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Cancro. I primari oncologi ospedalieri lanciano l’allarme: “Solo sei Regioni hanno attivato le reti oncologiche. Urgente colmare gap per rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni di assistenza”. Al via il 21º Congresso Nazionale 


Sono solo 6 le regioni (Piemonte, Trentino, Lombardia, Umbria, Veneto, Toscana) che dispongono di una rete oncologica attiva. Nonostante ciò, il numero stimato di persone che vivono dopo una precedente diagnosi di cancro è superiore ai 3 milioni; di questi più del 60% presenta un tempo alla diagnosi di almeno 5 anni e più di 700.000 sono considerati “guariti”. Questi i dati illustrati all'apertura a Palermo del congresso Cipomo in programma fino al 6 maggio.

04 MAG - "Sebbene l'Italia sia uno dei paesi più all'avanguardia in campo oncologico, il problema delle Reti Oncologiche rimane molto grave. A oggi solo 6 regioni (Piemonte, Trentino, Lombardia, Umbria, Veneto, Toscana) dispongono di una rete oncologica attiva, è troppo poco", inizia all'attacco il XXI Congresso de primari oncologi ospedalieri (Cipomo) che si è aperto oggi a Palermo con la relazione d el presidente uscente Maurizio Tomirotti.
 
"Le Reti Oncologiche Regionali, infatti, - ha sorttolineato Tomirotti - sono molto importanti in quanto migliorano la qualità delle cure e razionalizzano le risorse. Per questo è necessario implementarle secondo linee di indirizzo comuni, sviluppando una regia efficace tra gli organismi di governance (Ministero, Authorities, Regioni), rivedendo le modalità di finanziamento e di accesso alle risorse con razionalità, onestà e con l’esclusivo obiettivo di garantire non tutto a tutti bensì tutto quanto è davvero utile ai cittadini e ai pazienti che davvero se ne possono giovare".
 
Da qui l'invito di Cipomo alle regioni italiane per "predisporre al più presto una rete seguendo le linee guide predisposte da Cipomo e Aiom, presentate lo scorso ottobre ad Agenas. Solo così riusciremo a fare quel salto di qualità necessario per la sopravvivenza e la cura dei nostri pazienti.”
 
Tomirotti ha poi illustrato il percorso fatto in questi ultimi anni da Cipomo tracciando le linee generali dell’identità e della mission del Collegio: “Cipomo nacque 21 anni fa quando si prese coscienza che per curare bene i malati di cancro non era più sufficiente un’alta qualità di conoscenze tecniche e di attitudini relazionali ma occorreva che i Primari Oncologi si affinassero in ambito organizzativo-gestionale per meglio guidare le strutture da loro dirette verso una concreta traslazione al letto del malato dei progressi scientifici man mano emergenti".
 
La mission di Cipomo si è quindi sviluppata in questi ultimi anni lungo quattro direttrici principali:
1) confronto scientifico in ambito congressuale
2) impegno per il miglioramento della governance in sanità
3) dialogo e collaborazione con associazioni di cittadini e di malati, con società scientifiche del mondo oncologico e gestionale, nonché comunicazione mediatica puntuale e incisiva
4) formazione dei “Primari di domani”
ll congresso di Palermo, che si conlcuderà il 6 maggio, e realizzato grazie all’impegno di tutti i Primari oncologi siciliani, ben si colloca all’interno di questo percorso, riportando al centro del dibattito la relazione di cura, alla quale ogni progetto di riorganizzazione dovrà essere funzionale.
 
A seguire, il presidente del Convegno odierno, Livio Blasi, ha illustrato filosofia, contenuti e programma del congresso: “Il congresso di Palermo è un viaggio attraverso i molteplici aspetti che possono contribuire a migliorare la qualità di vita del paziente ottimizzando la sua centralità. Nelle giornate congressuali si affronteranno le problematiche di come si deve organizzare un percorso diagnostico terapeutico e come questo possa migliorare lo stato di salute del paziente, e nello stesso tempo si deve valutare se il percorso può liberare risorse economiche per poter offrire al paziente il miglior trattamento appropriato e personalizzato. Pertanto, questo viaggio ci condurrà verso i trattamenti medici personalizzati e ci soffermeremo a valutare l'impatto che l'immunoterapia può e darà ai pazienti oncologici. Alcune tavole rotonde svilupperanno tematiche come gli indicatori di processo per i percorsi diagnostico-terapeutici, la ricerca in corsia dando voce ai pazienti e agli operatori e l'informazione/disinformazione con un dibattito tra esperti nel settore giornalistico e medici.”
 
Infine Paolo Tralongo, presidente del Congresso, ha definito contenuti e programma di questa tre giorni: “Grazie ai numerosi progressi terapeutici e alla diagnosi precoce, il numero di sopravvissuti al cancro negli ultimi trent’anni si è quasi triplicato. In Italia, infatti, il numero stimato di persone che vivono dopo una precedente diagnosi di cancro è superiore ai 3 milioni; di questi più del 60% presenta un tempo alla diagnosi di almeno 5 anni e più di 700.000 sono considerati “guariti”.
 
"A fronte di questi risultati ottimistici - ha però osservato Tralongo - vi sono, tuttavia, nuove sfide per questi pazienti che si traducono nel manifestarsi di un nuovo paradigma assistenziale che, riconoscendo una esperienza di malattia totalmente diversa e con espressione più articolata (i tasselli), richiede una nuova organizzazione assistenziale. Un piano, centrato sul paziente, che aggrega armonicamente i tasselli, consente di comporre il mosaico dell’arte medica in oncologia. Di questi tasselli e della loro migliore aggregazione si discuterà durante il Congresso che si terrà a Palermo.” 

04 maggio 2017
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