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Walter Ricciardi alla guida della World Federation of Public Health Association: “Una elezione nel segno della sanità universale e come fattore di sviluppo di un Paese”

“Per ogni 100 dollari investiti in prevenzione sanitaria ne tornano almeno 600/800 in termini di sviluppo e risparmi. Lo racconterò a tutti coloro che non credono alla sanità come fattore di sviluppo per un Paese”. Il presidente dell’Iss sarà alla guida dell’organizzazione internazionale che raggruppa gli istituti di sanità pubblica mondiali per il prossimo biennio. Ecco il suo programma

21 MAG - Il presidente dell’ISS Walter Ricciardi, è stato eletto ieri a Ginevra  Presidente della World Federation of Public Health Association (WFPHA).
 
La WFPHA è un'organizzazione internazionale, non governativa e multiprofessionale formatasi nella società civile che riunisce professionisti della salute pubblica coinvolti nella tutela e promozione della salute pubblica attraverso lo scambio, la collaborazione e l'azione professionale.
 
Fondata nel 1967 a Washington, è l'unica società professionale a livello mondiale impiegata a rappresentare una vasta area della salute pubblica nelle diverse discipline e attività.
 
I membri delle Federazioni sono associazioni nazionali e regionali di sanità pubblica e più di 80 associazioni regionali di scuole di salute pubblica.
 
La WFPHA fa parte delle Organizzazioni non governative (ONG) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e collabora con quest’ultima, per la promozione delle politiche salutari e delle best practice in ambito di salute pubblica in tutto il mondo e l’elezione di Ricciardi alla presidenza è avvenuta propria alla vigilia del via all’Assemblea Mondiale dell’Oms che si apre oggi a Ginevra.

 
 
"Sono onorato di questa carica che permetterà di portare la nostra tradizione della Sanità pubblica in tutto il mondo – ha detto subito dopo l’elezione  Ricciardi – la presidenza italiana è infatti  un’occasione per sostenere una visione universalistica della sanità basata sul principio etico dell’equità”.
 
“A guidare la mia presidenza, per la quale ringrazio la Società Italiana Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) e l’European Public Health Association, (EUPHA), che in diverse sedi hanno proposto e sostenuto la mia candidatura – ha aggiunto ancora il neo presidente della WFPHA - sarà l’impegno nella sfida di trasformare la tutela della salute in un’istanza presente in tutte le politiche: educative, ambientali, industriali, poiché solo così  è possibile costruire sistemi sanitari equi e sostenibili anche nel futuro”.
 
Professor Ricciardi un riconoscimento importante che, parole sue, rappresenta “un’occasione per sostenere una visione universalistica della sanità basata sul principio etico dell’equità”. Ma se sostenere l’universalismo in sanità è difficile qui da noi, tra i paesi ricchi, come sarà possibile farlo in tutto il mondo?
Chiariamoci una volta per tutte: la scelta è politica non economica. E’ evidente che se continuiamo a vedere nella sanità solo un costo e quindi a interpretare il concetto di sanità per tutti come un mero investimento economico i soldi non basteranno mai. La svolta, e in questo c’è piena sintonia con la nuova direzione generale dell’Oms, è quella della sanità come fattore di sviluppo di un Paese, sia esso ricco o disagiato. Dobbiamo far capire che un Paese sano lavora di più e produce di più e spende di meno per la malattia. Sembra banale ma non lo è affatto.
 
E la politica capisce questo ragionamento? Vi segue?
E’ nostro compito farlo comprendere e far sì che si adottino decisioni conseguenti e i nostri interlocutori saranno in primo luogo i ministri dell’Economia e dello Sviluppo perché, lo ripeto, è solo con un cambio di visione da sanità come fattore di costo a fattore di sviluppo, che faremo un salto avanti nell’approccio verso l’obiettivo della copertura sanitaria universale. E poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare e che in qualche modo esprimevo con le parole da me pronunciate al momento della mia elezione che lei ricordava prima: la scelta sulla mia persona (ovviamente non parlo di me ma del ruolo che rivesto nel sistema sanitario italiano) segna di fatto la sconfitta della visione della sanità di mercato e segna un punto determinante a favore di una sanità globale e permeante dal punto di vista sociale.
 
Anche per questo gli Usa non l’hanno votata?
No, la delegazione Usa non mi ha votato solo perché c’era un suo candidato americano. E del resto considerando il voto unanime dell’Europa, di Australia, Nuova Zelanda e di metà dei membri africani penso che non ci siano dubbi su una scelta ampiamente condivisa.
 
Quanto resterà in carica?
Due anni come presidente e sei come membro del border direttivo.
 
La sua prima iniziativa?
Sarà quella di avviare da subito il confronto tra tutti i membri dellaWorld Federation of Public Health Association affinché si faccia strada la convinzione che la via da percorrere sia quella della sanità universale, senza se e senza ma.
 
Se dovesse convincere un ministro dell’Economia particolarmente scettico ad adottare questo approccio, che in fondo richiama la “vecchia” scommessa della “salute in tutte le politiche”, cosa gli direbbe per convincerlo?
Gli direi che per ogni 100 dollari investiti in prevenzione sanitaria ne tornano al Paese dai 600 agli 800. Penso sia un argomento convincente.
 
C.F.

21 maggio 2018
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