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12 LUGLIO 2020
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Un contratto per ridare la giusta motivazione al personale del Servizio sanitario nazionale

di Renzo Alessi e Saverio Proia

Chi ha la competenza di delineare il Servizio Sanitario nel Paese, di programmarlo nelle singole Regioni e di gestirlo nel territorio, ha il dovere di affrontare il tema del Personale ed il compito di investire su di esso. Non fosse altro perché rappresenta il fattore produttivo più rilevante

24 LUG - Nel Paese, nelle Regioni, nella stampa oramai da tempo è aperta la discussione sul Servizio Sanitario Nazionale, sul suo funzionamento, sulle sue criticità e sulle soluzioni da adottare, ma troppo  spesso questo parlare di sanità e del suo riordino affronta solo due fattori: lagovernance del sistema e delle Aziendee i costi di gestione, con particolare riferimento a quelli di naturale “generale” o che presentano, magari a prima vista, margini di comprimibilità da ottenere attraverso modifiche organizzative o teoriche soluzioni di acquisizione
 
Questi fattori sono senz’altro importanti e rilevanti sia per la situazione economica generale in cui versa il Paese e sia perché la gestione del settore Sanitario, e del welfare più in generale, è sempre più complicata e complessa nel rapporto tra le esigenze delle persone (sociali, economiche e di giustizia redistributiva) e le esigenze del sistema (sempre il tema della comprimibilità dei costi e della loro sostenibilità).
 
Il dibattito che si sta registrando però, pur nella sua importanza (e forse indispensabilità), si pone su un binario indefinito che non troverà una concreta risoluzione se continua eludere il “fattore principe” ovvero la gestione del capitale umano e professionale che opera giornalmente nelle strutture e servizi sanitari.

 
Chi opera, a vari livelli nel settore sa bene che è riduttivo delimitare il dibattito al numero delle Aziende Sanitarie di ogni singola Regione, alle aggregazioni delle stesse, in qualsiasi modo definite, alla definizione di una  governance sempre più accentrata (a livello centrale rispetto a quello periferico, a livello regionale rispetto a quello delle singole Aziende); tutto questo può essere interessante (forse qualche volta ridondante), ma senz’altro non affronta il tema vero, quello che possiamo definire  “il fattore principe” ovvero la gestione del capitale umano, professionale e dei saperi, senza il quale non c’è una soluzione positiva ai problemi di assetto che assediano il sistema Sanità nella sua più completa articolazione ovvero sia nel Paese e sia nelle singole Regioni.
 
Questa affermazione trova conforto nelle esperienze che si sono prodotte nel mondo industriale e nel sistema produttivo; infatti quale Azienda con più di 600.000 dipendenti agisce solo, e per anni, dal lati dei costi generali e della struttura di governo e non si interessa del livello di “soddisfazione” e della produttività dei propri dipendenti?
 
In Italia nel lontano 1978 il legislatore ha voluto superare la frammentazione del sistema delle Mutue, introducendo il Servizio Sanitario Nazionale, nel 1992 ha inteso superare la nozione di Ospedale come Ente Pubblico (ci si perdoni la semplificazione) introducendo il processo di aziendalizzazione e prevedendo che il Servizio Sanitario sia articolato sul territorio con Aziende con propria personalità giuridica e “gestite” da un Organo monocratico.
 
Il Servizio Sanitario Nazionale va ritenuto, quindi, un’unica Azienda, pur articolata nell’intero territorio del Paese ed è una Azienda non solo fondamentale per il mantenimento della salute per l’intera popolazione, ma anche per il suo apporto alla coesione sociale che non può esistere se il diritto fondamentale “alla salute” non viene soddisfatto nel migliore dei modi. E’ una Azienda che presenta un organico composto per oltre metà dei suoi professionisti con un percorso universitario e di specializzazione universitaria (medici, infermieri e circa 40  professioni sanitarie, tecniche e professionali, ognuna con uno specifico campo di intervento)  come si registra nel Servizio Sanitario Nazionale) agisce solo dai lati dei costi generale con una preparazione che si fonda sulla formazione e sul lavoro di anni ovvero sull’esperienza, che in  questo caso, nella generalità, significa accrescimento professionale e non altro.
 
Lo Stato, che investe su questo “percorso” ha l’interesse primario di garantirlo, di fidelizzare i professionisti, di non disperdere le conoscenze e le esperienze oppure si pensa che “lo stare nel lavoro”, svolgere la propria professionalità, partecipare al processo produttivo in termini di soggetti protagonisti (certo con le proprie idee e sapere), sia elementi estranei al funzionamento positivo o negativo del Servizio?
 
