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Medici. Cimo e Fesmed si uniscono in una Federazione. “Un primo passo verso una possibile fusione”

Per la prima volta due sindacati, autonomamente rappresentativi, decidono di dare vita ad una Federazione con l’obiettivo di verificare se esistono le condizioni per arrivare ad una vera e propria fusione prima della prossima rilevazione della rappresentatività sindacale. L’annuncio oggi Roma. La nuova Federazione dovrebbe avere circa 14mila iscritti per il 18% di rappresentatività. IL DOCUMENTO

14 GEN - La nascita della Federazione CIMO FESMED rappresenta una novità assoluta nel sindacalismo medico. Per la prima volta infatti due sindacati, autonomamente rappresentativi, decidono di dare vita ad una Federazione con l’obiettivo di verificare se esistono le condizioni per arrivare ad una vera e propria fusione prima della prossima rilevazione della rappresentatività sindacale.
 
Il Patto non nasce per caso; già da tempo i due sindacati hanno verificato una coincidenza di idee sui principali temi della professione ed hanno attuato una collaborazione di idee e di iniziative.

La decisone di formalizzare con una Federazione questa collaborazione nasce dalla convinzione che la rappresentanza della dirigenza medica si può rafforzare solo attraverso un processo di semplificazione delle sigle sindacali. Processo doloroso ma necessario per evitare che la controparte sfugga al dialogo, spaventata dall’idea di doversi confrontare con oltre 10 sigle sindacali.
 
Alla crisi che attraversa il sindacalismo nazionale, dopo il D.lg. 150/2009, dobbiamo aggiungere quello specifico della dirigenza medica del SSN, la quale non trova più interlocutori. Sono oramai diversi anni che tutte le nostre richieste rimbalzano senza risposta, come contro un muro di gomma, indipendentemente dal fatto che siano rivolte al Governo, alle Regioni o ai Ministri competenti, in un contesto di una legislazione schizofrenica nella quale il riferimento dei medici non è il Ministero della Salute, ma quello della Funzione Pubblica ed i datori di lavoro, le Regioni, rifiutano sistematicamente di incontrare i sindacati.

 
Per le istituzioni non è mai stato facile il confronto con le rappresentanze della dirigenza medica e chi ha vissuto l’epoca dei Contratti nazionali di lavoro ricorda bene le spaccature che si creavano, anche su questioni di non primaria importanza. In ogni caso, raggiungere l’accordo al 51 per cento richiedeva sempre un lavorio di mediazione alla ricerca del punto di compromesso.
 
La situazione attuale non consente più queste liturgie ed è necessario che i medici convergano preventivamente su posizioni che devono essere necessariamente chiare e comprensibili anche per la controparte. Per far germogliare questo nuovo modo di porre le questioni sindacali CIMO e FESMED, forti del fatto di rappresentare entrambe una base costituita esclusivamente da medici, già da tempo hanno cominciato a discutere le questioni fra loro, prima di confrontarsi con le altre OO.SS. le quali inevitabilmente si trovano a dover mediare maggiormente al loro interno, rappresentando spesso interessi di professioni diverse.
 
Al momento i nostri programmi, oltre alla difesa del potere d’acquisto dei medici del SSN, sono concentrati soprattutto sull’obiettivo di restituire al medico il ruolo centrale nella cura del paziente, quindi di leader nel lavoro di equipe e figura di riferimento nella governance clinica. Riteniamo che la politica debba avere un ruolo importante in sanità ma che le scelte non possano prescindere da un confronto costruttivo con la classe medica. Auspichiamo una soluzione equa per il sempre più grave problema del contenzioso sanitario, alimentato da figure equivoche votate alla speculazione a danno dei medici e dei pazienti. Proponiamo con convinzione per il medico dipendente del SSN l’introduzione di una carriera meritocratica che premi le maggiori competenze nella specialità. Chiediamo nuovi modelli per la formazione negli ospedali, basati sullo scambio diretto di esperienze con i colleghi che hanno raggiunto competenze più elevate.
 
Questo Patto federativo porta CIMO e FESMED a rappresentare insieme oltre il 18% dell’ex Area IV. Vogliamo considerarlo come il primo passo verso la possibile fusione in un unico soggetto sindacale e allo stesso tempo, ci auguriamo che il nostro progetto possa essere di attrazione nei confronti di altre organizzazioni sindacali della stessa area, che condividano gli stessi obiettivi.
E’ un progetto ambizioso, ma la situazione della sanità pubblica e dei medici che vi lavorano è sempre più difficile; occorrono scelte coraggiose che superino i particolarismi che caratterizzano il nostro mondo, senza nessun primo della classe, ma uniti per restituire al medico il ruolo centrale nel sistema.
 
Riccardo Cassi
Presidente Cimo
 
Carmine Gigli
Presidente Fesmed

14 gennaio 2016
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