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A proposito di assunzioni e stabilizzazione del personale sanitario in Emilia Romagna

di Augusto Pagani

06 LUG - Nella conferenza stampa del 29 giugno scorso il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e l’Assessore Sergio Venturi hanno annunciato di avere proceduto alla assunzione di oltre 4300 operatori sanitari negli ultimi 2 anni, di avere rafforzato il personale medico e di avere stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali che prevede, entro il 2019, di ridurre almeno dell’80% i contratti atipici in essere.
 
In merito a queste ottime notizie ho chiesto un chiarimento al Presidente Bonaccini, perché dai numeri riportati dalla stampa (QS del 30 giugno 2017) non risulta chiaro quante delle 4300 assunzioni siano riferite a medici, e di questi quante siano state formalizzate con contratti della dipendenza e quante con contratti atipici; e non viene indicato il numero dei medici che nello stesso periodo hanno concluso il loro rapporto di lavoro, tipico o atipico, con il SSR, evidenziando in tale modo con dati numerici inconfutabili il rafforzamento conseguito in ambito medico.
 
Per quanto attiene infine alla annunciata riduzione, entro il 2019, dell’80% delle condizioni di lavoro definite atipiche, non si può che esserne contenti, perché queste comportano per i medici una serie di penalizzazioni rilevanti rispetto a quelle del contratto della dipendenza medica:
-stipendio ridotto, a parità di orario
-mancata tutela per gravidanza, malattia, permessi di studio
-ridotto punteggio della attività per i concorsi pubblici
-mancata maturazione della anzianità di servizio
-costo obbligatorio aggiuntivo di una polizza assicurativa personale per poter stipulare un contratto con la AUSL
-costo ingente della previdenza ENPAM assoggettata alle aliquote della libera professione
-mancanza di controlli sull’orario di lavoro
 
Nella conferenza stampa il presidente Bonaccini ha ribadito la buona gestione della sanità regionale e la intenzione di investire sulla sanità pubblica, sostenendo di avere conseguito questo “risultato unico in Italia” perché “la qualità di un sistema sanitario la si fa anche a partire dalla quantità del personale, preparato e professionale, che ci lavora”.
 
L’Assessore Venturi ha poi affermato che la scelta di investire sul personale deriva anche dal fatto che “se il SSR rappresenta una eccellenza nel panorama non solo nazionale, dipende anche dalla qualità degli operatori”.
 
Non si può che condividere queste affermazioni poiché gli investimenti sul personale medico e non medico rappresentano certamente una scelta intelligente e strategica, finalizzata non solo a risolvere le criticità attuali ma anche a mettere in campo una seria programmazione nel medio e lungo periodo per gestire la crescente e rilevante difficoltà di sostituzione dei medici pensionandi.
 
Come già segnalato il 5 giugno u.s. nel corso della audizione della Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna è urgente prendere tutti i provvedimenti necessari a gestire la carenza di MMG e di specialisti, in particolare anestesisti, ortopedici, ostetrici, medici della emergenza urgenza aumentando al più presto il numero dei posti disponibili nei Corsi di formazione per la Medicina generale e per le Scuole di specializzazione universitarie in relazione alle necessità, facilmente prevedibili, del sistema sanitario nazionale e regionale.

Allo stesso modo si deve garantire ai medici formati la possibilità di essere assunti con contratti equi e stabili, per evitare che le offerte di lavoro che provengono sempre più numerose e più allettanti da altri paesi europei ci mettano nella assurda situazione di sostenere i costi della formazione medica pre e post universitaria senza poi utilizzarne i benefici attesi.

Dott. Augusto Pagani
Presidente Ordine dei Medici di Piacenza
 

06 luglio 2017
© Riproduzione riservata

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