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Curare la persona: dare gambe a questo obiettivo

22 MAG - Gentile Direttore,
il Presidente della Repubblica allo IEO di Milano ha opportunamente ribadito la necessità che al centro del sistema di cura ci sia la persona. E’ una indicazione che dobbiamo raccogliere non solo per motivi etici ma per la forza delle evidenze, che in questo campo devono costituire un faro per le scelte e le strategie da adottare.

Può sembrare paradossale che in tutti i campi della vita umana la persona viene vista come l’unità di misura delle scelte, il livello che spiega decisioni e comportamenti, il focus delle analisi e degli interventi. La principale eccezione a questa realtà è il campo della cura, che continua ad usare quasi esclusivamente le lenti della biologia per capire la salute, la malattia e gestire la cura.

Ma le scienze biologiche – con tutto il rispetto che dobbiamo avere per un campo che ci ha consentito tanti progressi – non conoscono la categoria “persona” ma solo quella di “organismo”. E’ la psicologia che conosce e studia questa categoria, in relazione soprattutto ai temi del comportamento, delle relazioni, del benessere, della salute e della malattia.


E la Psicologia non lo fa solo in chiave speculativa perché da anni ha adottato il metodo delle scienze, dei trial clinici, degli studi sperimentali, delle indagini epidemiologiche per capire, valutare e misurare sia i propri aspetti di indagine che l’efficacia e l’efficienza dei propri interventi.

I dati prodotti dalle scienze psicologiche non solo trovano sempre più rispondenza con quelli delle discipline biomediche ma spesso sono indispensabili per comprendere i nessi ed avere una visione integrata dell’essere umano. Sono le scienze ad essere separate non la realtà!

L’epigenetica, che ci ha mostrato come il contesto, filtrato dai nostri vissuti soggettivi, modula l’attività genica e la fisiologia, abbiamo i dati sul ruolo della dimensione psichica come mediatrice tra ambiente e organismo e così via. Nella malattia fisica conosciamo il peso dei vissuti soggettivi nella relazione di cura, nella partecipazione alle cure, nella gestione della malattia, nel decorso e nelle complicanze, nei costi sanitari e sociali.

Allora “mettere al centro la persona” vuol dire utilizzare nel XXI secolo la Psicologia e gli Psicologi in modo nuovo e diverso nei contesti di cura, come parte dei team interdisciplinari che – insieme – possono assicurare uno sguardo ed un intervento davvero “integrato” alla persona.
Questo vuol dire anche concretizzare ciò che la legge 3/18 ha sancito, ovvero il pieno riconoscimento dello Psicologo come professionista nel campo della Salute.
 
David Lazzari
Esecutivo CNOP – Past president Soc.Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia

22 maggio 2019
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