Decreto Balduzzi. Barani (relatore Pdl): “Se le regioni non sono d’accordo è un problema loro”

Decreto Balduzzi. Barani (relatore Pdl): “Se le regioni non sono d’accordo è un problema loro”

Decreto Balduzzi. Barani (relatore Pdl): “Se le regioni non sono d’accordo è un problema loro”
Da domani sul decreto Balduzzi si fa sul serio. Lucio Barani, (Pdl), relatore in Commissione Affari Sociali della Camera di questo provvedimento, respinge le critiche fatte da alcune regioni definendole “miopi” e contrattacca invitando i presidenti a “pensare alle vostre regioni e ai vostri bilanci sanitari”. E comunque se il governo dovesse mettere la fiducia “non sarebbe uno scandalo"

Il decreto Balduzzi è senza ombra di dubbio uno dei provvedimenti più importanti in sanità da parecchi anni poiché nelle intenzioni dovrebbe riorganizzare l’intera materia. Lucio Barani, in quanto relatore del decreto, sente l’importanza del suo ruolo e in quanto tale difende il Dl dalle critiche che alcune regioni hanno fatto e comunque fa presente che ne terranno conto. Nella sua relazione fa sapere, pur premettendo che non può entrare nel merito, che si soffermerà anche sul governo clinico e sulla medicina difensiva che qualora venisse abolita rappresenterebbe “una rivoluzione copernicana”.
 
On. Barani, da domani lei sarà ufficialmente il relatore del decreto Balduzzi, qual è il suo parere spassionato prima che cominci l’iter parlamentare?
È un decreto necessario, urgente e non riesco a capire chi, come alcuni presidenti di regione, lo hanno criticato non ritenendolo tale. L’urgenza del decreto è dimostrata dall’enorme spesa sanitaria da parte delle regioni e dagli episodi di malasanità.
 
Quali i punti centrali della sua relazione di domani?
Essenzialmente la nostra proposta di legge in materia di governo clinico che il decreto riprende e integra ma sulla quale si può ancora lavorare e poi la medicina difensiva che alcuni dicono arrivi a costare ogni anno oltre 10 miliardi. Azzerare la medicina difensiva sarebbe una rivoluzione copernicana in termini di risparmi e di tutela della salute perché si verrebbero ad evitare tutta una serie di esami inutili e dannosi che vengono prescritti in eccesso proprio per paura.
 
In Commissione terrete conto delle osservazioni delle regioni che hanno criticato il decreto ritenendo di essere state scavalcate nelle prerogative sia nel merito che nella sostanza?
Assolutamente si, le ascolteremo tutte ma voglio anche dire che una rondine non fa primavera.
 
In che senso scusi?
Nel senso che se una regione non è d’accordo chi se ne frega. Qualche presidente di regione dice che non c’è urgenza e che il decreto è sbagliato ma a questi dico pensate alle vostre regioni e ai vostri bilanci sanitari. Chi critica la mancanza di urgenza in questo campo è miope perché i veri disastri e i veri sprechi si hanno in sanità e le regioni spendono la maggior parte dei loro bilanci in sanità.
 
L’informazione generalista ha parlato del decreto principalmente in termini di stili di vita, bibite gassate e gioco d’azzardo. È una lettura corretta o parziale?
Finalmente dico io. Perché questi fenomeni che lei ha citato incidono per miliardi in termini di salute. Se pensiamo al fumo, all’obesità, all’abuso di bevande zuccherate o alla ludopatia, o alle vittime che ogni anno registriamo nelle attività sportive amatoriali dove mancano gli strumenti minimi di rianimazione abbiamo un quadro che giustifica ampiamente la decretazione d’urgenza.
 
Però c’è anche altro. L’articolo 1 parla della riforma dell’assistenza territoriale i cui principi, non nuovi, introdotti nel decreto sono già contenuti sia nella riforma Bindi che nella convenzione nazionale con i medici di famiglia. Ora, trattandosi di un decreto è possibile darne immediata attuazione, insomma i cittadini avranno a breve gli ambulatori aperti H24?
Sicuramente sì. Essendo un decreto una volta approvato sarà legge. È possibile poi che in alcune parti venga rinviato a decreti attuativi che il Ministro a step di 3, 6, 12 mesi emanerà per attuare la riforma. Credo però che entro il 1 luglio del prossimo anno avremo l’ambulatorio d’equipe in tutto il Paese.
 
Crede che il decreto supererà i due disegni di legge fermi in Parlamento, il primo sul governo clinico e il secondo sulla responsabilità professionale?
È possibile in quanto il decreto funzionerà come un treno dovendo entro il 13 novembre diventare legge. Noi su questo treno ci mettiamo quello su cui abbiamo lavorato in questi anni facendolo diventare più corposo.
 
Come sarà organizzato il dibattito in Commissione, insomma quale sarà l’agenda dei lavori?
Probabilmente, ma questo lo deciderà la Conferenza dei Capigruppo, giovedì o al massimo venerdì della prossima settimana scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti. Successivamente quindi i primissimi giorni di ottobre inizierà la discussione. I tempi sono strettissimi anche perché la seconda settimana di ottobre il testo deve andare al Senato.
 
Come valuterebbe un’eventuale fiducia posta dal governo sul decreto Balduzzi?
Non mi scandalizzerei. Se la Commissione ci mettesse troppo tempo per arrivare ad un testo condiviso e il governo, e il Ministro ritenessero opportuno mettere la fiducia non vedrei nulla di scandaloso. Ne abbiamo votate tante in questi anni questa sarebbe la prima su un provvedimento in materia sanitaria dopo tanto tempo. 

Stefano Simoni

18 Settembre 2012

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