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Omicidi di Saronno. Ipasvi Firenze: “Servono controlli veri sull’integrità psicofisica di medici e infermieri”

Il Collegio Ipasvi di Firenze sollecita una implementazione delle procedure di controllo nelle corsie e la costruzione di una “cultura della sicurezza”. Ma reputa importante anche introdurre “un filtro” durante il percorso di formazione universitario in base al quadro psicologico e psichiatrico degli aspiranti professionisti, da valutare poi “ciclicamente” nel corso della carriera.

21 DIC - Le morti sospette in corsia, all’ospedale di Saronno, accendono i riflettori sui sistemi di vigilanza del Ssn che dovrebbero tutelare e controllare l’integrità psicofisica di medici ed infermieri e, al contempo, garantire la qualità dell’assistenza. “I controlli – spiega la Vicepresidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, Maria Adele Schirru – in realtà già dovrebbero esserci. Sono le direzioni ospedaliere a dover organizzare il tutto, ma esistono anche, dove sono state costituite, le unità di risk management, formate proprio da esperti della sicurezza fino ad arrivare all’audit interno. Si tratta di un controllo esercitato dagli stessi professionisti che serve a mettere in luce le negatività e i rischi e a risolvere le situazioni con interventi diretti degli operatori”.
 
Il potenziamento delle strutture di risk management potrebbe contribuire, secondo Cittadinanza Attiva, al miglioramento delle cure. “Molto spesso nelle aziende sanitarie ed ospedaliere – sostiene il coordinatore di Cittadinanza Attiva Firenze, Franco Alajmo –  monitoraggi sullo stress lavoro correlato non si sono tradotti in interventi concreti di supporto ai professionisti in difficoltà. E questo non è accettabile perché il rischio maggiore, in situazioni di potenziale disagio, è per l’anello debole della catena, come il paziente”.


Se le procedure esistono, il Collegio Ipasvi di Firenze evidenzia come sia però necessario “non solo implementarle ma lavorare sulla costruzione di una cultura della sicurezza, per mettere i professionisti e le aziende nella condizione di condividere meccanismi reali che rendano davvero operativo ciò che solo sulla carta non serve”.   

“I controlli – precisa ancora Schirru – devono essere decisi e codificati in  modo che siano uguali per tutti. Gli infermieri ci sono e altro non chiedono se non mettere a disposizione la loro esperienza di chi ogni giorno è accanto ai malati e alle loro famiglie”.

Il Collegio Ipasvi di Firenze evidenzia come, tra l’altro, il funzionamento del sistema di vigilanza, che “è importante per garantire la qualità dell’assistenza”, “dovrebbe essere attivo già dagli anni della formazione universitaria”. “Ad oggi per diventare infermieri (professionisti che si occupano della vita delle persone) – precisa Maria Flora Succu, consigliere del Collegio Ipasvi di Firenze – non esiste un filtro a monte per delineare il quadro psicologico e psichiatrico degli stessi professionisti sanitari. Sarebbe, invece, importante. Così come sarebbe importante valutare ciclicamente il quadro psicologico di una persona. Talvolta, infatti, la quantità di energia richiesta per svolgere un’attività lavorativa è superiore alla disponibilità del professionista”.
 
Un maggiore sistema di controllo è, dunque, fondamentale per la tutela della qualità dell’assistenza, ma è altresì necessario per proteggere l’integrità psicofisica degli infermieri. Opinione condivisa anche dalla vicepresidente nazionale dell’Ipasvi.

“Tutti i professionisti sanitari, infermieri in primis – puntualizza Schirru – si trovano a subire accorpamenti, superamenti di aziende, mobilità d’ufficio entro 50 chilometri, turni massacranti, organici depauperati, personale che invecchia. E gli infermieri, essendo operatori in front office, sono il punto di caduta dello stress e dei problemi anche dei cittadini”.

Per l’Ipasvi diventa, pertanto, più che mai necessario “trovare elementi di integrazione, di lavoro in team tra i professionisti, per promuovere un’informazione coerente per tutti e il recupero della comprensione e dell’immagine dei cittadini nei confronti del sistema sanitario”.

“Le aziende sanitarie ed ospedaliere – spiega Succu – devono assolvere al loro compito di vigilanza, ma anche i professionisti devono far la loro parte affinché il sistema di controllo funzioni a 360 gradi. Per questo i colleghi dovrebbero valutare e segnalare senza paura le condizioni di criticità”.

Episodi, come le morti sospette all’ospedale di Saronno, minano infatti il rapporto fiduciario tra professionisti e pazienti. “È del tutto inaccettabile – conclude Schirru – la mutua assistenza tra colleghi. La spirale di follia di Saronno è stata interrotta grazie ad  un’infermiera coraggiosa che ora va tutelata. Le criticità si superano con controlli veri, rigorosi e anche su livelli più vasti di quelli attuali e con un netto cambio della cultura degli operatori. E la richiesta di maggiori controlli arriva proprio da chi sa di dare il massimo per la salute dei pazienti. Stare zitti non serve a nessuno e fa male a tutti. Gli infermieri sappiano che facendo il loro dovere non resteranno mai soli: la Federazione e i Collegi sono e saranno sempre con loro”.

21 dicembre 2016
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