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Campania. De Luca e altri sei indagati per concorso in concussione, induzione e rivelazione segreto ufficio. “Non so assolutamente nulla, sono parte lesa”, dice il Governatore

L’indagine parte da Napoli, ma è stata trasferita a Roma, in quanto nelle indagini figura anche il nome di un magistrato del Tribunale civile di Napoli, Anna Scognamiglio, relatore della sentenza che confermò il reintegro di De Luca dopo la sospensione del governatore per la legge Severino. Tra gli indagati anche il marito della giudice, legale dell'ospedale Santobono

11 NOV - Bufera giudiziaria sulla Regione Campania: il governatore Vincenzo De Luca risulta indagato dalla Procura di Roma in un’inchiesta che coinvolge anche Carmelo Mastursi, ex capo della sua segreteria politica e vice responsabile organizzativo del Pd campano, dimessosi lunedì con una laconica lettera, lasciata sin da sabato scorso negli uffici di Palazzo Santa Lucia,  adducendo “motivi strettamente personali” e carichi di lavoro insostenibili.
 
Fedelissimo di De Luca della prima ora, punto di riferimento nelle recenti regionali, chiamato a stilare le liste di supporto alla candidatura a governatore dell’ex sindaco di Salerno, si è subito capito che dietro queste dimissioni ci fosse altro. E in effetti sono cinque i nomi inseriti nel registro degli indagati, oltre a De Luca e Mastursi. 
 
L’indagine parte da Napoli, ma è stata trasferita a Roma, in quanto nelle indagini figura anche il nome di un magistrato del Tribunale civile di Napoli, Anna Scognamiglio, relatore della sentenza che confermò il reintegro di De Luca dopo la sospensione del governatore per la legge Severino, all’indomani delle elezioni di fine maggio, con la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e gli allegati quattro motivi di dubbio costituzionale nell’applicazione della norma.

 
Nella lista degli indagati c’è poi il marito di Scognamiglio, Guglielmo Manna, presidente del Comitato di garanzia dell’ospedale Santobono e legale dell’azienda ospedaliera pediatrica, Giuseppe Vetrano, già coordinatore delle liste di De Luca ad Avellino e due infermieri, Gianfranco Brancaccio e Giorgio Poziello. I reati ipotizzati a vario titolo sono di concorso in concussione per induzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
 
Presunte richieste di favori. Tutta la vicenda nasce e ruota attorno ad un presunto contatto tra l’avvocato Manna e l’ex capo della segretaria di De Luca. I pubblici ministeri titolari del fascicolo sono il procuratore aggiunto Francesco Caporale e i sostituti Corrado Fasanelli e Giorgio Orano che secondo quanto si apprende si avvarrebbero anche di intercettazioni ambientali e telefoniche da cui emergerebbero richieste per incarichi nella Sanità da parte di Manna a Mastursi millantando la possibilità di favorire la conferma della sospensiva alla Severino già ottenuta da De Luca in prima istanza e confermata poi il 22 luglio dal Tribunale con il rinvio alla Consulta.  Le intercettazioni assunte dalla Squadra Mobile di Napoli nell’ambito di un’altra indagine, arrivate come informativa al magistrato, sono poi state trasferite a Roma per competenza, essendo appunto inserito tra gli indagati anche un magistrato del Tribunale di Napoli. La squadra Mobile di Napoli, nei giorni scorsi, aveva già perquisito gli uffici di Mastursi a Palazzo Santa Lucia compiendo anche il sequestro di alcuni atti e supporti informatici. Tutti, tranne De Luca, sono stati perquisiti il 19 ottobre.
 
Ipotesi di accusa tutte da verificare. Le ipotesi di accusa sono comunque tutte da verificare considerando che si è nella fase di garanzia delle indagini, tese appunto a garantire la difesa degli indagati e anche alla luce del fatto che, a quanto è dato sapere, nessuno dei reati ipotizzati (l’attribuzione di un incarico) si è poi effettivamente verificato. Per ora nessuno dei perquisiti ha fatto ricorso al Tribunale del riesame di Roma per impugnare i decreti di sequestro.
 
