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Medici e psicologi insieme. Meno farmaci e più attenzione al paziente

Dal sintomo alla persona: uno studio pilota nel Lazio dimostra l'efficacia della collaborazione tra medico e psicologo nell'assistenza di base. L'esperienza finora ha coinvolto 14 studi medici, di Roma, Orvieto, Rieti, Marino e Monterondo per un periodo di 3 anni ciascuno. Calo del 17% delle prescrizioni di farmaci

04 SET - Dal sintomo alla persona: uno studio pilota nel Lazio dimostra l'efficacia della collaborazione tra medico e psicologo nell'assistenza di base. L'esperienza finora ha coinvolto 14 studi medici, di Roma, Orvieto, Rieti, Marino e Monterondo per un periodo di 3 anni ciascuno.
Veronica ha 15 anni, da qualche tempo è alle prese con un’alopecia resistente ai farmaci. A quell’età, si sa, un problema del genere non è cosa di poco conto. In un noto centro specializzato di Roma, dove si è rivolta in cerca di aiuto, l’ultima volta la dottoressa le ha detto: “Se ti cadono i capelli è perché sei stressata”. La madre di Veronica sa che presso lo studio del medico di base, il mercoledì, c’è la psicologa. Accompagna la figlia e gliela “affida”, anche perché Veronica “ha problemi a scuola, non ha amici, è timida”.
 
Dopo il primo incontro risulta evidente che Veronica vive una situazione familiare complessa, che la coinvolge eccessivamente. Questo le crea stress quotidiani e soprattutto le impedisce di vivere la sua adolescenza. Col proseguire degli incontri, Veronica rapidamente si riappropria della sua vita di quindicenne, cominciando a frequentare i suoi coetanei e imparando gradualmente a mettere il giusto distacco tra sé e i problemi dei suoi genitori. Dei capelli, da un certo momento in poi, non si parla più. Stanno ricrescendo. Dopo meno di dieci colloqui Veronica ha capito che “parlare è importante, altrimenti arrivano i sintomi”. Ha acquisito nuovi strumenti per affrontare le complessità della sua vita di adolescente. Se un domani sarà di nuovo in difficoltà, saprà che esiste un’alternativa alla medicalizzazione delle sue problematiche.

 
Quella di Veronica è una storia vera, anche se il nome è di fantasia per proteggere la sua privacy. Si tratta di uno dei tanti casi facenti parte della sperimentazione pilota ideata 12 anni fa e portata avanti ancora oggi dal prof. Luigi Solano, con la collaborazione dei medici di base che hanno aderito all’iniziativa e delle specializzande della Scuola di Psicologia della Salute dell’Università “La Sapienza” di Roma.
 
L’idea nasce dalla consapevolezza che almeno il 50% delle richieste che pervengono ai medici di base esprimono disagi di tipo relazionale/esistenziale. In molti casi il medico, non essendo in grado di soddisfare la domanda complessa del paziente, tenta di fornire una risposta ricorrendo all'effettuazione di analisi e alla somministrazione di farmaci di cui per primo riconosce la dubbia utilità.
 
D'altra parte la consultazione di uno psicologo è resa difficile da un perdurante pregiudizio sociale. Questo fa sì che il contatto avvenga in genere in fasi del disagio drammaticamente tardive, come confermato da una serie di studi. E' quindi evidente la necessità di costituire una situazione in cui l’ascolto psicologico appaia chiaramente come qualcosa previsto per tutti, e non per una categoria particolare di persone.
 
L'esperienza finora ha coinvolto 14 studi medici, di Roma, Orvieto, Rieti, Marino e Monterondo per un periodo di 3 anni ciascuno. E’ stata garantita la presenza accanto al medico di Medicina generale, in un turno fisso della settimana, di uno psicologo specializzando. In sala di attesa è stato affisso un cartello allo scopo di comunicare l’iniziativa ai pazienti, di indicare il giorno di presenza dello psicologo, e di chiarire la possibilità, ove lo si desiderasse, di essere ricevuti solo dal proprio medico.
L'attività dello psicologo si è svolta nelle seguenti modalità:
- osservazione delle richieste e della modalità di instaurare la relazione con il medico da parte di ogni paziente;
- inquadramento psicosociale dei casi osservati;
- discussione con il medico dei casi osservati;
- eventuale intervento esplorativo-chiarificatore nei confronti del paziente, nel contesto della visita ambulatoriale o con appuntamenti specifici al di fuori dell'orario di visita del medico;
- in pochi casi selezionati, invio ad operatori della salute mentale.

Va ribadito a questo proposito che lo scopo dell’iniziativa non è stato di occuparsi del disagio psichico esplicito, che deve trovare accoglienza negli specifici servizi specialistici, ma di esplorare il significato di qualunque richiesta, in qualunque modo espressa, nel contesto della situazione relazionale presente e passata del paziente e del suo ciclo di vita.

L’intuizione del prof. Solano sta quindi nel fatto di offrire una risposta proprio laddove emerge la domanda: nello studio del medico di Medicina generale. Affiancato da quello che si potrebbe definire uno "psicologo di base". I risultati ottenuti finora, e i numeri, gli stanno dando ragione.
L'iniziativa ha riscosso il gradimento della grande maggioranza dei pazienti, ha comportato un numero esiguo di invii ad operatori della salute mentale: dimostrando così di non innescare un incremento di richieste ai servizi specialistici. Ogni psicologo nel corso dei 3 anni ha incontrato circa 700 pazienti, è intervenuto in circa 120 casi, in modo più approfondito in circa 15.

In 2 casi in cui è stato possibile conoscere la spesa farmaceutica relativa allo studio medico prima e dopo l'ingresso dello psicologo si è calcolato un risparmio del 17%, (75.000 euro in un anno) in un altro del 14% (55.000 euro in un anno). E' ipotizzabile un risparmio analogo se non superiore sulla spesa per indagini strumentali e ricoveri ospedalieri. Proviamo a immaginare di moltiplicare questo dato per tutti gli studi di medicina generale del paese. Risulta immediatamente evidente che ci si trova di fronte a un potenziale enorme, che può innescare un circolo virtuoso tra risparmio sulla spesa sanitaria, miglioramento dello stato generale di salute della popolazione, possibilità di lavoro per migliaia di psicologi, miglioramento dell’attività lavorativa del medico di base e così via.

Intanto, in collaborazione con la Presidenza dell’Ordine Nazionale degli Psicologi è stato messo a punto un progetto di sperimentazione da effettuarsi con psicologi professionisti retribuiti. Se si confermassero i risultati preliminari il risparmio per la sola spesa farmaceutica andrebbe a coprire abbondantemente i costi della sperimentazione.

Per ulteriori informazioni si veda "Dal sintomo alla persona. Medico e psicologo insieme per l'assistenza di base", a cura di Luigi Solano (FrancoAngeli, 2011).
 
Paola Porciello
 


04 settembre 2012
© Riproduzione riservata


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