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La nuova “borsa hi-tech” per il medico di famiglia

02 NOV - Gentile Direttore,
sembra che il Governo fornirà  strumenti diagnostici ai Medici di Famiglia. Finalmente si arriva a capire , con grande ritardo purtroppo,  che non ci sarà mai alcun rispetto dei tempi massimi previsti dal Piano Nazionale sulle liste di attesa da parte dei CUP cittadini e regionali se non si investe nella Medicina Generalista ovvero sui Medici di Famiglia, su un nuovo Medico di Famiglia che possa operare in team con gli infermieri territoriali, che possa usare tecnologia diagnostica  e di comunicazione  con gli specialisti a casa stessa del paziente ed in strutture di supporto ai team sanitari territoriali  che potremo chiamare Case della Salute, anche se questo nome non rispecchia il concetto espresso dalla “Patient Centred Medical Home” (PCMH), infatti HOME indica il team che opera all’interno della Struttura (HOUSE) , operatività tutta centrata sul paziente.
 
 
E’ lo stesso ministro della Sanità che vuole passare dalle parole ai fatti (vedi intervista a La Stampa ripresa anche da questo giornale). Mai sentite fino ad oggi parole più sagge,  sperando però che da queste parole si passi ai fatti.

 
Sappiamo bene che con elettrocardiogrammi coadiuvati da programmi di autodiagnosi internazionalmente validati,  oggi è possibile escludere patologie in circa il 90% dei casi, relegando solo il restante 1% allo specialista cardiologo e ad altri approfondimenti diagnostici, ancora una volta senza ingolfare le liste di attesa.
 
Lo stesso risultato si può ottenere dotando gli studi medici, meglio ancora la Casa della Salute ed ancora meglio la nuova Borsa del nuovo  Medico di Famiglia di: spirometri, glucometri, misuratori di INR, handled point of care per eseguire altre analisi del sangue, dermatoscopi digitali collegati ai tablet o agli smartphone dei dermatologi specialisti consultabili così in tempo reale, senza costringere il paziente a mettersi in coda per prenotare altre visite ed analisi.
 
Dunque si può fare. Si può innovare anche con poco, qualche tempo fa discutendo nell’Agenzia Regionale di Sanità Toscana abbiamo chiamato questa innovazione: innovazione frugale.
 
Oggi la tecnologia diagnostica ed anche quella dedicata alla comunicazione informatica si è miniaturizzata sempre di più senza perdere di efficacia. Purtroppo agli sforzi tecnologici non si è accompagnato lo sforzo culturale per meglio interpretare questa maggiore  usabilità della tecnologia. Un esempio può essere appunto la nuova Borsa del nuovo Medico di Famiglia.
 
Nell’iconografia classica il medico era rappresentato sempre con la sua borsa che doveva contenere alcuni strumenti utili alla visita al paziente ammalato a casa. In questa borsa, che spesso è stato il regalo al giovane neolaureato in Medicina e Chirurgia, era riposto il fonendoscopio, lo sfigmomanometro e poche altri semplici strumenti, oltre al ricettario.
 
Fa una certa impressione che nel terzo millennio questa borsa non abbia cambiato il suo ottocentesco aspetto, almeno nella maggioranza delle situazioni, fa anche una certa impressione come l’industria degli strumenti di monitoraggio diagnostico, che pure ha sviluppato strumenti sempre più piccoli e sempre più usabili in qualità e sicurezza, non abbia pensato di mettere insieme questi strumenti diagnostici e di comunicazione per generare, a casa del paziente spesso anziano, fragile e con molte comorbidità, una vera propaggine dell’ospedale.
 
Ma per fare questo è necessario un cambiamento culturale profondo e di conseguenza un profondo cambiamento organizzativo. Il cambiamento culturale profondo è rappresentato dalla nuova autonomia diagnostica del Medico di Famiglia nei confronti dell’attuale totale delega alla Medicina Specialistica chiusa spesso nei suoi silos ospedalieri, un nuovo orgoglio del Medico di Famiglia, un suo nuovo lavoro di squadra.
 
Questa orgogliosa autonomia viene pragmaticamente  rappresentata da una capacità diagnostica maggiore attraverso l’uso di tecnologie portatili ed usabili sul territorio come il monitoraggio emodinamico, l’imaging diagnostico mediante ecografia fast ed essenziale, point of care per gli essenziali esami di laboratorio e strumenti di tecnologia informatica per connettersi rapidamente con quella medicina specialistica a cui prima si delegava soltanto e con la quale oggi si deve invece comunicare,  condividere diagnosi, terapia e prognosi.
 
Ecco dunque la proposta di una possibile innovazione frugale: la nuova Borsa del nuovo Medico di Famiglia che coniuga la ricerca e lo sviluppo tecnologico con il cambio di passo culturale ed organizzativo della Medicina Primaria.
 
Per costruire la nuova Borsa del nuovo Medico di Famiglia è però necessario che i manager che guidano le ASL delle Regioni non facciano solo i conti guardando a quanto può costare una borsa così pensata ma quanto questa borsa possa far risparmiare in ricoveri inutili , spesso  pericolosi per il paziente , in pericolosi affollamenti dei Pronti Soccorsi ed in liste di attesa gonfie spesso di inutili esami che si sarebbero potuti evitare.
 
E’ necessario che anche il Ministro capisca che non basta mettere soldi per comprare strumenti, ma è necessario un profondo cambiamento culturale del Medico di Famiglia che deve diventare  il vero specialista della Primary Care , una nuova visione della Cura e dell’Assistenza Primaria e non da ultimo un nuovo Contratto con i Medici di Famiglia.
 
Giorgio Tulli
Medico-Chirurgo, Anestesista-Rianimatore pensionato
Già Direttore del Dipartimento delle Terapie Intensive e Medicina Perioperatoria dell’Azienda Sanitaria Fiorentina


02 novembre 2019
© Riproduzione riservata


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