La conferenza stampa di De Luca. Il governatore De Luca, che si è subito detto completamente estraneo ai fatti, ha convocato stamani una conferenza stampa, rispondendo a tutto campo alle ipotesi accusatorie e respingendo duramente il suo coinvolgimento. "Sostengo pienamente l'azione della magistratura e la invito ad andare avanti” - ha detto il presidente della Regione Campania in apertura dell’incontro con i giornalisti a Napoli. “In questa vicenda, io e l'istituzione che rappresento siamo parte lesa. Io non sono a conoscenza di nulla” e ha parlato di “Infami speculazioni politiche”. Il governatore ha aggiunto di non conoscere Guglielmo Manna.
 
“Da Napoli lanciamo sfida di trasparenza, della correttezza e del rigore amministrativo. Noi e il partito in cui milito siamo protagonisti di questa sfida e non arretreremo di un passo”. "Keep calm e al lavoro" ha aggiunto rinvolgendosi ai suoi collaboratori e annunciando le iniziative che la Giunta regionale avvierà a partire da lunedì. “Il controllo di legalità è un bene per le persone oneste, una funzione essenziale in un Paese democratico, un vantaggio per le persone perbene". Al termine il governatore non ha risposto alle domande dei cronisti: "questa - aveva avvertito sin all'inizio - non sarà una conferenza stampa per ovvie ragioni di rispetto, essendo in corso un'inchiesta giudiziaria”. “Non abbiamo nessun imbarazzo, ma ovviamente c'è molta rabbia – ha concluso ribadendo di essere “parte lesa, io e l'istituzione che rappresento - combatteremo in maniera ferma verso chiunque oserà gettare ombre sulla correttezza e la trasparenza dei nostri comportamenti. Ci rivarremo nei confronti di chiunque offenderà la dignità delle istituzioni e della nostra persona”.
 
Massacro mediatico. In Italia, secondo il governatore campano esiste “una consolidata abitudine al massacro mediatico di persone e istituzioni”, che rappresenta “un segno di barbarie nel nostro Paese, un oltraggio allo Stato di diritto e alla Costituzione”. Secondo De Luca, su questo fronte, “per troppi anni si è finto di non vedere che cresce una realtà mostruosa”.
 
De Luca sarebbe stato minacciato. “Vincenzo De Luca sarebbe stato minacciato – si legge in un dispaccio dell’Ansa - da alcuni indagati nella vicenda, per una decisione del Tribunale civile di Napoli a lui sfavorevole se non avesse provveduto - è stato scritto nel capo d’imputazione - ad una nomina nella Sanità campana. E' su questo filone che verte l'inchiesta della procura di Roma”. La sentenza del Tribunale di Napoli sul caso De Luca “non è oggetto di esame da parte della procura di Roma”. Lo afferma sempre all’Ansa il procuratore Giuseppe Pignatone a proposito dell'inchiesta che coinvolge il governatore della Campania. Gli accertamenti degli inquirenti di piazzale Clodio sono ora incentrati sulla mole di documenti sequestrati durante le perquisizioni. Allo stato non sono previsti interrogatori degli indagati e le indagini potrebbero concludersi nel giro di qualche settimana”. “Condotta reiterata - si legge nel decreto di perquisizione ripreso dall’Ansa - in occasione dell'udienza tenutasi presso il tribunale di Napoli l'11 settembre scorso avente ad oggetto la legittimità del decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri che aveva sospeso De Luca dalla carica di presidente della Regione”.
 
De Luca in conferenza stampa nega qualsiasi rapporto con l'avvocato Guglielmo Manna, personaggio al centro dell'inchiesta della Procura di Roma per la presunta promessa, poi non realizzata, di un incarico di rilievo nella sanità campana.: “Manna? Conosco solo quella del cielo. “Nessuno, in nessuna sede, me ne ha mai parlato. Non so chi sia, che faccia o dove viva. Non sono a conoscenza di nulla, di nulla, di nulla”. “Questa parola mi ricorda solo la manna che cadeva dal cielo nella Bibbia, ma non credo si tratti di questa” chiosa il governatore con una battuta. E conclude: “Nessuno, in nessuna sede pubblica o privata, mi ha mai fatto cenno a questa persona”. Nelle dichiarazioni di De Luca ai cronisti, nessun riferimento a Nello Mastursi, l’ex capo della sua segreteria, dimessosi lunedì, indagato dalla Procura di Roma.
 
