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Medicina meccanica 2.0. L’ambivalenza della tecnologia e il medico

La tecnologia è sicuramente tra i fattori principali della crisi del medico in una società che cambia. La tecnologia infatti modifica la vita di tutti e pone i medici di fronte a nuovi distinguo (krino), ad esempio chi curare, e a nuove scelte (krisis), ad esempio come curare

03 APR - Nel confronto promosso dalla Fnomceo sulle 100 tesi per discutere il medico del futuro redatte dal prof. Ivan Cavicchi, nel terzo dei mercoledì proposti dalla Fondazione Ars Medica per conto dell'Omceo veneziano, si èaffrontato il tema dell'impetuoso sviluppo tecnologico in medicina (con tecnologia e medicina legate indissolubilmente) e  i cambiamenti che questo sta provocando nella società.
 
“Il paziente esigente in pratica chiede alla tecnologia non solo di curarlo dalla propria malattia  ma addirittura di emanciparlo da essa, nel senso che non solo  si limita a chiedere alla medicina di proteggerlo  contro il male  ma di progettare per lui il bene possibile” (100 tesi pag. 255)
 
La tecnologia è sicuramente tra i fattori principali della   crisi del medico in una società che cambia. La tecnologia  infatti  modifica la vita di tutti e pone i medici di fronte a nuovi distinguo (krino), ad esempio chi curare, e a nuove scelte (krisis), ad esempio come curare.
 
Non che il cambiamento nella vita dei medici in oltre 2000 anni di professione non sia mai avvenuto, anzi. Ad esempio  le ultime generazioni affacciate oggi alla professione manifestano già alcune peculiarità. Sono nativi digitali, si sentono sufficientemente pari come donne e uomini, sono pronti e preoccupati di esercitare la professione nelle difficoltà che gli raccontiamo e usano quasi costantemente la tecnologia (e forse sono incapaci di sopravvivere senza di essa).

 
Gli originali non sono solo loro, altro esempio di originalità: i medici che esercitano da circa tre-quattro decenni. Hanno sopportato e apprezzato più cambiamenti nell’esercizio della professione rispetto ai loro predecessori. Cambiamenti più repentini, continui, e, specialmente negli ultimi anni, peggiorativi delle loro vite.
 
Ciò che rende un medico utile alla società sono il suo sapere, la sua azione e la sua relazione. Oggi in questa società il sapere medico è frammentato (Di Benedetto, QS 23 marzo 2019), l’azione medica è spesso al di là delle possibilità fisiche e la relazione spesso è resa impossibile dai tempi dettati dall’organizzazione e dalla scarsa formazione dei professionisti (Ballico QS 18 marzo 2019).
 
Questo nonostante le innovazioni introdotte grazie  alla tecnologia.
Non debbo ricordare ai Colleghi più anziani la meraviglia per le nuove possibilità nate con la tecnologia, le apparecchiature che hanno invaso le nostre stanze e le nostre vite e ci hanno permesso di curare meglio e di guarire più frequentemente i nostri pazienti. Nuove possibilità che hanno
portato il nascere di nuove figure professionali che ci affiancano per aiutarci ad espletare adeguatamente il nostro lavoro.
Il progresso tecnologico non si può fermare perché è un processo irreversibile , ma dobbiamo imparare a governarlo.
 
 
Come emerso negli anni di frequentazione costruttiva con gli amici Filosofi (Tarca QS 11 marzo 2019) la tecnologia risolve un problema e ne crea almeno altri due che non è detto siano meno rilevanti del problema risolto. Lascio alla vostra immaginazione i semplici esempi che avvalorano questa tesi.
 
I primi che a me vengono in mente sono l’antibioticoresistenza (antibioticoresistenza una minaccia crescente per l’uomo) e la sovradiagnosi (H.G.Welch, Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati). Quindi una gestione non adeguata della tecnologia porta per l'umanità talvolta più problemi che soluzioni.
 
La tecnologia ha cambiato in modo drammatico il nostro modo di esercitare la professione di rapportarci con il sapere e con le altre persone. Grazie alla tecnologia molte malattie si risolvono e si risolveranno in modo più efficace, meno cruento e più economico. Probabilmente con il tempo la tecnologia surclasserà il nostro attuale padrone, la finanza.
 
 
La tecnologia si può ipotizzare sia una cosa (per ora) neutra con un impiego ambivalente, prende origine dall’opera umana per soddisfare un bisogno e superare limiti umani.
 
“La tecnologia è una risorsa ambivalente cioè è una cosa buona  ma può essere o diventare in diversi modi un problema “, si legge nelle 100 tesi. Ma nonostante l'ampliarsi delle possibilità il suo uso (per ora) resta umano con i pro e i contro che la storia dell’uomo ci insegna e con la necessità di rivedere di continuo i limiti della nostra azione come specie.
 
Come ci ricorda il prof. Cavicchi nelle 100 Tesi “Il senso della cura va oltre il suo significato scientifico ma ciò detto, pur disponendo di una tecnologia potente, non può permettersi  in nessun modo  di dare una immagine illimitata delle suepossibilità”. Tuttavia  non sappiamo quali saranno gli effetti dell’applicazione dell’intelligenza artificiale.
 
