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Fase 2. Ci possiamo fidare di 60 milioni di italiani?

30 APR - Gentile Direttore,
l’avvicinarsi della “fase 2” mi riempie di preoccupazione. I comportamenti degli italiani sono stati fino ad ora mediamente virtuosi, ma abbiamo assistito a numerose eccezioni da parte di chi, forse, si è ritenuto immune o, peggio, da chi ha solo voluto sbeffeggiare le autorità ed il circondario.
Molto, però, è stato determinato da un’informazione continua ma non chiara, dalla quale abbiamo ogni giorno saputo il numero dei morti e dei guariti, ma non sappiamo sul territorio nazionale quanti siano gli infetti e in particolare, quanti siano i positivi asintomatici.
 
Un piccolo esempio viene dai “runners”, i quali evidentemente si sentono al di sopra di tutto, perché corrono senza indossare la mascherina. Si può obiettare che non è facile respirare con la mascherina ma di contro, quante goccioline vengono spruzzate in giro ed a quale distanza da chi corre e suda? Non vale la giustificazione “io corro da solo”, perché si incontrano persone ogni pochi metri e lo spargimento di aerosol può diventare deleterio.
 

Un secondo esempio, questo più attuale in previsione del ritorno al lavoro di molti, la metropolitana e gli altri mezzi pubblici. Oggi mi è stato riferito da una persona che ha preso la metropolitana, che non c’erano controlli e che i vagoni erano ben carichi. Cosa succederà dopo il 4 maggio?
 
I nostri comportamenti saranno quelli che determineranno se ci sarà una seconda ondata di contagi o no. Ma contare sull’autocontrollo di 60 milioni di italiani mi rende molto preoccupato. Questo virus può esser molto pericoloso, come testimonia l’enorme numero di decessi ad esso dovuti.
Il problema si riconduce sempre allo stesso punto: come si fa a sapere se una persona è contagiosa? L’amico Prof. Walter Ricciardi qualche tempo fa disse che le mascherine (almeno quelle chirurgiche) non servono ai sani perché non proteggono abbastanza, ma servono ai malati per evitare di disperdere virus nell’ambiente. Però, se tutti indossassimo le mascherine, ciascuno di noi proteggerebbe il suo prossimo, il quale restituirebbe la protezione. E tutti saremmo protetti. Ma sappiamo quanti sono gli asintomatici in grado di trasmettere il virus?
 
Il nostro Paese sta attraversando un periodo di grande difficoltà, anche economica, e molte sono le spinte verso la riapertura per consentire all’economia di riprendersi. Ma un’apertura senza protezione sarebbe un suicidio collettivo ed il costo sarebbe insopportabile. E allora sarebbe il caso che lo Stato investisse ingenti risorse per controllare tutti i cittadini, almeno con la ricerca degli anticorpi, e poi fare il tampone e la PCR solo a chi risultasse positivo, per confermare la presenza o meno del virus. Anche se i test anticorpali non danno la certezza della guarigione, indicano chi ha avuto il contatto con il virus; tracceremmo così i sani ed i malati, dedicando le necessarie cure e l’isolamento a questi ultimi fino alla loro guarigione, ma liberando gli altri dalla paura e dalle restrizioni eccessive.
 
Si potrebbe dire: ma quanto costa? Un test anticorpale viene eseguito ad una cifra variabile tra i 40 e 60 euro, e richiederebbe quindi una spesa totale di circa 2.500 milioni di euro, ma su vasta scala potrebbe essere calmierato, così come le mascherine. I test potrebbero anche essere disposti dai vari datori di lavoro, perché è nel loro interesse avere lavoratori sani e non timorosi. Quanto stiamo spendendo attualmente per correre dietro ad una pandemia devastante? Quanto sono costate le attrezzature e, soprattutto, quanto sono costati tutti gli innumerevoli decessi?
 
E’ ora che qualcuno prenda una decisione di grande respiro, senza la quale la pandemia non si arresterà, determinando dolori e povertà.
 
Prof. Roberto Verna
Ordinario di Patologia Clinica
Università di Roma La Sapienza
Presidente e Rappresentante all'OMS della World Association of Societies of Pathology and Laboratory Medicine
Presidente, World Pathology Foundation
Past President, Collegio Nazionale dei Professori Universitari di Patologia Clinica

 

30 aprile 2020
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