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25 SETTEMBRE 2022
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Dopo la manifestazione di sabato. Intervista a Milillo: “I medici pronti a una seconda giornata di sciopero. Categoria medica più unita che mai”

di Cesare Fassari

Il segretario nazionale della Fimmg è soddisfatto: “Sabato a Roma abbiamo dimostrato l’unità della categoria medica”. “La vertenza è appena all’inizio e giovedì prossimo tireremo le fila decidendo molto probabilmente una seconda giornata di sciopero nazionale dopo quella, confermata, del 16 dicembre”

30 NOV - “Sono soddisfatto della manifestazione. Non c’erano folle oceaniche, complice anche il clima di tensione innegabile dopo i fatti di Parigi. Lo sapevamo e del resto non era quello lo scopo primario. Quello che volevamo mettere davanti in evidenza è l’unità straordinaria della categoria medica. In piazza sabato c’erano tutti: convenzionati, dipendenti, privati. Rappresentati da tutti i sindacati medici e dalla nostra Federazione degli Ordini. Uniti e determinati e siamo solo all’inizio”.
 
Non ha dubbi il segretario nazionale della Fimmg Giacomo Milillo, la manifestazione di sabato scorso a Roma ha segnato un cambiamento di passo per la categoria. Basta con le divisioni tra sindacati, tra specializzazioni, tra luogo di lavoro. I medici italiani hanno capito che in gioco c’è il loro futuro, senza distinzioni o eccezioni.
 
Dottor Milillo, qual è stata la molla che vi ha fatto passare oltre le storiche divisioni della categoria medica?
La molla è scattata dal basso. Oggi il medico italiano tira avanti solo per il senso del dovere e per la responsabilità che sente verso i suoi pazienti e assistiti. E in questo è sempre più solo contro tutti. Ci sentiamo abbandonati e con noi si sta abbandonando il Ssn. Poi non c’è dubbio che il collante tra noi si è ulteriormente solidificato dopo aver registrato le non risposte, se non qualche tentativo di metterci un rattoppo, da parte del Governo dopo gli Stati Generali di ottobre nei quali abbiamo messo nero su bianco le nostre motivazioni e le nostre proposte per uscire da questa situazione.
 
Ma abbandonati da chi?
Le Regioni non ci hanno abbandonato ma usano la sanità a loro consumo. E’ il Governo e le sue politiche che ci hanno abbandonato. Si pensa di risolvere il problema con un piccolo provvedimento sui precari o santificando le società scientifiche, accettando di sanzionare i medici, anche se in questo momento la Conferenza Stato Regioni ha messo in sordina questo aspetto del decreto appropriatezza, in nome di una scienza onnisciente che purtroppo produrrà moltissimi danni al Ssn.
 
Eppure Matteo Renzi solo poche settimane fa si era detto fiducioso di risolvere i problemi con i medici. Lo avete sentito?
Io non ho ricevuto alcun segnale e mi sono attivato per creare una sponda con Palazzo Chigi. Ma ad oggi registriamo il nulla. Lo dicevo, se la risposta del Governo e del ministro Lorenzin alle nostre richieste si risolve negli annunci di questi giorni siamo messi veramente male. Anche l’ultima ipotesi di anticipare in Stabilità alcune norme del ddl sulla responsabilità professionale ha come motivazione quella di mettere una pezza al caos dei nuovi orari di lavoro con il rischio concreto di non  risolvere quel problema, vista l’aleatorietà dei risparmi attesi, e di smontare invece una legge sulla quale la Commissione Affari Sociali della Camera ha lavorato bene.
 
E dopo la manifestazione di sabato, il Governo si è fatto vivo?
No. Faremo il punto con gli altri sindacati il prossimo 3 dicembre. E, salvo novità dell’ultima ora, penso che ci si orienterà per  una seconda giornata di sciopero che seguirà quella già programmata del 16 dicembre. Nessuno pensi che superata la boa della Stabilità, magari con qualche contentino, i medici stiano tranquilli. Vogliamo ben altro. La vertenza è appena all’inizio.
 
