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03 LUGLIO 2022
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La cruda verità

di Francesco Lucà

02 MAG -

Gentile Direttore,
è innegabile che avevamo accolto con grande attenzione le affermazioni del Ministro Speranza, che in piena pandemia sottolineava come in pochi mesi fosse stato stanziato per la sanità più di quanto fosse stato impegnato in 5 anni. Il Ministro Brunetta, di contro, proclamava che in pochi mesi si sarebbero iniziate e concluse le trattative dei contratti pubblici.

Poi sono arrivati gli stanziamenti del PNRR per la sanità. Tanti soldi per l’ammodernamento tecnologico e per l’informatizzazione, campo quest’ultimo in cui l’Italia è fanalino di coda in Europa.

Dimenticavo, finalmente dopo anni di programmazione insulsa, si individuavano più posti nelle scuole di specializzazione cercando di eliminare il famoso collo di bottiglia tra laureati e accessi ai posti di specializzazione. Addirittura la legge di bilancio aumentava l’indennità di esclusività. Insomma un panel di speranze. Ma mai fidarsi in sanità!

Esce il Def 2022 e cosa leggiamo? La spesa sanitaria decresce a un tasso medio annuo dell’0,6%. Ma ancora più inquietante il rapporto con il Pil che passa dal 7% del 2022 al 6,2% del 2025.

In poche parole lo stanziamento previsto in crescita durante la pandemia si esaurisce e considerata l’inflazione che galoppa, con la iattura della guerra in Ucraina, fino ad oltre il 6%, rende vane tutte le previsioni di crescita del nostro Paese.

Seconda promessa i contratti. Leggiamo con disappunto, sempre nel Def, che per il triennio contrattuale 2019-2021 si parla di rinnovo solo per il personale non dirigente. D’altra parte le linee di indirizzo dei contratti della dirigenza sembrano in mente dei.

Ma non basta! I soldi del PNRR sono salutari per il rinnovamento tecnologico ma all’unisono in tutti i pensatori burocrati cresce l’importanza dell’intelligenza artificiale e qui ci viene un atroce dubbio non è che sono convinti che le macchine possano fare a meno dell’uomo? Questo intendimento aumenta constatando che è vero che sono aumentati i posti nei corsi di specializzazione; ma per fare uno specialista formato ci vogliono 4-5 anni e nel frattempo vanno in quiescenza migliaia di medici. Quindi carenze di medici esasperate!

Avevamo finalmente apprezzato che la politica avesse compreso che la sanità è motore fondante di uno stato. Avevano chiamato “eroi” medici e personale sanitario. Avevano pianto tutti i sanitari morti per COVID-19. Tutto finito. La sanità torna ad essere il bancomat dello stato. Sembra mancare la capacità di ridisegnare il SSN. Si elaborano riforme del DM70 e 71. Si costruisce una sanità territoriale senza mezzi e personale. Una scatola vuota in cui tutti, con grande ipocrisia politica, sanno che non ci sono stanziamenti bastevoli. IL PNRR contiene progettualità importanti ma ci vorranno anni per funzionare. Il fatto principale è che la politica non mette al centro le professioni, non da vera dignità e valorizzazione e soprattutto non fornisce appropriati riconoscimenti economici e una organizzazione in cui le professioni sanitarie siano veramente partecipi nell’organizzazione.

Del nuovo contratto 2019-21, peraltro già scaduto, neanche l'ombra; gli stanziamenti sono bruciati dall’inflazione; i medici non hanno vero ruolo. La sanità ospedaliera è fiaccata dalla pandemia e quella territoriale resta un miraggio nel deserto, ma soprattutto i cittadini rischiano un SSN non più universalistico visto che sono in crescita esponenziale le esperienze di sanità orientata al privato accreditato. Nella sanità pubblica rimarranno le macerie del sistema e i nuovi specializzandi si tufferanno nelle braccia del privato, meno gravoso e meglio pagante. I contratti di lavoro sono la chiave di volta  della valorizzazione e gratificazione dei medici, senza di essi il sistema muore.

Francesco Lucà

Presidente Fondazione Area Radiologica



02 maggio 2022
© Riproduzione riservata

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