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Amianto nel talco della Johnson&Johnson. Colletto (Sott. Salute): “In Italia alta soglia di sicurezza per i consumatori”

Così il sottosegretario alla Salute ha risposto ieri in Commissione Affari sociali alla Camera all'interrogazione di Rostan (Leu) dopo che lo scorso luglio il ribunale di Saint Louis aveva riconosciuto indennizzi in favore di 22 donne colpite da tumore alle ovaie riconducedo la relazione causa-effetto all'uso decennale di talco della Società Johnson & Johnson, contaminato dalla presenza di fibre di amianto. 

21 DIC - Lo scorso luglio il Tribunale di Saint Louis, negli Usa, ha riconosciuto indennizzi economici a favore di 22 donne alle quali era stato diagnosticato un tumore alle ovaie, riconducendo la relazione causa-effetto all'uso decennale di talco della Società Johnson & Johnson, contaminato dalla presenza di fibre di amianto. In Italia, fin dal 1984, questo tema ha ricevuto una particolare e approfondita attenzione da parte, soprattutto, dell'Istituto Superiore di Sanità che ha consentito di tenere alta la soglia di sicurezza per i nostri consumatori in merito all'utilizzo di questi prodotti.
 
A spiegarlo è stato ieri il sottosegretario alla Salute, Luca Coletto, intervenendo in Commissione Affari Sociali alla Camera per rispondere all'interrogazione sul tema presentata da Michela Rostan (Leu).
 
Di seguito la risposta integrale del sottosegretario Coletto.
"L'interrogazione parlamentare è relativa al contenzioso dinanzi al Tribunale di Saint Louis, negli Stati Uniti, che ha riconosciuto indennizzi economici a favore di 22 donne alle quali è stato diagnosticato un tumore alle ovaie, riconducendo la relazione causa-effetto all'uso decennale di talco della Società Johnson & Johnson, contaminato dalla presenza di fibre di amianto.

 
Prima di soffermarmi sulle eventuali implicazioni che la vicenda può determinare anche nel nostro Paese, si svolgono precisazioni in merito allo stato delle conoscenze scientifiche sul fenomeno.
A differenza di quanto riferito nell'interrogazione – l’International Agency for Research on Cancer (IARC) non si è espressa sul «prodotto» come distribuito nel canale commerciale, bensì sulla «sostanza» amianto, che è stata ritenuta cancerogena «di prima classe 1A».
 
Nel nostro Paese la funzione di vigilanza e di informazione sulle possibili patologie derivanti dal contatto con tale sostanza è esercitata dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) istituito, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 308 del 2002, presso l'INAIL, ed alimentato dai Centri Operativi Regionali (COR), che raccolgono dati ed implementano le conoscenze sulle esposizioni, non solo professionali ma anche familiari ed ambientali.
 
I tumori causati dall'amianto, in particolare il mesotelioma, derivano, infatti, essenzialmente da esposizione professionale, e all'interno di tali tumori, fortunatamente di per sé definiti rari, quelli «non mesotelioma», come per l'ovaio, vengono definiti a bassa frazione etiologica, quindi ancora più rari e di difficile dimostrazione espositiva e causale.
In merito allo sviluppo delle patologie tumorali, il citato ReNaM nel 5o Rapporto 2015 riporta che l'estensione delle attività di sorveglianza epidemiologica da parte dei COR a tutti i tumori di sospetta origine professionale, ed in particolare ai tumori del polmone, della laringe e dell'ovaio, per i quali la IARC ha confermato l'evidenza di correlazione causale con l'inalazione di fibre aerodisperse di amianto, è la prossima sfida che il circuito del ReNaM deve affrontare, come riaffermato dal Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.

L'obiettivo è rendere disponibili informazioni preziose su tali malattie per la sanità pubblica, la prevenzione e l'efficienza del sistema di tutele, analogamente a quanto già realizzato per la sorveglianza epidemiologica dei casi di mesotelioma maligno.
Inoltre, segnalo che l'Intesa del 22 febbraio 2018 in Conferenza Stato-regioni sull'adozione del protocollo di sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex-esposti all'amianto, disciplina la raccolta dei dati a cura delle regioni per il Ministero della salute, proprio per un'attenta ricognizione dei casi e delle esposizioni che, ribadisco, al momento attuale sono sempre ricondotte, dalla letteratura e dal mondo scientifico, all'esposizione per via inalatoria.
 
Indipendentemente dalle valutazioni svolte in ambito internazionale, in Italia l'Istituto Superiore di Sanità persegue da anni propri studi ed approfondimenti di cui in questa sede mi limiterò ad accennare alle conclusioni. Innanzitutto, occorre distinguere il talco dagli amianti, per quanto essi siano entrambi dei minerali, appartenenti alla famiglia dei silicati. 
 
Con riferimento al talco, invece, bisogna precisare che per la sua stessa morfologia, la presenza di amianto è solo eventuale.
Molto diversa è la valutazione del rischio cancerogeno associato all'uso di talchi contenenti amianto.
Già nel 1984, infatti, l'Istituto Superiore di Sanità ha condotto una serie di analisi, che hanno evidenziato in alcuni campioni una significativa contaminazione da amianto.
 
Questo studio ha indotto la Farmacopea Italiana all'aggiornamento della monografia sul «Talco», integrandola con la nuova metodica analitica messa a punto dall'Istituto Superiore di Sanità.
La IX edizione della Farmacopea Ufficiale, contiene, infatti, l'aggiornamento della monografia «Talco» con l'aggiunta dell'indicazione «Non deve contenere fibre microscopiche e submicroscopiche di asbesto».
 
Successivamente allo studio italiano, nel 1987, la IARC ha pubblicato la Monografia «Talco contenente fibre asbestiformi» in cui ha riconosciuto la cancerogenicità dei talchi contenenti amianto.  Bisogna peraltro ricordare che nel nostro Paese vige, dal 1992, la legge n. 257 con cui l'Italia ha messo al bando l'amianto.
Per quanto, dunque, nel nostro ordinamento sia già ora improntato alla garanzia del principio di massima precauzione, informo che si intende proseguire gli studi dedicati a controllare il contenuto in particelle fibrose minerali nei talchi destinati sia al largo consumo sia alle attività industriali, in quanto, particolarmente nel primo caso, si tratta di esposizioni croniche, anche se a concentrazioni verosimilmente ridotte, che coinvolgono anche soggetti particolarmente suscettibili, come bambini, anziani e fumatori.
 
Concludo rassicurando l'onorevole interrogante che la questione posta con l'odierna interrogazione ha già ricevuto – come si è brevemente accennato – una particolare e approfondita attenzione da parte, soprattutto, dell'Istituto Superiore di Sanità che ha consentito di tenere già alta la soglia di sicurezza per i nostri consumatori in merito all'utilizzo dei prodotti in parola".
 
Michela Rostan (LeU), replicando, ringrazia il rappresentante del Governo per aver fornito una risposta che coglie il senso dell'interrogazione in titolo. Nel ricordare che la sentenza del tribunale statunitense ha confermato i danni causati dal talco prodotto dall'azienda Johnson&Johnson, auspica che l'atto di sindacato ispettivo da lei presentato possa contribuire alla maggiore diffusione di informazioni sul tema, finora carenti in Italia, diversamente da quanto accaduto in altri Paesi europei. 

21 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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