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Commissione UE. Sanità traino della ripresa. Già oggi 10% del pil europeo e 8% forza lavoro


Per la Commissione il comparto sanitario può essere fondamentale per la ripresa economica. Ma servono riforme e non tagli indiscriminati. Per garantire sistemi sanitari finanziariamente equilibrati e sostenibili. In tal modo la sanità sarà una chance per il futuro del veccio continente.I due report (primo rapporto), (secondo rapporto).

14 GIU - La crisi economica va avanti da ormai qualche anno, e – volenti o nolenti – Stati e governi hanno dovuto farci i conti, nel vero senso della parola. Per questo, non senza problemi, la crisi è stata foriera di stravolgimenti più o meno grandi nelle economie occidentali: un processo difficile dal punto di vista politico e soprattutto sociale, ma, a detta degli economisti necessario per gettare le basi per la futura crescita, che dovrà essere sostenibile, intelligente e inclusiva. Per questo la Commissione europea ha adottato nei primi mesi dell’anno un pacchetto di misure dedicato al tema degli investimenti sociali destinati alla crescita e alla coesione, nell’ambito del quale emerge un Atto della Commissione focalizzato sugli investimenti sanitari con particolare riferimento alla riforma dei sistemi sanitari in vista di un accesso a prestazioni mediche di più elevata qualità e ad un utilizzo efficiente delle risorse pubbliche.
 
Questo pacchetto di misure rappresenta il seguito della Comunicazione della Commissione del mese di dicembre 2012 "Annual Growth Survey 2013" che riconosce il contributo che le tematiche sanitarie apportano alla ripresa economica e sostiene processi riformatori che garantiscano sistemi sanitari finanziariamente equilibrati e sostenibili.

 
La situazione economica e il futuro dell’Europa
Non si dice niente di nuovo quando si afferma che l’economia europea è rimasta nel 2012, come nei precedenti tre anni, piuttosto fragile, con un PIL in contrazione. Già alla fine dello scorso anno, gli economisti avevano previsto che per uscire da questa situazione ci sarebbe voluto ancora tempo, anche perché dopo anni di crescita poco sostenuta la crisi ha avuto conseguenze sociali devastanti e solo in alcuni rari casi il welfare ha contenuto le ripercussioni. La disoccupazione è cresciuta, così come la povertà, sia nell’area dell’Euro, che in tutto il continente.
Ora però è necessario capire quali misure stanno funzionando e quali risultati dovranno essere ottenuti sul breve e lungo termine. E soprattutto è necessario individuare delle priorità di lavoro sia per la ripresa economica che per quella sociale, e che queste siano condivise da tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Questo è proprio lo scopo della Annual Growth Survey.
 
La sanità nella Annual Growth Survey
Proprio con queste premesse la Commissione europea ha affrontato il tema che riguarda la riforma della sanità. L’UE ha infatti assunto la salute come un valore intrinseco e come vero e proprio volano per una rinascita economica su scala continentale, elaborando un documento basato su tre assi prioritari:
- investimenti in sistemi sanitari sostenibili: necessità di raccogliere le spinte della crisi globale per pianificare sistemi efficienti all’insegna dell’innovazione e dei risparmi strutturali di spesa;
- investimenti in capitale umano: attività ed azioni tese a consentire alla popolazione di un invecchiamento attivo e in salute, anche in un’ottica di contenimento delle spese future connesse al trattamento di malattie prevenibili e di programmazione per ottenere un’efficiente personale specializzato;
- investimenti mirati al ridimensionamento delle disuguaglianze sanitarie presenti a livello nazionale ed europeo e che affliggono alcune fasce vulnerabili della popolazione e talune minoranze etniche. Questo asse riformatore mira a tutelare la coesione sociale e a rompere il circolo vizioso di salute precaria, povertà ed esclusione, che costituisce una miscela dannosa sia in termini sociali sia in termini economici.
 