Prosciugate paludi clientela e malaffare. “A Napoli le paludi della clientela politica e del malaffare sono prosciugate” afferma ancora De Luca, ribadendo che “da qui lanciamo a tutta Italia la sfida della correttezza e del rigore amministrativo spartano”. “Specie nella Sanità le prime scelte della nuova amministrazione regionale vanno invece nel segno della trasparenza”. “E’ finita la Regione delle clientele politiche. Le nomine sono state istruite dall'ufficio di gabinetto, e io non conosco nessuno di coloro che sono stati chiamati a incarichi di direzione. É cambiato tutto, e cambierà ancora di più”.  De Luca fa un esempio: “Lunedì mattina si riunirà il Consiglio regionale. Approveremo la legge per abolire l'Arsan (Agenzia Regionale per la Sanità, ndr), un luogo di clientela politica di cui nessuno sentirà la mancanza”.
 
Il Csm si appresta a intervenire. Intanto il Csm si appresta ad intervenire sul giudice del Tribunale di Napoli Antonina Scognamiglio, coinvolta nell'inchiesta. Il laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin ha chiesto l'apertura di una pratica finalizzata al trasferimento d'ufficio del giudice. La decisione sulla richiesta di Zanettin sarà presa domani dal Comitato di presidenza, ma il sì appare già scontato. Per ora al Csm non sono ancora arrivati atti dalla Procura di Roma, atti che sono attesi anche dal procuratore generale della Cassazione, che è titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. La richiesta di apertura di una pratica da parte della Prima Commissione di Zanettin è "a tutela del prestigio della magistratura partenopea".
 
Gli attacchi dell’opposizione. Attacchi al governatore sono invece giunti dal presidente regionale della Campania di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, Antonio Iannone che parla di “scenario inquietante”, “con un Presidente intento solo a salvarsi dagli effetti della Legge Severino”. Il senatore Ciro Falanga, segretario del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, chiede che Anm, avvocatura e politica facciano autocritica. Se le ipotesi accusatorie saranno confermate significa che “si è indebolito quel pilastro portante della democrazia e dello Stato che è la giustizia”.
 
Il sindaco De Magistris. A commentare gli avvenimenti delle ultime ore anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.  “Sono fatti gravi, da seguire con molta attenzione, ma senza dare giudizi affrettati che sonosempre scorretti e pericolosi”. De Magistris aggiunge che l'auspicio è che “ci sia chiarezza intempi brevi perché - ha aggiunto - è una brutta vicenda con un'ombra molto brutta che si annida, tra l'altro, su fatti recentissimi”. Il sindaco, a margine di un convegno, ha affermato che “siamo a prime notizie giornalistiche su cui ci si può fare un'idea, ma - ha spiegato - non si può esprimere una valutazione perché sono fatti delicati e coinvolgono istituzioni importanti”. Ora - ha evidenziato - bisogna capire se sono letture di fatti che hanno veridicità, e in questo casosarebbero gravissimi, o se - ha sottolineato - invece, come ci auguriamo, questi fatti non sono fondati e allora si può tirare un sospiro di sollievo". De Magistris ha concluso affermando che “ogni volta che ci sono indagini di questo tipo, che coinvolgono personaggi chericoprono incarichi istituzionali importanti e addirittura sembrano coinvolgere magistrati, non è una bella cosa”.
 
Il giudice Scognamiglio chiarisce la sua posizione. “Non conosco assolutamente né de Luca, né Mastursi, né Vetrano con i quali non ho mai avuto contatti di alcun genere, né, quindi, ho loro mai chiesto, né potuto chiedere, alcun favore né per me né per mio marito”. Lo afferma il giudice Anna Scognamiglio, in una dichiarazione diffusa all’agenzia Ansa tramite il suo legale, avv. Giovanbattista Vignola. "Se altri hanno assunto una iniziativa del genere – aggiunge Scognamiglio - se ne assumeranno le loro responsabilità per aver sfruttato, a mia totale insaputa, il mio nome e la conoscenza del fatto che ero stata designata quale relatrice del processo De Luca”. “L'unico elemento indiziante a mio carico, è costituito dal fatto che beneficiario della richiesta illecita rivolta a De
Luca sarebbe mio marito il che potrebbe comportare, sul piano astratto, il legittimo sospetto di un mio coinvolgimento nei fatti. Nel mio caso, però - spiega Scognamiglio - un siffatto sospetto non ha motivo di essere poiché, da tempo, i rapporti con mio marito si sono fortemente incrinati tanto da indurmi, già tre anni orsono, a presentare in Tribunale un ricorso di separazione”.
 