Machine learning, reti neurali convoluzionali già oggi mettono in discussione la professione (Convegno Intelligenza artificiale in diagnostica per immagini SIRM Bologna 24 maggio 2019). Un uso che diventa un abuso al crescere della facilità e della economicità delle risorse tecnologiche. Un uso che deve essere ponderato causa l'ambivalenza della tecnologia.
 
Come ha scritto il prof. Tarca, tutti siamo d’accordo nel definire che il metodo scientifico nel verificare un’ipotesi si adatta alle leggi naturali, modificando l’ipotesi se non c’è correlazione. L’applicazione della tecnologia modifica questo concetto rendendo possibile che una volta formulata l’ipotesi, se le leggi naturali non collimano, la tecnologia sia in grado di alienare la realtà naturale adattandola all’ipotesi stessa. La tecnologia quindi sostituisce l’esistente per arrivare al risultato.
 
“Il guaio è che oggi tale sguardo tecnoscientifico non riguarda solo la natura ma si è spostato sull'umano. Questo vuol dire  che, siccome il corpo del mortale appare ampiamente inadeguato a garantire lo scorrimento di una vita umana libera dal dolore, l'atteggiamento tecnico, invece di spingere a cambiare l'approccio teorico in modo da favorire il fiorire di una vita complessivamente caratterizzata dal benessere, impone di sostituire, in maniera sempre più massiccia, il corpo umano  con un organismo indenne dalle malattie prodotte dalla natura  o da una società Insana. Il rischio come si capisce, è quello che si finisca per asfaltare la vita umana al fine di farla corrispondere ai modelli elaborati da quegli umani che sono in grado di fare progetti sulla vita dei loro simili”, (ibidem).
 
La tecnologia gestita dall’umano in campo medico è sicuramente applicata a vantaggio dell’uomo (e in Italia di tutta la società grazie ad un servizio sanitario universalistico). “L'immissione nella medicina della tecnologia in tutte le sue diverse forme va ovviamente salutata come un fatto straordinariamente positivo dal momento che la tecnologia rende la medicina più accurata, più efficace e meno fallibile” (tesi 75).
 
Chi gestisce dovendo garantire un risultato non può che apprezzare le conquiste tecnologiche. Ma per garantire i risultato, il medico si deve adeguare. E se il medico non è adatto o non riesce ad adattarsi alla soluzione? Rischia la sostituzione. Questo non è un processo tecnologico ma naturale. L’animale che sopravvive non è il più forte ma quello che si adatta (spero che questo pensiero ci consoli). Ma siamo sicuri che la soluzione tecnologica proposta sia veramente quella utile al paziente? Non crei più problemi che soluzioni? È a fin di bene? Serve a qualcosa di diverso dal business (finanziario o di consenso)? Infine uno sviluppo tecnologico non governato può portare all’estinzione della razza umana e alla sua sostituzione con qualcosa di più adatto?
 
E poi c’è il paziente. La tecnologia con il suo contributo l’ha soddisfatto, ha permesso diagnosi brillanti che spesso hanno smentito l’ipotesi formulata dal medico, ha sostituito parti del suo corpo con elementi che dureranno ere, gli ha fatto accarezzare idee come l’infallibilità, come avere il diritto ad un significativo allungamento della vita in pieno benessere. Ha consentito di affrontare diversamente il tema della morte sino a desiderare l’immortalità.
 
Siamo nel tempo della medicina tecnologica che ha cambiato addirittura l'immagine secolare della natura  creando nuovi dilemmi etici . Servono delle regole. Dovrebbe essere la deontologia a definirle”, (Tesi n°75).
 
Nella discussione fra medici e filosofi è emerso chiaramente che occorrono delle indicazioni all’azione per definire il medico del futuro. Come può un medico servirsi della tecnologia quale bene?” E' sempre più urgente unadeontologia  che dia indicazioni specie ai Colleghi più giovani ,sapendo che la velocità dei cambiamenti oggi è maggiore e presto avremo nuove generazioni di medici con nuovi distinguo e scelte. Lo sviluppo tecnologico  giunge infatti a modificare non solo la professione ma anche i confini bioetici e l’aumento esponenziale delle conoscenze in medicina.
 
Nel formulare queste idee occorre tenere presente che ci sono cose che cambiano e cose che non cambiano sia nella vita delle persone e che nell’evoluzione della società umana. Occorre tener presente che la virtù principale dell’uomo è l’umanità che ci caratterizza come specie.
 
La discussione delle 100 tesi deve servire a ridefinire il medico e la medicina anche alla luce di questi grandi cambiamenti indotti dalla tecnologia:  “Oggi nei confronti di questa mutazione la medicina e il medico devono darsi delle regole … non è più possibile continuare a definire il medico come se fosse solo un medico quindi come se la medicina fosse a tecnologia assente” (100 tesi).
 
Gabriele Gasparini
Neuroradiologo, Vicepresidente di Ars medica 
Vice Presidente Fondazione Ars Medica Omceo Venezia

03 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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