I caposala e il riconoscimento del ruolo

I caposala e il riconoscimento del ruolo

I caposala e il riconoscimento del ruolo

Gentile Direttore,
dopo tre giorni di lavori al 12° Congresso del Coordinamento nazionale dei Caposala coordinatori, con il tema “Dai valori la forza della professione”, sicuramente portiamo a casa spunti, riflessioni, indicazioni, idee che riguardano il nostro ruolo quotidiano e che porteremo nelle nostre realtà allo scopo di migliorare il nostro agito nei confronti dei nostri coordinati e del paziente. Anche questa volta il nostro congresso ha superato le aspettative.  L’ho sentito ripetere più volte dai partecipanti.
 
Ma dalla terza giornata in presenza delle istituzioni: Amministratori, Parlamentari, Docenti, Professione (Presidente IPASVI) Sindacati vorremmo portare a casa anche qualcosa in più che riguarda un riconoscimento tangibile a livello normativo del nostro ruolo. Ciò non dovrebbe essere poi così difficile perché, come diceva un sindacalista presente alla Tavola Rotonda, basterebbe instituire la figura dei Quadri, come previsto tra l’altro dal codice civile che regolamenta l’organizzazione del lavoro.
 
Però vorrei che anche le Istituzioni presenti portassero a casa qualcosa di noi e a tal proposito mi permetto di riassumere nelle cinque parole chiave emerse, quanto è stato detto dagli illustri relatori nei primi due giorni:
· Lavoro
· Dono
· Disobbedienza
· Pazienza
· Guardare
 
Abbiamo visto come il Lavoro sia qualcosa che l’Azienda o il sistema compra da noi, ossia compra la nostra prestazione lavorativa.
 
Il Dono no, non può essere comprato, il Dono è il valore aggiunto che noi, con le persone che coordiniamo, offriamo al servizio dell’organizzazione e dell’utente. Il dono però non può essere misurato, monetizzato e spesso non individuato da chi sovraintende all’apice delle organizzazioni.
 
Ci hanno parlato anche di Disobbedienza (in senso positivo ovviamente) per riuscire a far valere le nostre capacità, le nostre competenze, nel senso di ciò che ci compete fare, per valorizzare il nostro ruolo. In sostanza una piccola rivoluzione che deve partire da noi stessi.
 
A mio modesto parere credo che il sistema Sanitario Assistenziale si regga ancora in piedi perché il Dono da noi offerto è di gran lunga superiore alla Disobbedienza, in quanto  prevale la nostra Vocazione e finché ci sarà Pazienza, quarta parola chiave, il sistema Assistenziale sarà garantito.
Ma se la Pazienza finisse?
 
Qualcuno ha parlato anche di Valutazione, bene, perfetto, nessuno ha paura di ciò, purché sia basata su obiettivi da raggiungere in modo che si possa misurare l’effettiva capacità del coordinatore (che a me piace ancora tanto chiamarlo Abilitato alle Funzioni Direttive) e non su indicatori più o meno soggettivabili e poco misurabili.
 
Vorrei chiudere con l’ultima parola chiave che è Guardare.
Abbiamo appreso che guardare non è sinonimo di controllare, concetto che noi portiamo a casa perché ci potrà essere d’aiuto per migliorare il rapporto con i nostri collaboratori.  Pertanto inviterei anche chi rappresenta le istituzioni a guardare non “controllare” un po’ di più il nostro Lavoro e soprattutto quello che noi Doniamo al sistema per avere il giusto riconoscimento, non solo economico, ma anche giuridico, che da anni rivendichiamo.
 
AFD Silvano Pagani
Coordinatore infermieristico, Ospedale Niguarda, Milano

01 Novembre 2016

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