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Mobilità professionale. Farmacisti, medici e psicologi milanesi guardano all’Europa: “Opportunità occupazionali e realizzazione professionale”

Hanno creato, insieme ad avvocati, architetti, notai e commercialisti di Milano, una Consulta per realizzare un ponte tra l'Italia e l'Europa. In che modo lo spiegheranno il prossimo 17 giugno, a Milano, in Convegno. Ma in questa intervista Luigi Congi (Agifar Milano), Cecilia Pecchioli (Giovani Psicologi Lombardia) e Daniele Maniaci (Segretariato Giovani Medici) ci offrono una prima anticipazione degli obiettivi della neonata Consulta.

03 GIU - "L’Europa come opportunità di occupazione, realizzazione professionale ed acquisizione di esperienze, al fine di accrescere il proprio bagaglio formativo e portare un possibile contributo di conoscenze per le categorie coinvolte". E’ partendo da questa visione che giovani farmacisti, medici, psicologi, avvocati, architetti, notai e commercialisti del territorio di Milano hanno fondato una nuova Consulta per cercare, insieme, di creare un ponte professionale tra Italia ed Europa.

La neo formata Federazione farà il esordio progettuale il prossimo 17 giugno, con un primo convegno dal titolo “Europa, Opportunità per i Giovani Professionisti. La mobilità professionale in Unione Europea” (ore 19.00 presso l’Aula Magna, Via Festa del Perdono, Università Statale di Milano). Nel corso della giornata di lavoro, i giovani professionisti milanesi, insieme all’Università, agli Ordini Professionali, alle istituzioni locali e regionali e ai delegati dell’Ufficio EURES, discuteranno delle opportunità e del supporto della Comunità Europea alla mobilità professionale tra gli stati membri. “Si affronteranno i punti critici del percorso, anche e soprattutto in virtù di un prevedibile ed auspicabile incremento della mobilità nei prossimi anni. La Tavola Rotonda rappresenterà un confronto funzionale e sinergico con gli Ordini professionali a favore del futuro delle nostre categorie”, spiega Luigi Congi, presidente dei Giovani Farmacisti, e Coordinatore del progetto che coinvolge, attualmente, AGIFAR (Associazione Giovani Farmacisti di Milano Lodi Monza Brianza e Pavia), GPL (Giovani Psicologi Lombardi), SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici), AGAM (Associazione Giovani Avvocati di Milano), MAGA (Associazione Giovani Architetti della provincia di Milano), ASIGN (Associazione Italiana Giovani Notai), UGDCEC (Unione Giovani Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano).

Abbiamo rivolto a Luigi Congi (presidente Agifar Milano, Lodi, Monza e Pavia), a Cecilia Pecchioli (presidente Giovani Psicologi Lombardia) e Daniele Maniaci (coordinatore nazionale del Dipartimento dei Giovani Medici Specialisti del SIGM) alcune domande per capire quale contributo la Consulta intende dare al futuro professionale di farmacisti, psicologi e medici.

Dott. Congi, la fuga di professionisti verso l’estero è un fenomeno che sta aumentando in Italia. Si tratta di un’opportunità di accrescimento professionale o è un’esigenza dettata dalla mancanza di opportunità nel nostro Paese?
E' l'interpretazione, la nostra, costruttiva di una necessità occupazionale trasversale alle categorie coinvolte. Un flusso in aumento che, se accompagnato e monitorato, rappresenta la prima base di un confronto internazionale dovuto, in un'ottica di una Unione Europea che offre opportunità di impiego e necessita di una integrazione organizzata tra i professionisti.

La Consulta riunisce professionalità molto diverse tra loro. Saranno portati avanti progetti e approfondimenti incentrati sulla specificità di ogni singola categoria oppure avete in mente una modalità di lavoro in grado di armonizzare i progetti affinché rispondano alle esigenze di tutti?
La struttura della nostra consulta si basa sulla progettualità. Riteniamo che la condivisione di obiettivi coerenti e concreti sia la base per far evolvere una unione di fatto. A seguito di un'attenta analisi del mondo delle professioni, è risultato importante costituire un board di rappresentanti di sette categorie che quotidianamente si relazionano tra loro, al fine di individuare nuovi strumenti per l'orientamento e la formazione condivisi perché queste interazioni siano sempre più fluide e costruttive per il singolo e per il sistema.

Quali sono i primi passi che la Consulta intende compiere?
I progetti in cantiere sono diversi ed in continua evoluzione. Siamo consapevoli che i passi vadano calibrati tenendo conto di tutte le parti coinvolte, valorizzandone le peculiarità e le competenze e intraprendendo un processo di consapevolezza di appartenenza ad un fronte comune, il fronte dei giovani professionisti. L'aggregazione, l'orientamento e la formazione potranno essere temi comuni, con contributi incrociati che andranno individuati e verranno messi a disposizione da ogni singola categoria. Una grande potenzialità di crescita a nostro avviso ed un rapporto sempre più stretto tra realtà diverse, che non possono più vivere a compartimenti stagni.