La risposta  ci appare pleonastica perché questo fattore principe non solo rappresenta il costo principale del nostro Settore (questo aspetto appare un dettaglio nell’economia del ragionamento che qui si vuole delineare), ma perché senza un personale ben formato, ben specializzato, ottimamente “motivato” non si va da nessuna parte e tutto il dibattito appare senza uno sbocco riformatore positivo.
 
Ecco perché la parola chiave di una ripresa del sistema e il superamento dell’attuale quadro di difficoltà appare quella della “motivazione” del personale ed essa rappresenta una esigenza primaria ed irrinunciabile prima di tutto della Parte Pubblica cioè della Parte datoriale che si sta sedendo al tavolo negoziale con le Organizzazioni Sindacali per la nuova stagione contrattuale del Settore.
 
La “motivazione” contro la “mortificazione”, lo “sviluppo” contro la “desertificazione delle idee”, la riaffermazione “di un ruolo sociale” dei professionisti produttori di salute e degli altri operatori della sanità contro la logica “dell’appiattimento e della non considerazione”, ma anche aver la consapevolezza che chi opera in sanità opera per il più essenziale dei diritti delle persone: la salute.
 
Per questo motivo chi ha la competenza di delineare il Servizio Sanitario nel Paese, di programmarlo nelle singole Regioni e di gestirlo nel territorio, ha il dovere di affrontare il tema del Personale ed il compito di investire su di esso non fosse altro perché rappresenta il fattore produttivo più rilevante.
 
Investire va inteso in senso lato ovvero non solo nell’ambito economico (le cui risorse sono per definizione ridotte e definite), ma soprattutto nel quadro delle certezze (contrattuali), delle tutele (professionali) e di riconoscimento del merito e della professionalità.
 
Con il personale del Servizio Sanitario Nazionale si garantisce un servizio unico ed eccezionale  al cittadino 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, un servizio di alta specializzazione che si ottiene con un giusto, lungo, continuo e complesso percorso formativo e di aggiornamento che bisogna assicurare e pretendere, come va pretesa ed assicurata la dedizione al lavoro attraverso un sistema di carriere che apprezzi e valorizzi “la professionalità” e le “competenze”, in un quadro equilibrato di rapporti tra le varie professioni fondato sulla motivazione di tutte e che colga positivamente le evoluzioni del sistema professionale non mortificando nessuno dei soggetti coinvolti, ma esaltando le differenze e il singolo apporto al sistema e al servizio.
 
Il merito professionale, la carriera, la sua valorizzazione economica, vanno difese, valorizzate e, del caso, esaltate innanzitutto dalla parte datoriale che così salvaguardia il “proprio patrimonio”, un patrimonio, che nella sua complessità non ha eguali negli altri comparti e servizi pubblici,  fatto di professionisti ai quali deve essere richiesta tutta l’attenzione e la capacità professionale possibile, ma ai quali, nel contempo, bisogna garantire un quadro di certezze contrattuali e di sviluppo che li ponga nelle migliori condizioni possibili di lavoro.
 
In questi anni a questo patrimonio umano e professionale che comunque è riuscito ad erogare prestazioni e servizi di qualità, si è chiesto tanto in termini di blocco della contrattazione nazionale ed aziendale, di blocco degli organici….è ora che si inverta la tendenza e si ricominci ad investire nella risorsa umana e professionale nel SSN.
 
La stagione contrattuale che si apre deve fondarsi e svilupparsi su questi intendimenti, magari sfatando luoghi comuni, incrostazioni storiche tra professioni o, ancora, discrasie tra legificazione e contrattazione, che hanno, nel tempo, dilatato i confini tra il percepito e il reale sia tra i professionisti e sia tra i cittadini.
 
I cittadini giustamente pretendono un servizio accessibile (facilmente), caratterizzato da professionalità (alta), ricco di umanità e sensibilità; il sistema deve garantire questi caratteri e per far questo deve richiedere al proprio personale di operare di conseguenza, ma nel contempo deve fornire allo stesso “le motivazioni” e gli “strumenti” consoni per esplicare quanto si richiede.
 
Per fare ciò l’architettura contrattuale non può che essere di tecnicità complessa, ma l’importante sarà che il risultato conclusivo, al quale si giungerà tra qualche mese, sia immediatamente percepibile come rispondente agli obiettivi delineati e che il dibattito negoziale, pur registrando, ovviamente, accenti e sfumature diverse, converga in maniera chiara sull’obiettivo “della motivazione” del personale che si ritiene fattore principale per la riforma del sistema.
 
Renzo Alessi
Direttore amministrativo C.R.O. Aviano e componente tecnico del Comitato di Settore Regioni – Sanità
 
Saverio Proia
Delegato dal Sottosegretario alla Salute De Filippo nel Comitato di Settore Regioni - Sanità

24 luglio 2016
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