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Nasce il Centro di medicina di genere di UniFe

Nato con il contributo del Miur sulla scorta di un percorso culturale e professionale che da tempo vede impegnati docenti e personale dell’Università e delle Aziende sanitarie di Ferrara, si inserisce in un contesto internazionale di confronto e di collaborazioni nazionali, prima fra tutte con l’Istituto Superiore di Sanità. Boldrini (Pd): “In Europa manca una legge sulla Medicina di Genere”

29 GIU - Taglio del nastro per Il neonato Centro studi per la medicina di genere dell’Università di Ferrara.
 
Nato con il contributo del Miur, sulla scorta di un percorso culturale e professionale che da tempo vedeva impegnati docenti e personale dell’Università e delle Aziende sanitarie ferraresi, ha debuttato oggi in occasione di un Convegno ad hoc “Le ragioni di un centro universitario” organizzato presso l’aula magna del Dipartimento di Economia e Management di via Voltapaletto.
 
Obiettivi: promuovere la ricerca scientifica basata sulle differenze di sesso e di genere, attraverso la collaborazione tra singoli ricercatori, gruppi di ricerca e Università nazionali e internazionali; predisporre dispositivi di insegnamento della medicina di genere per garantire adeguati livelli di formazione e di aggiornamento del personale medico e delle professioni sanitarie, in formazione e già attivo, anche con l’uso delle nuove tecnologie.
 
“L’Università di Ferrara – ha detto il Direttore del centro, Michele Rubbini – raccogliendo i frutti di un intenso lavoro iniziato da tempo e consolidatosi su vari temi di ricerca, si inserisce da protagonista in questa prospettiva di sviluppo delle tematiche di Genere, continuando sulla strada della ricerca, della formazione, della diffusione e trasferimento nella pratica assistenziale aprendosi alla collaborazione con istituzioni e ricercatori”.

 
Nel corso del convegno - rivolto agli operatori della salute e a tutti coloro che sono impegnati in attività di formazione e ricerca su tematiche riconducibili alla medicina di genere - sono stati presentati i campi di interesse, le linee di attività che interesseranno il Centro. E una particolare attenzione è stata posta sugli strumenti legislativi dettati dalla legge Lorenzin che contiene indicazioni proprio sul tema.
 
“Sono particolarmente soddisfatta – ha affermato la senatrice ferrarese del Pd, Paola Boldrini, prima firmataria della proposta di legge per la medicina di genere – la nascita di un centro universitario per la Medicina di Genere, a Ferrara, la mia città, non può che inorgoglirmi. Parliamo infatti della prima e unica realtà così concepita a livello nazionale. Per questo ringrazio il Miur che ha creduto nel progetto. L'auspicio, dopo avere contribuito all'inserimento della Medicina di Genere nel Ssn, è che questo Centro, che recepisce principi fondamentali in termini di ricerca e formazione, e quindi didattica, possa stimolare il confronto anche con altri Paesi nel medesimo percorso. Ricordo infatti – ha aggiunto – che in Europa manca una legge sulla Medicina di Genere e proprio il Parlamento Europeo, un anno fa, ci chiamava a Bruxelles a spiegarla”.
 
E ancora, nel corso del convegno è stato presentato alla conferenza permanente dei presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia un progetto pilota nazionale che ha strutturato la Medicina di genere nel proprio percorso di formazione dei medici e del personale sanitario.
 
Questo sul solco di quanto tracciato dal ministero delle Salute secondo il quale “le Aziende sanitarie dovranno formare e informare il personale sanitario già attivo e includere gli aspetti di genere nella raccolta e nell’elaborazione dei flussi informativi e nella formulazione dei budget. È essenziale che tra i parametri di valutazione degli Atenei vengano inclusi indicatori sulla presenza di strutture di ricerca sui temi del genere e di iniziative didattiche e formative che abbiano il genere tra i contenuti; vengano creati repertori di esperti ed esperte sulla valutazione di genere e, tra l’altro, venga bilanciata la composizione dei panels incaricati alla selezione dei progetti di ricerca da finanziare, così che il sesso meno rappresentato raggiunga una percentuale di almeno il 40%”.
 

29 giugno 2018
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