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Quando le patologie “femminili” colpiscono anche i maschi

Tra le malattie nascoste l’anoressia, l’osteoporosi e la pubertà precoce. Un uomo su quattro soffre di anoressia, uno su dieci di osteoporosi. A sottovalutare il problema sono gli stessi medici, a causa di un pregiudizio diagnostico di genere. Gli endocrinologi: “Importante sensibilizzare per rendere più tempestiva la diagnosi e l’accesso alle cure”

20 GEN - Gli uomini fanno poca attenzione alla loro salute e tendono a sottovalutare i segnali che indicano l’insorgenza di un problema nella condizione fisica. E la situazione peggiora se ad essere contratte sono patologie considerate sulle patologie considerate poco frequenti negli uomini, quali l’anoressia, l’osteoporosi, la pubertà precoce dei maschi. Patologie considerate tipicamente “femminili”, ma che invece colpiscono anche il genere maschile.
 
A puntare i riflettori sulla scarsa attenzione degli uomini, gli endocrinologi dell’Associazione Medici Endocrinologi (Ame), in occasione del congresso nazionale. “A sottovalutare il problema sono gli stessi medici, a causa di un pregiudizio diagnostico di genere – ha dichiarato Edoardo Guastamacchia, Presidente dell’Ame – per questo è importante sensibilizzare per rendere più tempestiva la diagnosi e l’accesso alle cure”.
 
Una patologia considerata quasi appannaggio esclusivo delle donne, che invece riguarda anche gli uomini è l’anoressia. A soffrirne, è circa 1 uomo su 4 donne, su un totale di circa 3 milioni di malati in Italia (Ministero della Salute). I maschi che soffrono di disturbi dell’alimentazione vivono una condizione di disagio e diagnosi più tardive rispetto alle donne. Inoltre, non esistono centri o percorsi dedicati.
 
“L’anoressia degli uomini ha manifestazioni in parte simili a quelle dell’ambito femminile ma spesso l’ossessione per le forme corporee può esprimersi attraverso una attività fisica compulsiva, oltre ad un comportamento alimentare dannoso – afferma Simonetta Marucci, Endocrinologa esperta dei Disturbi del Comportamento Alimentare – i ricercatori, per anni, hanno escluso gli uomini dalla maggior parte degli studi e standardizzato i protocolli clinici e diagnostici sulla popolazione femminile. Sarebbe invece importante che i professionisti della salute cominciassero a riconoscere i sintomi e comprendessero le emozioni e i vissuti che questi ragazzi sperimentano, per poter intervenire efficacemente con strumenti e strategie adeguate.”

 
Altra malattia da sempre ritenuta appannaggio femminile è l’osteoporosi. In realtà essa colpisce anche gli uomini, anche se in misura minore rispetto alle donne, ma con conseguenze più gravi. A soffrirne, è circa 1 milione di uomini (1 uomo su 10 a fronte di 1 su 4 donne). “L’osteoporosi è un’alterazione della resistenza scheletrica che rende le ossa più fragili e più esposte al rischio di sviluppare fratture. – ha dichiarato Alfredo Scillitani, endocrinologo Ame – il meccanismo di base del processo osteoporotico è il medesimo in entrambi i sessi, tuttavia esistono differenze di genere della patologia, dovute alle specificità del corpo maschile rispetto a quello femminile.”

Negli uomini, prosegue Scillitani, si manifesta più tardi, in media dopo i 65 anni (contro i 55 della donna). Gli uomini, infatti, vanno incontro non a un brusco calo come le donne ma a un declino graduale della produzione degli ormoni sessuali, e quindi, a una perdita di calcio più tardiva e più lenta rispetto alle donne. Inoltre, hanno una massa minerale ossea in media più alta di quella delle donne e arrivano più tardi a oltrepassare la soglia dei valori inferiori alla norma, sotto i quali si è in una condizione di osteopenia o, addirittura, di osteoporosi. Anche se l’osteoporosi è una malattia della terza età, ci sono forme che si manifestano in situazioni particolari e che possono colpire anche giovani e addirittura giovanissimi. A volte l’osteoporosi può essere la conseguenza di fattori come problemi ormonali, terapie con determinati farmaci, carenze nutrizionali, e altri ancora; si parla in questo caso di osteoporosi secondaria.

Nell’ultimo mezzo secolo, la pubertà si è anticipata sempre di più. E il fenomeno della pubertà precoce, contrariamente a quanto si creda, non riguarda solo le femmine. I motivi di questo processo sono da ricercare principalmente nel peggioramento delle condizioni ambientali, in particolare negli inquinanti ambientali che si trovano nell’atmosfera, nell’acqua e negli alimenti, i quali hanno la capacità di stimolare le ghiandole endocrine e, soprattutto, la funzione testicolare e ovarica.
 
“I cambiamenti che si verificano in corso di pubertà sono legati alla produzione di ormoni prodotti dall’ipofisi, noti come gonadotropine, che stimolano la funzione dei testicoli e delle ovaie – ha spiegato Vincenzo Toscano, Past President dell’Ame – la presenza di sostanze inquinanti nell’ambiente e nel cibo altera questo processo fisiologico anticipandolo anche di 2-3 anni. Il primo segnale dell’inizio della pubertà nei maschi è connesso alla crescita del volume testicolare, seguita dalla crescita del pene e dalla comparsa dei peli pubici e ascellari. È buona norma – conclude – che gli accertamenti vengano seguiti da un centro specializzato di endocrinologia pediatrica. La pubertà precoce si può curare, ma la sua terapia va sempre decisa caso per caso da uno specialista, condivisa con i genitori”.

20 gennaio 2020
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