Diabete. Rischio mortalità – 40%, ma solo se si rispettano linee guida terapeutiche

Diabete. Rischio mortalità – 40%, ma solo se si rispettano linee guida terapeutiche

Diabete. Rischio mortalità – 40%, ma solo se si rispettano linee guida terapeutiche
Lo sostiene una ricerca condotta a Torino che ha rilevato un abbassamento drastico della mortalità nei malati di diabete inseriti in un protocollo che prevedeva la collaborazione tra specialisti e medici di famiglia e il rispetto assoluto delle linee guida. I medici: "Un successo del modello italiano".

“Con uno sforzo importante, che ha impegnato molte risorse, ma nel suo genere unico al mondo, siamo riusciti a dimostrare che il modello di assistenza italiano, quando seguito secondo le sue proprie linee organizzative precise, salva la vita delle persone con diabete: si riduce la mortalità per disturbi cardiovascolari, la mortalità in assoluto, come diciamo noi tecnici ‘per tutte le cause’, si riduce persino la mortalità per tumore”.


 


Le parole sono di Carlo B. Giorda, Direttore della Struttura complessa diabete e malattie metaboliche della ASL Torino 5, oggi Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD): ecco il risultato di un massiccio studio italiano sulla popolazione della città di Torino. Il lavoro, pubblicato su PLoS One, dimostra come la collaborazione tra centri di diabetologia e medici di famiglia allunghi la vita alle persone con diabete.
Lo studio è durato 4 anni: 31.104 persone di età maggiore di 20 anni (pari al 3,5% della popolazione del capoluogo piemontese) sono state registrate, seguite, valutate e visitate a intervalli regolari da un team di ricercatori composto da diabetologi ed epidemiologi della regione Piemonte e del Dipartimento di salute pubblica dell’Università di Torino, dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2006.

Il risultato? Semplice: a dare frutti è la collaborazione e l’attenersi alle regole. Il team ha infatti riscontrato che se anche solo l’affiancamento del medico specialista bastava a migliorare i risultati, il massimo risultato si otteneva quando si rispettavano anche le Linee Guida. I torinesi con diabete che, oltre che in carico al proprio medico di famiglia, erano seguiti anche dal centro diabetologico, secondo i più corretti principi, mostravano infatti un rischio relativo di mortalità per tutte le cause e di mortalità cardiovascolare ridotti di oltre il 40% rispetto a chi veniva seguito solo dal medico di famiglia. E anche la mortalità da tumore si riduceva circa del 26%. Lo stesso fenomeno si riscontrava con il rischio di infarto del miocardio e di ictus, maggiore del 30% nel gruppo seguito dal solo medico di famiglia, sino al rischio di amputazione degli arti inferiori che raddoppiava in questi ultimi.

“La persona con diabete vive più a lungo se seguita dal Centro diabetologico di riferimento, oltre che dal proprio medico di famiglia, e se vengono applicate tutte le procedure di esame, cura e assistenza previste dalla linee guida”, ha commentato Giorda. “Per quanto riguarda il perché, ipotizzerei due ragioni principali: primo, il richiamo periodico, nella cura del diabete, ma più in generale in tutte le malattie croniche, ricorda la propria condizione di malattia e aumenta la qualità della cura; secondo, un controllo così stretto sicuramente incide sullo stile di vita, ecco perché diminuisce la mortalità in assoluto, e probabilmente, grazie alla stretta sorveglianza, permette di rilevare con anticipo altre malattie, come ad esempio un tumore, e quindi anche in questo caso la sopravvivenza migliora”.

05 Aprile 2012

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