I tagli alla spesa e gli investimenti
Più che tagli indiscriminati alla spesa, dunque, l’idea della Commissione europea è quella di ottimizzare e migliorare l’efficacia degli investimenti. Chiaramente la situazione varia da Paese a Paese, ma l’idea è quella di tagli selettivi e che tengano conto della necessità di una crescita economica e di reti di sicurezza a livello sociale per i cittadini. Proprio per questo, in ambiti come l’educazione, la ricerca, l’innovazione e l’energia sarebbe più opportuno investire e non tagliare, così come bisognerebbe mantenere e assicurare l’occupazione, garantire le pensioni, aumentare l’età pensionabile.
Ma soprattutto, proprio in questo gioca un ruolo fondamentale la riforma dei sistemi sanitari, in un ottica di sostenibilità e di buon rapporto costi/benefici, anche visto che la popolazione sta lentamente ma inesorabilmente invecchiando. In questo senso la sfida è duplice: usare in maniera più efficace le risorse pubbliche e garantire l’accesso a un servizio sanitario di alta qualità.
“La salute è un valore di per sé”, si legge nel documento della Commissione europea. “Una condizione necessaria per la prosperità, perché influenza l’economia influendo su produttività, forza lavoro, capitale umano e spesa pubblica. E per questo i soldi investiti in sanità sono ‘a misura di crescita’. Una corretta spesa sanitaria può ad esempio aumentare l’aspettativa di vita e dunque quanto ogni cittadino può lavorare. In tutta Europa c’è la prospettiva di migliorare il livello di salute medio nei prossimi anni, ma chiaramente ci sono prima forti diseguaglianze da appianare: le persone povere o emarginate soffrono ancora troppo di disabilità e malattie, rispetto al resto della popolazione”.
 
Le specificità regionali e gli obiettivi complessivi
Già da questo quadro si può capire perché nella stesura delle indicazioni la Commissione europea si sia subito accorta che non esiste formula magica che vada bene per tutti gli Stati e per tutti i cittadini. Le raccomandazioni devono necessariamente essere specifiche per le diverse nazioni, non solo rispetto agli obiettivi, ma anche rispetto ai tempi di messa in atto. Tuttavia, ci sono alcune linee guida che possono essere assunte come universali per tutti i Paesi.
Tra queste: limitare il peso delle tasse per i lavoratori, soprattutto per quelli sottopagati; ridurre le spese previdenziali, in maniera particolare per i neo-assunti, a maggior ragione se poco qualificati o da lungo tempo disoccupati; promuovere la creazione di occupazione; modernizzare il mercato del lavoro, semplificando la legislazione e promuovendo la flessibilità; ridurre le differenze tra le tutele ai lavoratori nei diversi tipi di contratto e il lavoro in nero. E soprattutto sfruttare la potenzialità occupazionale di settori in espansione, come la green economy, l’informatica, e – chiaramente – la sanità.
Oltre a queste misure, ulteriori sforzi sono necessari per assicurare l’efficacia dei sistemi di tutela sociale, gli unici che possono contrastare i reali effetti della crisi sulla cittadinanza e ridurre la povertà: di nuovo, l’accesso ampio a servizi sanitari di alto livello ed economici diventa dunque cruciale, soprattutto per i gruppi sociali più vulnerabili. Misure essenziali di questo tipo, secondo la Commissione europea, dovranno rimanere assicurate anche una volta usciti dalla crisi economica.
 
Cosa fare dunque da domani?
“Molte delle misure già illustrate – come la riforma delle tasse, dei sistemi sanitari e del ruolo del settore pubblico – potrebbero avere un impatto estremamente positivo sull’economia e per questo dovrebbero essere perseguite”, si legge nell’Atto della Commissione europea. “Lo status economico del continente avrà bisogno di decenni di lavoro per riprendersi del tutto dalle conseguenze derivanti dagli ultimi anni. Gli Stati membri dell’Unione partono da posizioni, esperienze e situazioni diverse e le sfide che hanno di fronte sono molto diverse. Per questo il modo in cui nel 2013 verranno implementate queste linee guida generali sarà cruciale”.
Tuttavia, concludono gli autori del documento, “in quegli Stati in cui sono state messe in atto le riforme più profonde dell’economia, gli sforzi stanno cominciando a dare importanti frutti: le diseguaglianze sono ridotte e la competitività sta aumentando”. Come a dire: non bisogna solo limitare la spesa, ma bisogna spendere bene. E la sanità è un terreno di investimento che potrebbe fruttare un ritorno sia economico che sociale da non sottovalutare.

14 giugno 2013
© Riproduzione riservata


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