Camera, question time/2. In Italia stimati tra i 15 e i 20mila aborti clandestini. Lorenzin: “Dal prossimo anno dati su obiezione struttura per struttura”

Camera, question time/2. In Italia stimati tra i 15 e i 20mila aborti clandestini. Lorenzin: “Dal prossimo anno dati su obiezione struttura per struttura”

Camera, question time/2. In Italia stimati tra i 15 e i 20mila aborti clandestini. Lorenzin: “Dal prossimo anno dati su obiezione struttura per struttura”
Risponendo durante il question time alla Camera a ventitré deputati  del gruppo  Articolo 1- Movimento democratico e progressista, il ministro Lorenzin ha ricordato comunque i dati che testimoniano la corretta applicazione della legge 194 e ha garantito ulteriori controlli anche con la pubblicazione dalla prossima relazione dei dati per singola struttura.  

Aborto: l’Italia torna “clandestina”. Da Nord a Sud l'80% dei ginecologi, e oltre il 50% di anestesisti e infermieri, non applica più la legge n.194 del 1978 e partendo da questo dato ventitré deputati del gruppo  Articolo 1- Movimento democratico e progressista (Giovanna Martelli, Marisa Nicchi, Filippo Fossati, Michele Piras, Arturo Scotto, Stefano Quaranta, Lara Ricciatti, Filiberto Zaratti, Giuseppe Zappulla, Tea Albini, Carlo Galli, Francesco Laforgia, Angelo Capodicasa, Donatella Duranti, Franco Bordo, Paolo Fontanelli, Roberta Agostini, Gianni Melilla, Delia Murer, Florian Kronbichler, Michele Mognato, Danilo Leva.  Eleonora Cimbro) hanno chiesto al ministro Lorenzin quali iniziative intenda porre in essere il Governo per garantire la piena applicazione della legge 194, così come sottolineato dal Comitato dei diritti umani dell'Onu, e contrastare la pratica illegale degli aborti, contribuendo in questo modo anche a combattere il fenomeno delle organizzazioni criminali che sul territorio italiano gestiscono le strutture clandestine che mettono a grave rischio la salute e la vita delle donne. 
 
Ecco la risposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin:
Ringrazio gli Onorevoli interroganti perché mi consentono di ribadire, ancora una volta, che i principali indicatori della piena ed effettiva applicazione della legge 194, dettagliati nella Relazione al Parlamento del 7 dicembre 2016, mostrano che:
– a livello nazionale, il carico di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore è di 1.6 aborti a settimana su 44 settimane lavorative, numero che risulta dimezzato rispetto alla media nazionale del 1983;
 
– sempre a livello nazionale, l’11% dei ginecologi non obiettori è assegnato ad altri servizi e non a quello di IVG: in questi casi, cioè, il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG e, quindi, parte di questo personale viene assegnato ad altri servizi;
 
– sono in continua diminuzione i tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento: ora il 65.3% di IVG è effettuato entro 14 giorni dal rilascio del certificato, e solo il 13.2% è effettuato oltre le tre settimane; sono tempi che includono la pausa dei sette giorni per “soprassedere”, prevista dalla legge;
 
– il 92,2% delle IVG è effettuato nella regione di residenza e di queste l’87,9% nella provincia di residenza: dati che evidenziano una bassa mobilità, comunque in linea con altre prestazioni a carico del SSN;
 
– la stima più recente dell’abortività clandestina è stata effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2012 (e non nel 2008, come riferito dagli onorevoli interroganti) con stime fra i 12.000 e 15.000 casi, per le donne italiane, e fra i 3000 e i 5000 casi per le donne straniere.
 
Tale ultima stima, ricavata attraverso l’applicazione di modelli matematici, appare confermata dalla recente relazione annuale al Parlamento sul monitoraggio della legge 194 condotto dal Ministero della Giustizia, riferito all’anno 2016, ove si afferma che la violazione delle disposizioni penali previste dalla legge 194 è di ridotte proporzioni, essendo sempre caratterizzato da un contenuto numero di procedimenti penali e da un numero di persone iscritte nel registro degli indagati analogamente contenuto.
 
Riguardo alla posizione del Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, evidenzio che quest’ultimo Comitato non ha indicato azioni specifiche da attivare con riferimento alla IVG, contrariamente a quanto deciso in relazione ad altri settori di competenza (ad es. introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura), né sono state contestate le specifiche risposte fornite dal Governo italiano.
 
Ciò detto, intendo rassicurare gli Onorevoli interroganti che è mia ferma intenzione proseguire nell’attività di monitoraggio dell’applicazione della legge 194, tenendo alta l’attenzione sulla tutela della donna e verificando, concretamente, l’operato delle amministrazioni regionali, alle quali, come è noto, è attribuita la responsabilità dell’organizzazione del servizio sanitario, ivi compreso quello relativo alla IVG.
 
A tale specifico riguardo, segnalo che i referenti regionali del servizio IVG sono periodicamente convocati al Ministero della Salute per condividere i dati e le informazioni raccolte, prima della pubblicazione degli stessi nella relazione annuale al Parlamento.
 
Dal prossimo anno è, peraltro, mia intenzione pubblicare i dati raccolti anche struttura per struttura, oltre che in forma aggregata, come fatto finora".

19 Aprile 2017

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