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Salute e alimentazione. Ecco cosa ci insegna la "Nutraceutica"

Le strade della salute passano sempre di più dall’alimentazione, ma servono piani economici e finanziamenti per sviluppare un settore che può diventare strategico. Parla la professoressa Giovannetti del Centro di Nutraceutica di Pisa, unico caso nazionale e tra i pochi a livello mondiale

07 FEB - Tra la fine di settembre e i primi di ottobre dello scorso anno è entrato a pieno regime il Centro interdipartimentale di ricerca "Nutraceutica e alimentazione per la salute" dell’Università di Pisa, con sede presso il dipartimento di Scienze Agrarie alimentari e agro-ambientali. Unico caso in Italia e tra i pochi esistenti al mondo, è diretto dalla professoressa Manuela Giovannetti, già preside della Facoltà di Agraria, che da tempo svolge ricerche riguardanti i parametri ambientali che nelle piante influenzano il contenuto in sostanze di alto valore salutistico.

La struttura, che comprende circa 170 scienziati, nasce per iniziativa dei dipartimenti di: Scienze Agrarie alimentari e agro-ambientali, Biologia, Farmacia, Medicina clinica e sperimentale, Patologia chirurgica medica molecolare e dell’area critica, Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia, Veterinaria.

Promuovere, coordinare e svolgere ricerche interdisciplinari su temi inerenti le proprietà nutraceutiche del cibo, la nutrizione umana e animale, con specifico riferimento alle sostanze che possono svolgere un effetto preventivo, così come curativo (i due fattori possono avvicendarsi) di patologie umane e animali, sia in quanto presenti negli alimenti che come singoli fattori, sono aspetti integranti della mission del Centro.


“La nutraceutica è un nuovo campo di studio riguardante le molecole contenute nei cibi, animali e vegetali, che hanno valenza salutistica. E’ elemento basilare della catena alimentare – spiega Giovannetti –. Il settore è quello della filiera di produzione del cibo, dalla trasformazione alla tracciabilità, fino all’utilizzazione nella prevenzione delle malattie e cura delle disfunzioni umane ed animali. Poiché la nutraceutica è una scienza interdisciplinare, le molteplici competenze presenti nel Centro assicurano la possibilità di sviluppare progetti di ricerca a 360 gradi: dalla produzione del cibo alla sua caratterizzazione nei laboratori biologici, farmaceutici e medici, fino alla sua valutazione preclinica e clinica”.

Il Centro, promuovendo e organizzando la ricerca scientifica, con il fine di dare concretezza al proprio lavoro, si rivolge ai diversi stakeholders compresi nei settori industriale ed agricolo.
“Per quanto riguarda la produzione alimentare primaria, dobbiamo occuparci di valorizzare i prodotti che coltiviamo, sottolineando che la prima condizione per ottenere cibo sano e ad alto valore salutistico è rappresentata da un ambiente sano e di alta qualità – suolo, acqua, aria. La Toscana nel suo complesso è certamente un’area di eccellenza da questo punto di vista, grazie ad una elevata qualità ambientale, ed è giusto che sia nato proprio in Toscana il primo Centro dove sviluppare la Nutraceutica”.

Alcuni esempi di progetti già realizzati sono rappresentati dagli studi che hanno portato alla produzione di formaggi a basso contenuto di colesterolo, alla individuazione di numerose sostanze antiossidanti in albicocca e pomodoro, all’estrazione di composti farmaceutici da piante medicinali.

“Il pomodoro – spiega ancora Giovannetti - rappresenta uno dei più interessanti alimenti essendo considerato un “cibo funzionale” per eccellenza, vista l'associazione sempre più frequente che i ricercatori hanno stabilito tra il suo consumo e il ridotto rischio di alcuni tipi di cancro e malattie cardiovascolari. I frutti del pomodoro sono una riserva naturale di molecole antiossidanti come acido ascorbico, vitamina E, flavonoidi, composti fenolici e carotenoidi, tra cui il licopene, che, oltre ad una forte attività antiossidante, è capace di indurre la comunicazione cellulare e modulare le vie metaboliche ormonali e del sistema immunitario. Sicuramente rappresenta un ottimo candidato per realizzare studi e compiere ricerche multidisciplinari sul suo valore nutraceutico”.

La nutraceutica è quella che si può definire una nuova frontiera della ricerca dove ad oggi si riescono ad ottenere importanti risultati. Così il Centro di nutraceutica pisano può divenire protagonista e punto di riferimento per una dieta che possa usufruire di frutta e ortaggi provenienti da una produzione di “salute”.
Ma non basta godere di una ricerca all’avanguardia e di staff tra i migliori che si possono trovare.

“Servono piani economici e finanziamenti per garantire una produzione di alta qualità, fondamentale sia per la nostra salute che per la nostra economia – prosegue la direttrice del Centro. E’ importante notare che l’Europa si sta muovendo in questa direzione, promuovendo la ricerca sulla nutraceutica con i bandi del programma Horizon 2020. Stiamo finalmente superando il modello produttivo che ha fatto grande uso di fertilizzanti chimici, pesticidi, erbicidi, alcuni dei quali molto nocivi per la salute umana, e dovremo mettere a punto nuovi sistemi per la produzione di cibo di elevato valore salutistico e che possa, per le sue caratteristiche, avere anche un elevato valore di mercato. Attualmente il cibo italiano ha una grande visibilità mondiale e ne avrà ancora di più in vista di Expo 2015. Intorno al cibo italiano ci sono forti richieste e offerte di qualità: se a questo aggiungiamo il valore della nutraceutica creiamo qualcosa che può avere importanti ricadute economiche e sociali. Purtroppo esiste ancora un grande gap tra la ricerca svolta nei laboratori e pubblicata sulle riviste scientifiche e l’azione politica. Il limite degli scienziati è spesso quello di fermarsi all’esclusiva produzione scientifica, di non sentirsi in dovere di diffondere le conoscenze acquisite agli stakeholders e alla politica. La politica d’altro canto dovrebbe pianificare investimenti e creare le opportunità necessarie a far decollare il settore”, prosegue Giovannetti.

“Proprio la consapevolezza della mancanza di comunicazione tra scienza e politica guiderà alcune delle prossime iniziative del Centro – si appresta a concludere –, che saranno volte a coinvolgere il pubblico, comuni cittadini, consumatori, educatori, studenti, in eventi di divulgazione scientifica come cicli di incontri con esperti, medici e ricercatori, durante i quali sarà diffuso materiale informativo appositamente preparato”.
 
Andrea Bianchi

07 febbraio 2014
© Riproduzione riservata


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