Consigliereste ai professionisti che troveranno lavoro all’estero di stabilire definitivamente la loro vita e la loro carriera nel Paese che li ospita oppure l’obiettivo finale è quello di raccogliere le esperienze e poi tornare in Italia?
Il nostro consiglio è di guardare al futuro prossimo con occhi sereni e propositivi. Se l'Unione Europea è un dato di fatto in termini economici e politici, perché non può esserlo in ambito occupazionale e di realizzazione professionale? L'Italia ha una grande esperienza in termini di mobilità professionale interna. Dall'unione politica economica che ha portato alla costituzione del nostro paese, il flusso di mobilità tra le regioni è stato elemento di crescita a seguito dell'integrazione di culture diverse e ci ha reso così un grande paese. Non ci meravigliamo quindi nel pensare che un effettiva mobilità in tutte le direzioni tra i paesi dell'Unione Europea possa essere una spinta importante in accordo con il grande progetto Erasmus che ha reso lo studente Italiano uno studente Europeo. La realtà dei giovani professionisti italiani può quindi essere protagonista di questa nuova fase. Fatta l'Europa, ora contribuiamo a fare i professionisti Europei.

Il fenomeno dell’abbandono dell’Italia da parte di medici e infermieri in ricerca di lavoro si è già parlato molto. La crisi del sistema farmacia e dell’occupazione dei giovani farmacisti è così profonda da indurre l’inizio dello stesso fenomeno anche tra i farmacisti?
Attualmente l'indice occupazionale dei farmacisti nella regione Lombardia si colloca tra i primi posti nelle classifiche tra le lauree magistrali nei tre anni successivi alla laurea, ma le previsioni mostrano un prevedibile e probabile aumento del numero di professionisti. Bisogna considerare che tra le professioni sanitarie monitorate dal ministero con un progetto europeo di controllo per il fabbisogno sanitario, ci sono anche i farmacisti che risultano essere in surplus di 2.500 unità ogni anno. Una problematica quindi alle porte e che vogliamo affrontare strategicamente. A riprova di questa incalzante esigenza è il numero importante di accessi al portale Your Europe (più di 500) a seguito della notizia dell’ufficializzazione della Tessera Professionale Europea per i Farmacisti, in vigore dal 18 Gennaio.
Esigenze che senza dubbio riguardano tutte le Professioni, sanitarie e non. Noi vogliamo trasformare queste esigenze in opportunità non solo di occupazione ma soprattutto di confronto internazionale, una sfida che intendiamo affrontare in rete con le istituzioni della nostra categoria, e che potrebbe portare spunti per contribuire al miglioramento della sostenibilità economica del Farmacista.

Dott. Maniaci, la mobilità dei medici in Europa è un fenomeno già in atto da alcuni anni. Come mai il Sigm ha ritenuto opportuno aderire alla Consulta dei professionisti milanesi per studiare un fenomeno che per la categoria non è una novità?
Vero è, che la mobilità in Europa, sia di pazienti che di professionisti sanitari, non è una novità dell'ultimo periodo, è altrettanto vero però, che tale fenomeno, così come la competizione stessa tra sistemi sanitari, è ancora in continua evoluzione. Proprio in virtù di ciò, il Sigm, che fin dalla sua nascita ha avuto tra le sue finalità quella di dare un contributo qualificante alla crescita intellettuale e professionale delle nuove classi mediche, ha ritenuto opportuno e necessario il confronto con altre categorie di giovani professionisti, con l'obiettivo sia, sulla scia di quanto già diffuso dall'introduzione della Tessera professionale europea (EPC), di mantenere un aggiornamento continuo e dettagliato sugli sviluppi delle normative Europee e sugli sbocchi professionali d'oltralpe, sia di favorire, limitatamente ai punti di contatto, l'interscambio culturale tra le varie professionalità.

Dr.ssa Pecchioli, qual è la situazione occupazionale degli psicologi in Lombardia?
Da quando la Professione Psicologica è stata riconosciuta a livello legislativo (parliamo del 1989, quindi una professione giovanissima nonostante vanti una storia molto più antica) ad oggi la categoria è letteralmente esplosa. Nel giro di questi anni siamo giunti a più di 160.000 psicologi iscritti all'albo su tutto il territorio nazionale, ovvero uno ogni 300 abitanti.
Di questi, la Lombardia ne conta più di 17.000. Un numero decisamente significativo ed in continuo aumento.
La situazione occupazionale è abbastanza positiva, come conferma anche il XVIII Rapporto Almalaurea: a 5 anni dalla laurea, il tasso di occupazione per gli psicologi è del 79,1% sul territorio nazionale. Un buon risultato quindi, anche se siamo gli ultimi in classifica per quanto concerne lo stipendio netto medio.
L'andamento in Lombardia è complessivamente crescente, seppur con oscillazioni. Maggiori sembrano essere le possibilità fuori dai grossi centri metropolitani (sia nel SSN che nell'ambito del privato) e si sono aperte nuove strade professionali oltre alla classica attività clinica che hanno favorito questo andamento.

Il fenomeno della mobilità in Europa interessa già gli psicologi?
A mio parere in modo ancora troppo parziale. L'interesse per l'Europa c'è, si vede da quanti studenti usufruiscono del servizio Erasmus e da quanti scelgono poi un percorso PhD anche per fare esperienze pratiche all'estero. Di fatto, però, poco si sa delle reali possibilità lavorative europee, e delle relative procedure. Solo da poco si è cominciato a fare un minimo di cultura in tal senso.

Quali opportunità di lavoro può offrire l’Europa agli psicologi?
Gli psicologi in Italia stanno finalmente cominciando ad espandere i loro ambiti operativi. Ci stiamo svincolando dall'accezione più classica della nostra professione, quella clinica. Negli altri Paesi Europei questo fenomeno è già avvenuto. L'Europa potrà rappresentare una grande opportunità per gli psicologi; flusso continuo di scambi operativi e idee, questo deve essere l'obiettivo della mobilità.

03 giugno 2016
© Riproduzione riservata


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