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Ospedale Annunziata, il 1° luglio si chiude. Un pezzo di storia della Pediatria campana che nessuno vuole salvare

16 GIU - Gentile Direttore,
dal prossimo primo luglio, pare, l’Ospedale SS. Annunziata di Napoli chiude definitivamente. I 20 posti letto di pediatria e la Terapia intensiva neonatale dovrebbero tornare al Santobono mentre lo scheletro dello storico ospedale di Forcella che nel 2010 faceva 1500 parti accoglierà ancora circa 200 dipendenti tra amministrativi infermieri formati per la pediatria e medici che non si sa che fine faranno. Quel che è certo è che se un ospedale non ricovera più, non può chiamarsi più ospedale. Certo, manca l’ufficialità, e quindi manca la certezza formale, ma quella verrà probabilmente con un blitz dell’ultim’ora per evitare che la gente organizzi proteste.
 
Dal primo luglio prossimo venturo la statua della Madonna dell’Annunziata, che secondo la leggenda da secoli consuma le sue scarpine per il suo girar di notte per i reparti a vegliare sui piccoli ricoverati, non avrà più su chi vegliare e vagherà malinconica per le stanze vuote a ricordare di quando vi venivano accolti e salvati bambini e venivano alla luce tanti neonati, ma veramente tanti, ben oltre i mille per anno, certo più che altrove. Ma forse questa era la vera “colpa” dell’ospedale.


Il Presidente De Luca aveva solennemente promesso che nessun ospedale di quelli che il famigerato decreto 49 del 2010 disponeva di chiudere sarebbe stato chiuso, ma al massimo sarebbe stato riconvertito e rigenerato. Ebbene, tra pochi giorni verrà chiuso un ospedale del quale il decreto 49 non disponeva la chiusura e lo stesso non verrà neppure riconvertito in nulla nonostante fosse forse l’unico per il quale c’era un ambizioso progetto di riconversione in presidio intermedio per la tutela della salute della donna e del bambino, in linea con le precedenti programmazioni regionali e le vigenti norme e che scaturiva da un decreto che stanno surrettiziamente stravolgendo, a dispetto delle regole sulla buona e trasparente amministrazione della cosa pubblica. Ci piace pensare che il Presidente questo non lo sa, perché gli hanno forse abilmente rappresentato una realtà distorta ed impedito di ascoltare voci diverse da quelle che hanno già in passato prodotto quella sanità di cui lui stesso ha denunciato il malessere. Tra pochi giorni andranno via dall’ospedale gli ultimi gioielli: dopo la maternità andranno via la Terapia intensiva neonatale, la pediatria e la guardia anestesiologica. Dove andranno a finire quei tanti ricoveri che attualmente si fanno in pediatria?

E dove andranno gli oltre trentamila accessi a quella che non si vuole chiamare più accettazione per 24 ore ma che di fatto lo è, grazie alla presenza di un reparto di pediatria ed una copertura anestesiologica? Eppure nel piano ospedaliero è disposta l’apertura di reparti di pediatria al Loreto Mare, dove è prevista anche una terapia intensiva neonatale, ed al San Giovanni Bosco, perché lo Stato ha finalmente detto che le pediatrie non devono essere concentrate ma distribuite sul territorio. E che si fa? Proprio mentre la Asl Na 1 dovrebbe aprire due Pediatrie ed una Terapia intensiva neonatale e proprio mentre sta per riprendersi l’Annunziata, si svuota, con il consenso del suo commissario straordinario, l’ospedale di pediatria e terapia intensiva neonatale e si disperde il personale, senza neppure rispettare gli accordi regionali, e così, con lo striminzito sblocco del turnover, che verrà in gran parte assorbito dall’ospedale del mare e da tutte le altre urgenti necessità, questi reparti non si potranno mai aprire ex novo in tempi ragionevoli. Eppure il Loreto Mare dovrebbe avere la pediatria sottratta all’ospedale del Mare in un processo che ha visto in cinque anni prima ridurre drasticamente e poi sopprimere del tutto le sue finzioni di assistenza a gravide e bambini.

E così quell’esigenza del territorio sancita dallo Stato sarà ancora una volta disattesa, o meglio la legge sarà di fatto elusa, probabilmente grazie a nostre misere manovre locali. Volendo ironizzare sembra proprio che qualcuno sia venuto da lontano o dalle zone alte a vender “pacchi” proprio a Forcella e alla Duchesca. Che dire poi del dipartimento ospedale-territorio tra Asl e Santobono messo nel piano ospedaliero. Il decreto ministeriale cui si devono adeguare indica per queste esigenze strumenti a costo zero, certamente più snelli, flessibili, efficienti e che valgono per tutta la Regione e non solo per la città di Napoli. Possibile che gli esperti non lo sappiano? Allora che c’è dietro? Dicono in Regione che in fondo c’è l’accordo tra le aziende. Ma De Luca tuona sui giornali che gli atti aziendali li devono fare i nuovi direttori generali e non certo i commissari aziendali di passaggio. Perché allora affidare ad un commissario di passaggio una programmazione di tanto rilievo aziendale ed assistenziale? Che fretta c’è?

Perché la Regione non lascia alle convenzioni tra aziende certe cose e le mette invece in un piano ospedaliero? Dov’è la politica? Dove sono le Istituzioni regionali e locali? Dove sono i nostri snob-intellettuali capaci di mobilitarsi per la laicità della deputazione del tesoro di San Gennaro, che forse pochi napoletani conoscono, e restano indifferenti mentre un pezzo rilevante della Real Casa della SS. Annunziata, che tanto ha fatto per donne e bambini di questa città, che ha salvato da un triste destino gli antenati di tutti gli Esposito e di tanti napoletani, che è stata sede di insegnamento universitario della pediatria fin dal XIX secolo, subisca tutto questo? Quello che è successo negli ultimi anni nell’assistenza materno-infantile, di cui la triste vicenda dell’Annunziata è solo una piccola parte, meriterebbe un’inchiesta degli organi istituzionali deputati ad azioni di controllo. Noi stiamo a disposizione ed abbiamo una ricca documentazione al riguardo.
 
Ermanno Scognamiglio
Segretario Provinciale Cimo Napoli

16 giugno 2016
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