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Coronavirus. Fnomceo: “Con la pandemia è emersa inesorabile l’impossibilità per lo Stato di governare 21 sanità regionali”


L’Ordine dei medici torna sulla questione del titolo V della Costituzione. “È emersa la carenza di un centro unico di governance, ad esempio per la raccolta di dati e informazioni, che selezionasse le sperimentazioni più efficaci e standardizzasse velocemente la risposta in tutto il territorio, in modo coerente in tutto il Paese”.

15 APR - No a nazionalismi, sovranismi, regionalismi, localismi, personalismi: nell’ottica della gestione della pandemia di Covid-19, le parole chiave sono ‘unione’ e ‘solidarietà’.
A ribadirlo è, ancora una volta, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Lo fa commentando il question time appena conclusosi alla Camera dei Deputati, nel corso del quale il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, rispondendo a un’interrogazione sulle iniziative per il rilancio economico e sociale del Mezzogiorno, ha auspicato un rafforzamento del Servizio sanitario nazionale al Sud, che non serva solo a sanare questa emergenza ma diventi strutturale. Dello stesso parere Anelli, che torna a parlare di un “Piano Marshall” per la sanità del Mezzogiorno e del Paese.
 
“In questi giorni stiamo purtroppo assistendo a una frammentazione nelle reazioni a quanto è accaduto e sta ancora accadendo, nel nostro paese, in relazione alla pandemia di Covid-19 – spiega Anelli -. Nelle Regioni del Nord, quelle più colpite dall’epidemia, si sfugge ad un’analisi complessiva delle cause, che vada oltre le responsabilità dei singoli, si rimuovono gli errori compiuti, e si guarda al ‘dopo’. Dimenticando che nessun futuro è possibile se si prescinde dal passato, dalle lezioni che la storia anche recentissima, tanto da confondersi con il presente, vuole e deve insegnare. Chi non conosce il proprio passato rimane un bambino, scriveva nel V secolo a.C. Ippocrate di Kos, il padre della Medicina. Occorre imparare dall'esperienza per gestire con successo il presente”.

 
“Al Sud, invece, si cerca in qualche modo di giocare sul fatto che i territori siano stati risparmiati, anche qui senza neppure cercare di capire il perché di questo risultato, e si vogliono richiamare gli investitori della sanità privata, sottraendo fondi alle regioni del Nord – continua Anelli -. Ebbene, entrambe queste soluzioni sono sbagliate, inefficaci e inconcludenti. Non si può pensare di vincere gli uni a scapito degli altri, in una guerra tra poveri basata sulla competizione tra Regioni, sul principio ‘mors tua vita mea’. Non si può, perché così perdiamo tutti: perdono le Regioni del Nord, che non imparano dai propri errori; perdono le Regioni del Sud, che non comprendono come questo approccio utilitaristico sia proprio quello che ha portato agli squilibri che hanno inciso così pesantemente sugli indici di salute della popolazione. Perde il Servizio sanitario nazionale, che proprio sulla solidarietà tra cittadini, tra Regioni, tra realtà individuali e collettive di maggiore e minor ricchezza, trova la base per la sostenibilità dei suoi principi fondamentali: l’universalità, l’uguaglianza, l’equità”.
 
“È nella solidarietà, dunque, che il Servizio sanitario nazionale, ma di più, l’Italia, l’Europa, il mondo intero devono trovare la chiave per uscire dalla pandemia – argomenta -. Per quanto riguarda il nostro paese, è quanto mai necessario e urgente un Piano Marshall per la sanità del Sud, anzi per la sanità nazionale. Non una mera ridistribuzione di risorse finanziarie, ma un progetto strutturale di investimenti volti a colmare le disuguaglianze”.
 
“Ci sarà tempo per le analisi, ma è innegabile che l’emergenza in cui siamo stati catapultati, sostanzialmente senza una reale programmazione, nonostante le esperienze della Cina e della Corea del Sud, e nonostante una pandemia fosse attesa da tempo, abbia messo in luce molte criticità nella gestione della sanità – aggiunge ancora -. È emersa in maniera inesorabile l’impossibilità, da parte dello Stato, di governare un sistema sanitario frammentato in 21 sistemi sanitari regionali e l’incapacità di individuare e implementare un efficace approccio unitario, in termini di protocolli operativi e terapeutici. È emersa la carenza di un centro unico di governance, ad esempio per la raccolta di dati e informazioni, che selezionasse le sperimentazioni più efficaci e standardizzasse velocemente la risposta in tutto il territorio, in modo coerente in tutto il Paese”.
 
“È innegabile, e non siamo noi a dirlo, ma esperti di diritto costituzionale, che il regionalismo in sanità abbia mostrato impietosamente i suoi limiti organizzativi e strutturali, e lo abbia fatto proprio in quei territori che sembravano rappresentarne la punta di diamante – prosegue -. E se il Sud si è salvato, lo si deve probabilmente al fatto che l’epidemia è arrivata dopo, quando la gestione era già stata presa in mano dal Governo centrale, con la decisione di mettere in quarantena l’intero paese, e non di chiudere, tergiversando per ragioni di bilancio, singole zone”.
 
“Ma, come sempre avviene quando un male più grande di noi arriva a travolgerci, l’epidemia ha allo stesso in modo messo in luce le potenzialità e il valore aggiunto del nostro Servizio Sanitario nazionale – constata -.  Ha evidenziato l’importanza della medicina del territorio, primo terreno d’incontro tra le domande di salute dei cittadini e le risposte del sistema. L’esempio della Lombardia dovrebbe essere d’insegnamento: un Sistema sanitario regionale che ha potenziato le strutture private e trascurato il territorio è stato travolto dall’epidemia. La medicina del territorio è invece un settore che, anche finita l’emergenza Covid-19, continuerà a giocare un ruolo chiave nel fronteggiare le malattie croniche, vera sfida per i sistemi sanitari occidentali”.
 
“L’ultima ma non meno importante lezione che l’epidemia ci deve lasciare è quella sulla governance della sanità, che non può più essere consegnata nelle mani della politica o di manager scelti dalla politica – conclude Anelli -. È ora che torni nelle mani dei professionisti sanitari, di coloro che hanno le competenze per definire obiettivi di salute e non di bilancio. E poi, su tutte, una lezione più grande, riconosciuta oggi anche dallo storico israeliano Yuval Noah Harari, intervistato da La Repubblica: la solidarietà globale è la risposta, contro la tentazione di ogni isolazionismo”. 

15 aprile 2020
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