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Campania. Patto rifondativo per la professione medica. Da Salerno la Cimo striglia manager e politici

L’attribuzione della responsabilità di reparti e divisioni a chi non ha requisiti professionali specifici. Atti aziendali in cui vengono separati la linea clinica da quella assistenziale affidando quest'ultima a unità operative complesse delle professioni sanitarie non mediche. Il comma 566. E ancora: leggi, contratti e regolamenti disattesi, demansionamenti, medicina difensiva e rischio clinico. Ecco i nodi sollevati dalla Cimo.

16 GIU - “Il nuovo direttore di struttura complessa ad interim della Chirurgia Toracica del Cardarelli di Napoli, subentrato con la messa a riposo, dal 1° giugno, del primario Guglielmo Monaco, non avrebbe il requisito specifico richiesto dal ruolo, ossia la specializzazione in Chirurgia toracica né una specializzazione equipollente, requisito indispensabile per accedere al concorso pubblico per ricoprire il ruolo sia di dirigente dell’unità operativa complessa di Chirurgia Toracica, sia quello, a maggior ragione di direttore”. A puntare il dito sulla disposizione assunta dal commissario straordinario dell’ospedale più grande del Mezzogiorno, Patrizia Caputo, è Antonio De Falco, segretario regionale della Cimo (Confederazione italiana medici ospedalieri) in occasione del corso di aggiornamento promosso a Salerno sul tema della professione e professionalità del medico alla luce dell’articolo 32 della Costituzione che prevede, appunto, la tutela della salute dei cittadini.      
 
L’attribuzione della responsabilità di reparti e divisioni, mediche e chirurgiche - di Asl e ospedali - a chi non ha requisiti professionali specifici. Atti aziendali, come quelli delineati dalle linee guida della Regione Lazio, in cui vengono separati la linea clinica da quella assistenziale affidando quest'ultima a unità operative complesse delle professioni sanitarie non mediche. Il comma 566 della legge Finanziaria. E ancora: leggi, contratti e regolamenti disattesi, demansionamenti, medicina difensiva e rischio clinico. Sono questi i principali nodi sollevati dalla Cimo Campania che configurano “veri e propri attentati alla professione e professionalità del medico”.

Tra i relatori del corso sono intervenuti, oltre a De Falco, Riccardo Cassi, Guido Quinci e Sergio Barbieri, rispettivamente presidente, vicario e vicepresidente nazionale della Cimo, Giulio Cecchini della Cimo Liguria, Giancarlo Faletti, responsabile dell’ufficio legale nazionale del sindacato, Antonio Giordano, direttore dell’azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, Raffaele Guglielmi, responsabile Cimo di Salerno, Antonio D’Alessandro, segretario aziendale della Asl di Salerno, Luigi Iapicco, referente sindacale del Ruggi di Salerno, Mario Lepre, presidente aggiunto della Corte di Cassazione a Napoli e Bruno Ravera, presidente dell’Ordine dei medici di Salerno.       
 
I tagli alla sanità
Si parte dai tagli alla Sanità “che gravano sui cittadini e su chi lavora – dice Cassi -  soprattutto sui medici costretti in logiche aziendalistiche e di risparmio che mal si conciliano con il codice deontologico”. “Siamo in un momento cruciale per delineare i tratti della professione di domani – avverte il leader sindacale – fortunatamente il ruolo unico della dirigenza pubblica ha escluso i medici. Ma l’area contrattuale è al palo. Bisogna recuperare il primato della professione su ogni altra necessità. Attribuire la dirigenza gestionale alle professioni non è la strada. Bisogna innanzitutto capire chi fa cosa e chi comanda in un ospedale”.
 
La situazione campana
A tracciare i contorni della realtà campana è Antonio De Falco. “Oggi che professionalità stiamo mettendo a disposizione del cittadino – si domanda il leader sindacale - quando colleghi che hanno adeguata preparazione e competenza in uno specifico campo (pediatri, ginecologi ecc) per carenze di personale, ovvero organizzative, sono di fatto “sbattuti” con improvvisate disposizioni in un pronto soccorso generale ad impattare patologie acute non di loro competenza. Non è più la medicina di 50 anni fa. Oggi occorrono competenze specifiche acquisite sul campo”. E qui De Falco critica la decisione del management del Cardarelli di attribuire l’iterim della direzione della struttura complessa di  Chirurgia Toracica al direttore del Dipartimento emergenza anziché a un dirigente anziano del reparto, laddove il neo direttore a scavalco, per motivi strettamente assistenziali (come è scritto in una nota formata dal commissario straordinario ndr) potrà avvalersi di un referente della divisione come stabilito da un regolamento interno adottato dall’ospedale partenopeo nel 2013 che non risponde alle previsioni contrattuali.  “La classe medica è assediata – aggiunge De Falco - siamo circondati da altre componenti che da comprimari assurgono a protagonisti. Come prevede il comma 566 della Finanziaria e come stabilisce l’atto aziendale del Lazio sospeso dal Tar. In questo modo si abbassano le competenze disattendendo leggi e contratti e minando la qualità. La mancata attuazione del Patto della salute? Un esempio eclatante della deriva del Ssn che alimenta il perenne conflitto tra medici e cittadini e delegittima le istituzioni con compromessi al ribasso”. Occorre, insomma, secondo de Falco, un patto rifondativo della medicina.
 
