed efficaci nel lungo termine. Per tale ragione vorremmo avere l’opportunità di discutere attorno ad un tavolo le seguenti proposte con il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia e l’assessore con delega alla salute Manuela Lanzarin di:

- impegnarsi come Regione ed Ordini professionali a proporre una modifica dell’articolo 18 ACN con l’abolizione dei vincoli di orario di apertura dell’ambulatorio e con maggiore flessibilità in caso di figli minori;

- nidi aziendali aperti anche a madri/padri medici di assistenza primaria;

- abolire o riformulare flessibilmente le incompatibilità che impediscono di individuare sostituti a lungo termine tra i medici pensionati e i medici iscritti alla Scuola di Formazione in Medicina Generale (incarico che potrebbe esser valido come tirocinio con affiancamento da remoto); in alternativa, prevedere anche più sistematicamente che l’incarico possa essere assunto da parte di più medici;

- per il rientro al lavoro dopo aver usufruito del congedo di maternità, poter fruire a medio-lungo termine di una modalità part-time o smart di lavoro, in affiancamento ad un sostituto, che potrebbe per esempio coprire 2 giorni a settimana oppure qualche turno di mezza giornata; tale occasione lavorativa si presterebbe particolarmente a fornire incarichi allettanti e sostenibili soprattutto dalle due categorie di colleghi del punto precedente;

- tutto questo deve essere esteso anche alla paternità e alla eventuale gravidanza a rischio;

- in caso di emergenza sanitaria, riconoscere le donne medico curanti come lavoratrici essenziali e mantenere le scuole aperte per i figli.

Endrius Salvalaggio


24 gennaio 2023
© Riproduzione riservata

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