Vaccini. Medici, non abbiate paura

Vaccini. Medici, non abbiate paura

Vaccini. Medici, non abbiate paura
Questo il messaggio lanciato oggi al convegno promosso dal ministero della Salute per fare il punto sulla Settimana europea della vaccinazione da poco conclusa. Nel corso dei lavori, infatti, è emerso che sono solo 160 mila i camici bianchi che ogni anno ricorrono all’utilizzo del vaccino antinfluenzale, e paradossalmente sono le figlie dei medici quelle che fanno registrare l’adesione più bassa al vaccino per l’Hpv.

Se i tassi di copertura vaccinale sono ancora subottimali in diverse zone del Paese ed esiste un problema di comunicazione, anche la figura chiave del medico dovrebbe essere maggiormente da esempio per i propri pazienti. Il problema è che i vaccini sono una realtà distante anche per i camici bianchi. Solo 160 mila i camici bianchi che ogni anno ricorrono all’utilizzo del vaccino antinfluenzale, e paradossalmente sono le figlie dei medici quelle che fanno registrare l’adesione più bassa al vaccino per l’Hpv. È quanto emerso oggi durante la giornata di lavoro promossa dal ministero della Salute per tirare le fila sulla Settimana europea della vaccinazione da poco conclusa (23-30 aprile 2011).
Protagonisti del pomeriggio sono stati proprio i rappresentanti delle Federazioni, Società e Fondazioni dei professionisti della Sanità. Quello che è emerso, nel corso del confronto, è da una parte il ruolo chiave del medico per la promozione di una nuova cultura della vaccinazione che tenga conto dei mutamenti della società, come l’invecchiamento della popolazione; dall’altra quelle criticità che hanno investito per primi proprio quei camici bianchi che dovrebbero essere da esempio per i propri pazienti.
A dimostrazione di questo, è stato Carlo Maria Stigliano della Sigo a ricordare che “se nel Paese il tasso di copertura vaccinale è intorno al 60%, paradossalmente è proprio l’adesione alla vaccinazione da parte delle figlie dei medici a far registrare le cifre più basse”. Anche il vicepresidente della Fondazione Lorenzini, Andrea Peracino, ha fatto notare come “sono solo 160 mila i medici che ogni anno ricorrono al vaccino antinfluenzale, è un tasso ancora troppo basso”.
Spesso accade anche peggio, ossia che siano proprio i medici, riscontrando nei pazienti patologie come ad esempio il diabete, ad utilizzare queste patologie di base come ragione per uno sconsigliato ricorso alla vaccinazione, nonostante l’assenza di controindicazioni. È stata Marta Ciofi degli Atti, della Sip, a sottolineare questo aspetto, facendo notare come “i 3 milioni di bambini e adolescenti italiani affetti da malattie croniche, vanno oggi incontro ad un duplice problema: una mancata esecuzione delle raccomandazioni sulla somministrazione di vaccini antinfluenzali, e la scarsità d’informazione che spesso fa diventare proprio queste malattie di base il motivo per non ricorrere ai vaccini in via precauzionale”.

Un ruolo fondamentale per la diffusione di una nuova cultura delle vaccinazioni potrà venire soprattutto dal ruolo dei medici di famiglia e dei pediatri, hanno evidenziato da Giampiero Chiamenti, responsabile vaccinazione Fimp, e Donatella Alesso, della Fimmg. Se oggi una larga maggioranza delle vaccinazioni avviene grazie al supporto dei centri vaccinali, “una vaccinazione diretta dei propri assistiti potrebbe essere fondamentale non solo per favorire una maggiore conoscenza del prodotto, e della sua sicurezza, ma soprattutto per favorire la puntualità delle vaccinazioni stesse”, ha affermato Chiamenti. Sulla stessa lunghezza d’onda Alesso, che vede proprio nel medico di medicina generale “la figura più adatta per un operazione di counseling, visto che abbiamo l’opportunità di consigliare e praticare vaccinazioni a gruppi mirati, come avviene per il vaccino antinfluenzale”. La selezione di “gruppi target per età e patologie tra i propri assistiti”, è il contributo che, a parere di Alessandro Rossi, della Simmg, può fornire il medico di medicina generale “operando in maniera integrata e paritaria con i medici specialisti ed altre figure professionali”.
È da considerare, infine, un’altra fetta della popolazione. Quella che va dai 21 ai 50 anni, e che, godendo solitamente di buona salute, non ha un costante rapporto con il proprio medico di famiglia. Proprio per sensibilizzare questa categoria sull’argomento vaccinazioni, potrebbe risultare fondamentale il ruolo delle farmacie, come ricordato dal tesoriere della Fofi, Franco Cantagalli. “Solo lo scorso anno – ha ricordato Cantagalli – sono stati distribuiti all’interno delle farmacie italiane oltre 1 milione di opuscoli informativi sul vaccino antinfluenzale. Il supporto del farmacista – ha concluso – può aiutare la diffusione di una cultura della prevenzione/vaccinazione, e potrà farlo ancor di più con il nuovo ruolo che da qui a breve le farmacie andranno a ricoprire”.
 


G.R.

04 Maggio 2011

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