Ru486. Piemonte dice sì al day hospital ma no ai consultori. Sul ricovero decideranno il medico e le direzioni sanitarie. E si rafforzano gli sportelli anti-aborto 

Ru486. Piemonte dice sì al day hospital ma no ai consultori. Sul ricovero decideranno il medico e le direzioni sanitarie. E si rafforzano gli sportelli anti-aborto 

Ru486. Piemonte dice sì al day hospital ma no ai consultori. Sul ricovero decideranno il medico e le direzioni sanitarie. E si rafforzano gli sportelli anti-aborto 
Arriva, in forma leggermente alleggerita rispetto al previsto, la circolare di indirizzo della Regione Piemonte sull’aborto farmacologico. Niente divieto di somministrazione in day hospital, mentre è confermato il no alla somministrazione nei consultori. Quanto all’ambito ospedaliero, “le modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria”. Si rafforza, infine, il ruolo degli sportelli informativi negli ospedali, che saranno attivati da  “idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato” come “il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc”.

No alla Ru486 nei Consultori, si all’attivazione di sportelli negli ospedali gestiti da associazioni pro-vita, in caso di aborto farmacologico le modalità di ricovero saranno valutate dal medico e dalla direzione sanitaria. È quanto prevede la Circolare di indirizzo della Regione Piemonte “sulle criticità giuridiche delle Linee ministeriali” indirizzata alle ASO e ASL piemontesi. Una versione leggermente alleggerita rispetto ai contenuti in discussione qualche settimana fa, quando sembrava la scure della Regione sarebbe caduta anche sulla possibilità di ricevere la Ru486 in regione di Day Hospital.
 
Ciò non toglie che la posizione della Regione Piemonte è chiara, ed è critica verso Linee di indirizzo sull’interruzione farmacologica volontaria di gravidanza emanate ad agosto dal Ministero della Salute.

“Alla luce dei nodi critici emersi dagli approfondimenti” avviati per “una verifica di carattere giuridico sulla compatibilità di tali Linee con la legge 194/1978 che disciplina la materia”, spiega una nota della Giunta regionale, “la Regione ha voluto confrontarsi, in questi giorni, con esponenti delle diverse realtà sanitarie e sociali, tra le quali la Federazione Federvi.PA. e il dott. Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino”. Nell’ambito di questo confronto, prosegue la nota, “è stata condivisa l’opportunità di emanare una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad ASO e ASL piemontesi”, che nei contenuti prevede:

– “il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – alle strutture tassativamente elencate nell’art. 8 della legge 194, ovvero in ambito ospedaliero”;
 
– “in attuazione dell’art. 2 lett. d della Legge 194, l’attivazione di sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc)”;

– “per quanto riguarda l'aborto farmacologico le modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria”.  

Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, l’Assessore alla Sanità, Luigi Icardi, e l’Assessore agli Affari legali, Maurizio Marrone, sottolineano che “tali indirizzi rispondono alla volontà, unanimemente condivisa dalla Giunta regionale e dai Presidenti dei Gruppi Consiliari di maggioranza, di garantire il pieno rispetto di tutte quelle disposizioni della legge nazionale 194/1978 poste a: garanzia della piena libertà di scelta della donna se interrompere volontariamente la gravidanza o se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all'interruzione con la tutela sociale della maternità” e “a garanzia del perseguimento di pratiche abortive rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza”.

02 Ottobre 2020

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