Ma come interpreta questo atteggiamento del Governo? Pensa che sia frutto di una strategia definita da qualcuno di “privatizzazione strisciante” oppure sia semplicemente una scelta tattica dovuta all’emergenza di altre priorità per il Paese su cui investire?
E’ proprio quello che vorremmo capire. Disattenzione o strategia di progressivo abbandono della sanità pubblica? Abbiamo sollecitato il Governo e Lorenzin a risponderci con chiarezza e con i fatti ma come le dicevo siamo fermi alle belle parole rassicuranti e forse a qualche biscottino per tenerci buoni. Le risposte vere non arrivano.
 
E lei che idea si è fatto?
Guardi se si tratta di una errata scaletta delle priorità faremo di tutto per far cambiare la politica del Governo in modo da riconsiderare la sanità come una delle grandi questioni aperte nel Paese. Che riguarda tutti gli italiani, non certo solo i medici e gli altri operatori sanitari. Ma certo, se dovessi fermarmi ai fatti odierni, la mia risposta è che temo sia in atto una strategia di strisciante abbandono del Ssn.
 
Non pensa che le vostre ragioni sarebbero ancor meglio rappresentate se le portaste avanti insieme agli altri operatori del settore? E’ possibile un grande sciopero di tutta la sanità?
Purtroppo le Regioni e il Governo hanno fatto di tutto per creare conflitti tra medici e professioni sanitarie, e questo ha impedito vi fosse un’unitarietà in partenza. Indubbiamente i temi alla base della mobilitazione dei medici, pur emergendo dal vissuto e da un’identità precisi, penso possano essere percepiti e sostenuti anche da altre professioni. Sarebbe bello che, anziché cadere nella trappola della divisione, medici e altre professioni sanitarie riescano a compattarsi contro chi ha cercato di dividerli.
 
Tra i temi della vertenza c’è ovviamente il rinnovo della convezione. Ma a che punto siamo? E’ tutto fermo, come sembra?
Il problema adesso è il sostanziale immobilismo delle Regioni dovuto alla fase di transizione tra la presidenza Chiamparino e il nuovo assetto che le Regioni sceglieranno dopo le dimissioni del presidente del Piemonte dalla guida della Conferenza delle Regioni. Poi si deve aspettare la fine dell’iter della Stabilità e quindi il nuovo Atto di indirizzo. C’è comunque una nota positiva: i rapporti con la Sisac sembrano finalmente riprendere su basi nuove. Anche dal punto di vista dell’approccio. Sembra caduto quel muro pregiudiziale nei nostri confronti che ha ingessato le trattative ancor prima di avviarle concretamente. Anzi, in qualche modo per la “vecchia” Sisac era come se la parola negoziazione non avesse significato. Una chiusura totale al confronto. Ora mi sembra che le cose stiamo cambiando.
 
Cosa vi aspettate in ogni caso dalla nuova convenzione?
In termini economici non ci facciamo troppe illusioni. La situazione è quella che è e lo sappiamo. Crediamo in ogni caso che si possano recuperare le risorse bloccate a tutt’oggi ed anche il valore dell’Irap cessante per il Ssn alla luce della sentenza della Consulta. E poi qualche punto percentuale per rafforzare il welfare contrattuale dei medici. Ma è chiaro che la nostra piattaforma è questa volta essenzialmente politica per creare le condizioni affinché la convenzione sia uno strumento utile e capace a spostare risorse e appropriatezza organizzativa sul territorio, secondo accordi regionali e aziendali coerenti sul piano nazionale.
 
In questo quadro lei ha sempre ribadito che in ogni caso il medico di famiglia deve mantenere la sua libertà e il suo rapporto di fiducia con il paziente. Lo conferma?
Assolutamente sì.E credo che riusciremo a mantenerlo anche perché abbiamo la dimostrazione che questa è la soluzione che soddisfa di più il cittadino restando in ogni caso la più produttiva per il Ssn. Il modello di sanità territoriale che si vuole adottare nelle diverse Regioni non ci interessa. Non ci interessa la carrozzeria di questa nuova auto. Quello a cui teniamo è il motore e il cervello del mezzo. E quel motore e quel cervello siamo noi e nessun altro.
 
Cesare Fassari

30 novembre 2015
© Riproduzione riservata

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