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Carenza medici. Per l’Aim fenomeno non generalizzato: “In alcune specialità ci sono addirittura esuberi”

“Dati alla mano, abbiamo dimostrato che non è in atto una carenza generalizzata di medici. Bensì, a seguito degli errori di programmazione commessi in passato, vi sarebbe un esubero di alcune tipologie di specialisti, che non trovano sbocchi in un servizio sanitario in evoluzione rispetto agli ultimi lustri (e che andrebbero riconfigurati rendendo meno ingessato il sistema formativo post-lauream)”. Così l'associazione dopo incontro al Ministero.

07 SET - “L’audizione presso il Ministero della Salute ha consentito di avviare un confronto proficuo in tema di definizione del fabbisogno di risorse umane in sanità e di rivisitazione del sistema formativo e di accesso dei medici ai ruoli del SSN”, così l’Associazione Italiana Medici (A.I.M.).
 
“Abbiamo registrato l’interesse del Ministero per le nostre proposte “storiche” volte a superare le principali lacune e criticità dell’attuale sistema di definizione dei fabbisogni di medici. Abbiamo anche avanzato alcune proposte per riassorbire l’imbuto formativo e per favorire l’accesso dei giovani alla formazione post-lauream.” – prosegue una nota dell’A.I.M.
 
“Inoltre, dati alla mano, abbiamo dimostrato che non è in atto una carenza generalizzata di medici. Bensì, a seguito degli errori di programmazione commessi in passato, vi sarebbe un esubero di alcune tipologie di specialisti, che non trovano sbocchi in un servizio sanitario in evoluzione rispetto agli ultimi lustri (e che andrebbero riconfigurati rendendo meno ingessato il sistema formativo post-lauream), accompagnato da una non adeguata dotazione prospettica di medici (su tutti di medici di medicina generale) nel contesto delle cure primarie, che andrebbero progressivamente potenziate per rispondere ai mutati bisogni di salute. A ciò si aggiunga una carenza di taluni profili specialistici in alcuni ambiti dell’assistenza ospedaliera e territoriale, oltre che nel settore strategico delle emergenze-urgenze, con concorsi che vanno deserti poiché i contesti assistenziali più usuranti e/o localizzati in “periferia” non sono “attrattivi”.

 
Per l’associazione inoltre va considerato come “la situazione sia variabile da una Regione all’altra, in funzione dei differenti assetti organizzativi, ma anche degli effetti dei Piani di rientro, piuttosto che dei ritardi nella definizione dell’iter di riorganizzazione delle reti assistenziali, ovvero in ragione della significativa presenza, in taluni contesti regionali, del privato, accreditato e non, che esercita una maggiore attrattività nei confronti di alcuni profili specialistici, al netto dell’esercizio della libera professione che per talune specialità offre opportunità non secondarie.”
 
“Per quanto concerne, invece, una ipotesi di rivisitazione del sistema formativo del medico, abbiamo sottolineato come questa debba essere ispirata dall’obiettivo primario di garantire adeguati standard qualitativi di formazione e non dalle esigenze delle Regioni di colmare le lacune del sistema ricorrendo all’utilizzo di giovani professionalità a basso costo.”- continua l’A.I.M. 
 
“Se davvero vi è la volontà politica di adottare l’ennesima riforma, allora si parta dalla formazione pre-lauream, allargando le reti formative dei corsi di laurea in medicina a tutte le articolazioni dell’assistenza, ivi includendo le cure primarie, le emergenze-urgenze e la riabilitazione: chi si laurea in medicina e chirurgia non può avere quale principale aspettativa, se non unica, quella di fare lo specialista ospedaliero, meno che mai in setting ad elevata complessità. Qualsivoglia riforma, inoltre, non può continuare a mancare una profonda revisione della formazione specifica di medicina generale, ambito formativo nel quale l’Italia rappresenta la cenerentola d’Europa. Né va interrotto il percorso di accreditamento dei corsi di specializzazione, che ha già dato dei risultati importanti, ma tale sistema va perfezionato e potenziato. A tal proposito, aggiunge AIM, se da una parte sono state istituzionalizzate le reti formative integrate, includendovi più di 9000 strutture del SSN, tra unità operative e servizi, dall’altra occorre garantire una adeguata rotazione degli specializzandi all’interno delle reti formative e mettere gli Osservatori Regionali nelle condizioni di esercitare il loro ruolo di monitoraggio continuo di standard, requisiti e performance.”
In ultimo, a riguardo dell’ipotesi di “assunzione” nel SSN degli specializzandi iscritti all’ultimo anno di corso, l’A.I.M. non nasconde perplessità: “Ci è stata prospettata come soluzione “tampone” e “temporanea”, limitatamente ad alcune specialità carenti, ma abbiamo chiesto in ogni caso rassicurazioni che questi ruoli a tempo determinato non intacchino le piante organiche ovvero non interferiscano con le stabilizzazioni e non sottraggano spazi agli specialisti già formati che, da anni, operano in condizioni di precariato.” Su questo specifico punto l’A.I.M. si riserva di leggere nero su bianco le reali intenzioni del Ministero. “In ogni caso, abbiamo sottolineato come sia indispensabile predisporre incentivi a favore dei ruoli operanti nei contesti assistenziali più impegnativi ed usuranti, rendendo il sistema più versatile e premiante la produttività. Infine, abbiamo chiesto che l’intero percorso professionale dei medici italiani, dalla formazione all’accesso all’esercizio della professione ed alla progressione di carriera nel SSN, sia scandito dalla valorizzazione delle competenze e del merito, al pari di quanto avviene, già da tempo, in altri sistemi moderni.”
L’A.I.M., infine, auspica che “il tavolo di confronto, in futuro, possa essere allargato a tutti gli attori istituzionali, ivi incluse le Regioni, il MIUR e le Università, poiché siamo di fronte a tematiche complesse ed a sfide assai impegnative, che richiedono il contributo di tutti i portatori di interesse.”

07 settembre 2018
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