La convivenza del giudice Anna Scognamiglio con il marito Guglielmo Manna era dunque ”solo formale e dovuta alla necessità di salvaguardare l'equilibrio psichico dei nostri due ragazzi. Insomma vivevamo da separati in casa e ognuno di noi aveva ed ha la sua vita, anche sentimentale, del tutto autonoma”. Lo dice lo stesso giudice Scognamiglio. “Mai e poi mai avrei compromesso i miei principi morali e la mia professionalità allo scopo di procurargli illeciti vantaggi di carriera. Aggiungo, che dopo la perquisizione da me subita e dopo aver preso cognizione del capo di imputazione, ho posto fine alla convivenza, sia pure solo formale, con mio marito”. Così il giudice Anna Scognamiglio all’Ansa.  Che in merito al giudizio sulla posizione di De Luca relativa alla legge Severino aggiunge: “La decisione favorevole a De Luca è stata assunta, all'unanimità, da tutti i componenti del Collegio giudicante, era conforme a quanto già deciso in precedenza dal presidente della Sezione ed è stata, poi, confermata integralmente, in sede di reclamo, da altro Collegio del Tribunale, ancora una volta, all'unanimità”. “In ogni caso – aggiunge Scognamiglio - non trattavasi di una decisione definitiva in quanto si era in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità della Legge Severino, pronunzia, ovviamente, decisiva per la sorte di De Luca. Infine - ricorda Scognamiglio - lo stesso Tribunale di Napoli, composto da altri giudici, per il caso de Magistris, aveva adottato una decisione del tutto analoga”. “Insomma - sostiene Scognamiglio - la non definitività del provvedimento e il suo contenuto ampiamente prevedibile, avrebbero reso priva di qualsivoglia efficacia un'eventuale pressione che solo uno stupido avrebbe potuto esercitare e alla quale solo uno sprovveduto avrebbe potuto soggiacere”. “Confido - conclude Scognamiglio - che al più presto gli inquirenti faranno piena luce sui fatti accertando la mia completa estraneità a qualsiasi illecito ed a qualsiasi "giochetto" politico possa essere stato commesso alle mie spalle”.
 
Prima riunione del Csm: non ci sarebbero addebiti per giudice Scognamiglio. Intanto c’è la prima riunione straordinaria del Csm per la valutazione del caso per una prima valutazione della  posizione del giudice del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio, coinvolta nell'inchiesta che ha investito il governatore della Campania. Convocata per il tardo pomeriggio dal vice presidente di Palazzo dei marescialli, Giovanni Legnini. Un'iniziativa concordata con il presidente della Commissione, il laico Renato Balduzzi. Della vicenda si occuperà domani anche il Comitato di presidenza del Csm. Sul tavolo della Commissione e del Comitato di presidenza c'è la richiesta del laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin di aprire una pratica per valutare se ci siano gli estremi per un trasferimento d'ufficio per incompatibilità del giudice indagato. E anche una prima informativa sulla indagine in corso arrivata dalla Procura di Roma. Atti però da cui però non emergerebbero gli elementi a carico di Scognamiglio.
 
Mario Casillo capogruppo Pd in Consiglio regionale. “Si a chiarezza e trasparenza, no ad ostacoli pretestuosi contro il cambiamento”. “I cittadini della Regione Campania hanno bisogno di chiarezza e trasparenza, ma soprattutto che si lavori nell’interesse collettivo per lo sviluppo dei nostri territori. Siamo i primi a chiedere chiarezza in merito alla vicenda che vede in queste ore protagonista il presidente Vincenzo De Luca” – è quanto dichiara in una nota Mario Casillo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale. “Condivido le parole del presidente della Regione quando afferma che proprio da Napoli parte una sfida di trasparenza, di correttezza e di rigore amministrativo. Noi siamo al lavoro quotidianamente per dare una soluzione alle tante problematiche che attanagliano la Campania e continueremo a farlo nell’interesse collettivo” – prosegue Casillo. “Allo stesso tempo restiamo fiduciosi nell’operato della Magistratura ed anzi la esortiamo ad andare avanti e chiarire i fatti che stanno emergendo in queste ore” – conclude il capogruppo del Pd. 
 
Ettore Mautone

11 novembre 2015
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