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Pnrr. Speranza: “I medici non si comprano, investiamo per formarli”. Ma per Apm servono altri segnali di fiducia verso la professione: “Nel Recovery non c’è nessun riferimento ai medici”

di Lucia Conti

Intervento del ministro all'incontro sul Pnrr promosso da Alleanza per la professione medica (Apm): “Il Covid ci dice una mascherina, un respiratore, un camice, lo puoi comprare, ma un medico o lo hai formato in anni di investimenti e di proiezioni strategiche, oppure non lo compri. Per questo, con le risorse del Pnrr, raddoppieremo le borse per la Specialistica e la medicina generale”. Ma per le 7 sigle sindacali riunite in Apm mancano ancora quei segnali di sostegno concreto alla professione che permettano di guardare con fiducia al futuro. Speranza disponibile all'ascolto.

28 LUG - “Siamo in una fase straordinaria e cruciale. Di opportunità senza precedenti. Ci sono 7mld dedicati all’assistenza territoriale, 4 mld per l’assistenza domiciliare. Parliamo di una cifra, 4 mld, che è 4 volte di grande di quella che 3 anni fa veniva stanziata per l’interno Servizio sanitario nazionale. Investiamo sulle tecnologia, affinché in ogni struttura ci siano attrezzature di alta complessità meno vecchie di 5 anni. Un’operazione che favorirà anche l'equità dei livelli di cura tra i territori. Ma sappiano che il personale è la chiave più delicata del sistema e abbiamo ritenuto che, in questo ambito, il migliore investimento fosse quello sulla formazione, per guardare al futuro”. Sono state queste le parole con cui ha esordito il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento all'incontro sul Pnrr promosso da Alleanza per la professione medica (Apm).

Per Speranza, infatti, “la lezione del Covid ci dice che una mascherina, un respiratore, un camice, lo puoi comprare, anche sul mercato internazionale. Un medico o lo hai formato in anni di investimenti e di proiezioni strategiche, oppure non lo compri. Nei momenti di difficoltà, abbiamo avuto atti di solidarietà da alcuni paesi esteri, che ci hanno aiutato, mandandoci professionisti. Però per una settimana, per un mese. Nessuno ti regala per sempre una risorsa così preziosa”. Il ministro, però, sa anche che “l'investimento di oggi non produrrà un medico tra 10 minuti”. Dunque si tratta di investire oggi per guardare con fiducia al futuro.

 
“Grazie alle risorse del Pnrr - ha quindi spiegato il ministro -, abbiamo deciso di aumentare le borse per la Specialistica a 17.400, raddoppiandole rispetto alle 8mila di tre anni fa e con un forte incremento anche rispetto alle 13.400 dello scorso anno. Un investimento simile lo stiamo facendo anche per la medicina generale, dove lavoriamo per raddoppiare, almeno, il numero le borse rispetto alle 1.332 dello scorso anno,”.

Speranza ha voluto evidenziare come il Governo abbia però voluto garantire un sostegno anche nell’immediato ai medici, e ha citato il finanziamento  sull’indennità di esclusività nella Manovra 2020.

Ma per le 7 sigle sindacali riunite nell’Apm (Andi, Cimop, Federazione Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp, Sbv e Sumai) i segnali di sostegno alla professione medica restano ancora molto deboli. L’incontro di oggi è stato convocato proprio per lanciare un allarme, e contestualmente un appello, sulla necessità di coinvolgere i professionisti della salute nel programma di rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. “Senza i medici non si fa la sanità”, hanno chiarito i presidenti delle 7 sigle sindacali.

Dopo due anni di pandemia e lotta senza sosta, per i medici la fiducia nel proprio futuro lavorativo “appare lontana” e il Pnrr, per Apm, non lascia al momento ben sperare: “Il Recovery - hanno spiegato i sindacati in conferenza stampa - oggi è completamente privo di riferimenti ai professionisti medici, senza i quali non solo le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischiano di essere delle scatole vuote ma anche il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere più tale, non potendo svolgere il suo ruolo di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò in un momento storico in cui, anche a causa del Covid, la gobba pensionistica sta per raggiungere il suo apice e il carico burocratico è sempre più preponderante, a discapito del tempo da dedicare al rapporto medico-paziente. Alla luce di queste considerazioni come APM ribadiamo alla politica l’esigenza di ascoltarci e di coinvolgerci nei piani di riforma che riguardano, direttamente o indirettamente, la professione medica perché come la pandemia ha ulteriormente dimostrato senza i medici non si fa la sanità”.
 
I sindacati chiedono in sostanza di:
 
- promuovere e difendere l’indispensabile autonomia decisionale del medico, che deve sostanziarsi anche nella possibilità di partecipare concretamente al governo del contesto organizzativo in cui esercita la propria attività professionale;

- promuovere una diversa progressione professionale e di carriera nel corso della vita lavorativa che esalti la sfera professionale, anche attraverso una valutazione/certificazione periodica delle abilità professionali individuali in una logica meritocratica;

- rivendicare una corretta programmazione delle attività formative, sia per quanto riguarda i tempi e le modalità di accesso al corso di laurea, alle specialità universitarie e al corso di formazione in medicina generale; sia per quanto riguarda contenuti e luoghi di formazione specialistica, propedeutica per la successiva immissione nel mondo del lavoro eliminando una volta per tutte l’imbuto formativo;

- recuperare l’autonomia e la centralità del proprio ruolo, all’interno del SSN;

- salvaguardare la libera professione medica e odontoiatrica dalla sempre più incombente pressione burocratica e fiscale;

- proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini;

- consentire la libera scelta del medico e odontoiatra curante da parte del cittadino che ne esalti il rapporto fiduciario Medico paziente sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale convenzionata e accreditata che nella pediatria di libera scelta valorizzando il lavoro in team impedendo anche il protrarsi dei condizionamenti esercitati dai providers di reti di sanità integrativa.

- equilibrare in sanità il rapporto fra professione e capitale.

Insomma, i medici vogliono essere ascoltati. E il ministro Speranza si dice pronto a farlo: “Per realizzare grandi progetti, non basta un componente. Serve la collaborazione di tutti. Io credo che ci sia grande consapevolezza che quello della sanità è un tema cruciale. E creo che ci siano le condizioni per un’alleanza forte. Abbiamo bisogno che le istituzioni lavorino insieme. E abbiamo bisogno del contributo di uomini e donne che lavorano nel Ssn, così come del mondo della ricerca, dell’università, dell’impresa. Il treno che sta passando, le risorse in campo - ha concluso Speranza - ci possono consentire di realizzare cose che sembravano non realizzabili. Dobbiamo essere ambiziosi, lavorare insieme per essere ambiziosi”.

Lucia Conti

28 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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