Il nodo della formazione
Il nodo delle figure professionali che tendono ad occupare spazio è un problema non solo italiano ma internazionale – secondo Sergio Barbieri -  uno scoglio legato alla formazione. “L’Università – dice - non dà più formazione ma nozioni specialistiche e specifiche. Abbiamo perso la guida della nostra professione limitata a ciò che deve sapere un medico ma non estesa a quello che un medico deve essere. Senza un forte senso di servizio sociale i professionisti tendono a perdere autorevolezza nel dibattito. I medici si sono progressivamente ritirati dal perimetro delle decisioni perdendo di vista il loro ruolo. Le forze di mercato non possono compromettere il principio del benessere del paziente che viene prima di ogni considerazione come ha stabilito anche la Cassazione. Il ruolo parternalistico del medico non funziona più. In maniera errata si ritiene che la medicina sia solo una scienza ma il riduzionismo non va d’accordo con l’individuo. L’Evidence based medicine può sbagliare. Serve una Medicina centrata sulla persona. La biologia non solo organo malato ma biografia di un individuo e la malattia è esperienza di malattia”.
“Bisogna insistere con l’Università - – conclude Barbieri - affinché istituisca corsi che insegnino e che formino il medico-professionista facendo differenza tra sanità e medicina laddove oggi ci fanno preoccupare troppo della sanità e dimenticare la medicina. Siamo in un territorio di mezzo e sul piano della sanità siamo sempre secondi a qualcuno.
 
Il codice deontologico
Bruno Ravera parla di professione e codice deontologico: “Blocco del turn-over piani di rientro e blocco dei contratti, patto per la salute disatteso. La crisi della professione sta tutta qui, come nei tagli per 2,6 mld alla Salute mentre restano al proprio posto nelle regioni 1.100 consiglieri regionali, 800 milioni di consulenze non sanitarie, 3,2 mld di trasferimenti a partecipate regionali e provinciali e comunali, 6,5 mld di beni e servizi. Qui nessun taglio. Ma tagli o non tagli il medico è soggetto solo al codice deontologico. Di cui i magistrati tengono conto eccome quando si tratta di giudicare in imputazioni per colpa medica.
“L’esimente per colpa lieve della Balduzzi, in tema di responsabilità civile professionale, fa salva solo l’imperizia, mentre su negligenza e imprudenza – ricorda poi Giancarlo Faletti, dell’ufficio legale nazionale della Cimo – non c’è tutela. E dunque è analogamente limitata anche la copertura del rischio cui sono obbligate le aziende sanitarie in base alla legge 114 del 2014, con polizze e fondi aziendali ad hoc. Queste ultime sono un obbligo di legge e per essere valide vanno deliberati dalla Asl di appartenenza. Restano i limiti di un regolamento (non ancora approvato) che prevede il massimale di solo 1 mln e la retroattività non oltre un anno”.
 
Il personale e i nuovi concorsi
Infine il nodo del personale. L’ufficio legale della Cimo ricorda che per procedere alla messa in servizio di nuove leve di camici bianchi occorre passare per le forche caudine della Finanziaria. Questa prevede, in via prioritaria, la ricollocazione nelle pubbliche amministrazioni del personale delle Province (nel caso della Sanità di medici, paramendici e amministrativi). Il secondo scoglio è lo scorrimento di tutte le graduatorie attive fino al 2016. Infine c’è il nodo mobilità che, allo stato attuale segue strade tortuose e una spirale di contenzioso legato agli avvisi pubblici e ai bandi. Insomma, l’assunzione di nuovo personale, anche per regioni come la Campania a digiuno da anni a causa del Piano di rientro, sarà uno degli sport più difficili in cui misurarsi da qui ai prossimi anni.  
 
 
 
Ettore Mautone

16 giugno 2015
© Riproduzione riservata


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