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Obesità infantile. Calata del 13% in 10 anni. Ma in Italia il tasso resta tra i più alti d'Europa


Una discesa che però non è serivita a far piazzare l'Italia tra i paesi più virtuosi. Resta infatti una delle peggiori nazioni europee per la difusione di obesità e sovrappeso tra i bimbi. Per migliorare ulteriormente la situaizone l'Italia ha messo a punto un Piano Nazionale della Prevenzione che punta all'aumento dell'allattamento al seno e ad un incremento di frutta e verdura nella dieta dei più piccoli. Ecco tutti i risultati presentati oggi al Ministero della Salute.

04 MAG - I bambini italiani sono sempre meno grassi: sono diminuiti del 13%, in meno di dieci anni, i piccoli obesi e in sovrappeso. È questo l’ultimo dato rilevato dal Sistema di Sorveglianza Okkio alla Salute, promosso dal Ministero della Salute-Ccm, Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. I numeri sono stati diffusi oggi, durante una conferenza all’Auditorium Biagio D’Alba del Ministero della Salute, nel corso del convegno “Dieci anni di OKkio alla Salute: i risultati della V raccolta dati e le sfide future”.

Lo studio
I dati sono stati raccolti su un campione di 48.946 bambini di 8-9 anni e 48.464 genitori, rappresentativo di tutte le regioni italiane. I bambini sono stati misurati, peso e statura, all’interno delle scuole da operatori formati con metodologia standardizzata. In particolare, l’indagine coordinata dall’Iss mostra che la percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni scende dal 12% del 2008-09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso passa dal 23,2% del 2008-9 al 21,3% del 2016.


“L’obesità è diventata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica in Italia. Nonostante il miglioramento registrato dagli ultimi dati restano forti differenze geografiche tra Nord e Sud, a discapito di quest’ultimo – ha detto Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss – La diminuzione del tasso di obesità nei bambini è un segno che le politiche sanitarie messe in atto cominciano a dare i primi risultati ed è contemporaneamente il segnale che dobbiamo concentrare maggiormente gli sforzi in questa direzione. Tuttavia – prosegue Ricciardi - resta molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita. I genitori devono fare la loro parte: infatti, questi dati ci dicono che circa il 40% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma”.

La rilevazione 2016, confermando i dati precedenti, ha messo in luce la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari errate, seppure si sia rilevato un miglioramento per quanto riguarda il consumo di frutta e-o verdura, aumentato, e il consumo di bevande zuccherate e-o gassate, diminuito. Tuttavia, è una dieta bilanciata uno degli obiettivi più difficili da ottenere a tavola con i nostri bambini. Nonostante i miglioramenti, il dato lascia comunque l’Italia tra i Paesi con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità, così come dimostrato dalla “Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI”, un’iniziativa internazionale a cui partecipano più di 30 Paesi della Regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

“In Italia l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa una colazione comunque inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine condizionando negativamente l’equilibrio calorico del resto dei pasti – ha spiegato Angela Spinelli del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute – a metà mattina, infatti il 53% fa una merenda troppo abbondante e a tavola il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate. Nonostante sempre di più sembra che ci sia grande attenzione all’alimentazione e alle tante mode alimentari in giro, soprattutto in rete – ha osservato la ricercatrice - la realtà ci dice che di fatto neanche sufficientemente ancora ci avviciniamo a un corretto bilanciamento dei nutrienti nell’alimentazione dei nostri bambini”.

Bimbi e sport
Una tendenza negativa che si riflette anche sulle attitudini sportive e sulla sedentarietà dei bimbi italiani. Il 23,5% dei bambini svolge giochi di movimento non più di 1 giorno a settimana, il 33,8% dei bambini svolge attività fisica strutturata non più di 1 giorno a settimana e il 18% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine. Inoltre, solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Attitudini che si radicano ancora di più grazie all’uso scorretto delle tecnologie vecchie e nuove: il 44 % ha la Tv in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno che è il massimo del tempo raccomandato dagli esperti.

Il problema obesità e il Piano Nazionale della Prevenzione
L’elevata prevalenza di sovrappeso e obesità infantile costituisce un problema di sanità pubblica a livello mondiale. L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio di malattie croniche e, se presente in età pediatrica, si associa ad una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell’età adulta. L’impatto dell’obesità e delle sue conseguenze in termini sociali giustifica la necessità di intraprendere interventi urgenti ed incisivi per contrastare la diffusione del fenomeno. E’ necessario investire nella prevenzione, anche con il coinvolgimento attivo di settori della società esterni al sistema sanitario, sia istituzionali che della società civile, così come raccomandato dall’Unione Europea (Ue) e dall’OMS attraverso strategie e Piani d’azione. Tutte le Regioni sono, inoltre, impegnate nella realizzazione del Piano Nazionale della Prevenzione (Pnp) 2014-2018 che, secondo l’approccio del Programma Guadagnare salute, interviene attraverso strategie di popolazione in specifici “setting”. Particolarmente importante a tal fine è il raccordo tra salute e scuola cui compete un ruolo educativo molto rilevante anche nel supportare e stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia, coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica.

Il Pnp, in particolare, per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi: aumento del 25% dei bambini in allattamento materno esclusivo fino al sesto mese (180 giorni di vita), incremento del 15% della prevalenza di bambini di 8-9 anni che consumano almeno 2 volte al giorno frutta e-o verdura, riduzione del 30% della prevalenza di soggetti di 3 anni e più che non prestano attenzione alla quantità di sale e-o al consumo di cibi salati.

04 maggio 2017
© Riproduzione riservata


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