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Gli anestesisti a Draghi: “Aumenti finanziamenti al Ssn”

di Alessandro Vergallo

17 FEB - Gentile Direttore,
il Governo Draghi dovrà affrontare diverse sfide che non derivano esclusivamente dalla pandemia, pur se essa ha fatto emergere le gravi criticità del nostro SSN che l’AAROI-EMAC denuncia da oltre un decennio. In primis la carenza di Medici Anestesisti Rianimatori e Medici dell’Emergenza Urgenza nei Pronto Soccorso, sul cui lavoro continua a riversarsi il maggior impatto della pandemia. Per colmare questa carenza, è necessaria sia una programmazione condivisa dei fabbisogni di questi Specialisti, sia una loro maggior valorizzazione stipendiale, da avviarsi urgentemente con il CCNL 2019-2021 ancora in sospeso, al fine di favorire la scelta dei neolaureati di intraprendere queste due specializzazioni, le più penalizzate tra tutte tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello delle condizioni di lavoro.
 
È inoltre indispensabile invertire quella rotta che sin da qualche anno fa ha portato addirittura ad introdurre negli ospedali pubblici medici con rapporto di lavoro privato, convenzionato o francamente libero-professionale, oltre che precari, il cui numero complessivo è spaventosamente cresciuto fino ad oggi.

 
Di fronte a queste e a molte altre sfide, rimane aperta la partita del Recovery Plan che ad oggi prevede un finanziamento di circa 20 miliardi. Ebbene, non solo 20 miliardi sono insufficienti per la sola rete ospedaliera, ma rischiano in gran parte di essere deviati, come abbiamo purtroppo già visto avvenire in passato, per finanziare certi progetti extra-ospedalieri tanto ricchi di parole quanto poveri di contenuti.
 
Ci auguriamo che il Governo Draghi aumenti i finanziamenti per il SSN, destinandoli però ai settori che hanno dimostrato alta efficienza per assistere i Cittadini, affrontando il Covid-19 senza tentennamenti, mentre per quei settori che altrettanto non hanno dimostrato occorre una riflessione molto seria, anche in termini di quanto costano alle casse pubbliche in relazione all’efficienza e alla qualità delle prestazioni effettivamente erogate.
 
La pandemia, infatti, ha impietosamente dimostrato i limiti dei medici con rapporto di lavoro “convenzionato”, il quale da un lato garantisce “il posto fisso”, dall’altro consente di non aderire alle necessità sanitarie “fuori convenzione”, mentre i professionisti ospedalieri del SSN con rapporto di lavoro dipendente se ne sono fatti carico anche supplendo alle carenze di altri settori. Questo dimostra che il rapporto di lavoro “convenzionato” è fallimentare.
 
La posizione dell’AAROI-EMAC in merito è sempre stata chiara, e tale resta: è ormai improcrastinabile una riforma seria del SSN Pubblico che si fondi, sul versante del personale medico sia ospedaliero sia territoriale, sulla transizione dai rapporti convenzionati, oltre che di quelli “atipici”, al lavoro dipendente. Questo si può fare già nell’immediato per i medici che operano nel Sistema di Emergenza Territoriale 118, sul quale, insieme alle altre Associazioni Professionali e Società Scientifiche del settore, abbiamo messo a punto una proposta sulla quale siamo pronti a confrontarci con il Governo Draghi, per ricondurlo alla sua finalità vera, che è pre-ospedaliera, e non a quella – oggi sempre più attuale in troppe Regioni – di un surrogato della medicina di famiglia.
 
A tutto quanto fin qui detto si aggiunge la annosa questione della regionalizzazione sanitaria. L’Italia ha 21 Sistemi Sanitari diversi, lo abbiamo sempre sostenuto e, a anche in questo caso, la pandemia ha messo in luce le differenti realtà e le diverse modalità di gestione. La delicatezza dell’ambito sanitario richiede a nostro avviso un’unica strategia nazionale. E’ inaccettabile che ogni Regione abbia un’organizzazione differente dalle altre. Il referendum renziano del 2016 si assunse la gravissima e difficilmente rimediabile responsabilità di annegare in un coacervo di altre riforme costituzionali l’unica che, a nostro avviso, avrebbe potuto passare senza difficoltà l’approvazione popolare, vale a dire la riforma del Titolo V sui poteri del Governo Centrale e delle Amministrazioni Regionali in materia di tutela della Salute.
 
Mai come in questo momento, d’altra parte, occorre una visione nazionale, a partire dal piano vaccinale. Confidiamo che il Governo Draghi sia in grado di migliorare la strategia fin qui individuata, sia accelerando le forniture, sia – soprattutto – predisponendo per i vaccini di più agevole conservazione e trasporto l’obbligo di somministrazione a carico della medicina di famiglia. È sconfortante rilevare alcuni segnali in base ai quali parrebbe che il pur encomiabile apporto delle Farmacie alla vaccinazione massiva della popolazione prefiguri un contributo al rispetto del programma vaccinale superiore a quello della medicina di famiglia.
 
D’altra parte, è indubbio che ci troviamo in un momento estremamente delicato in cui la vaccinazione rappresenta l’unico strumento per arginare in maniera decisa la pandemia. È ovvio, infatti, che un nuovo lockdown generalizzato come quello instaurato ormai un anno fa per far fronte alla prima ondata avrebbe sicuramente effetti sanitari ottimali sulla pandemia, ma forse non altrettanto sulle attività di produzione economica ed anche sulle prestazioni sanitarie extra-Covid. Pertanto, al momento attuale, sarebbe ragionevole modificare le restrizioni attuali, irrigidendone la maggior parte ed allentandone alcune altre, ma soprattutto affinando i loro target sulla base di una miglior qualità ed omogeneità degli indicatori e degli indici predittivi.
 
Alessandro Vergallo
Presidente Nazionale AAROI-EMAC

17 febbraio 2021
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