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Covid e immigrazione. Da inizio pandemia 239 i migranti positivi nelle strutture di accoglienza. L’indagine dell’Inmp


Una prevalenza di casi positivi analoga a quella rilevata nella popolazione generale. Ospitati in 68 strutture italiane, i migranti positivi sono stati registrati soprattutto in quelle del Nord Italia. Sono stati 62 i ricoverati in ospedale di cui 2 in terapia intensiva. Nessun decessi tra i migranti positivi. Questi i dati dell’indagine nazionale nelle strutture del sistema di accoglienza per migranti. L’INDAGINE

29 SET - Quando si parla di Covid 19 non ci sono differenze tra popolazione migrante e italiani.
La prevalenza dei casi positivi è analoga a quella rilevata nella popolazione generale, con una distribuzione geografica in linea con quella osservata nel nostro Paese.
I migranti positivi al Covid 19 sono stati 239, distribuiti in 68 strutture soprattutto del Nord, di questi 62 sono stati ricoverati in ospedale di cui 2 in terapia intensiva. Non sono stati registrati decessi.
Certo non mancano aree criticità nelle strutture che ospitano i migranti e che esigono un’azione di miglioramento della risposta organizzativa. I migranti positivi al tampone sono stati messi in isolamento in un quarto dei casi e, di questi, solo il 54% è stato eseguito in una stanza singola con servizi esclusivi.
 
È quanto emerge dall’Indagine nazionale Covid 19 nelle strutture del sistema di accoglienza per migranti condotta dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà (Inmp) in 5.038 strutture di accoglienza, sulle 6.837 censite dal Ministero dell’Interno, con una copertura pari al 73,7%. 

Un’indagine che ha fornito l’opportunità di testare la tenuta in termini di sanità pubblica del sistema di accoglienza dei migranti in Italia, in un periodo pandemico con curva di contagio esponenziale e con misure di forte restrizione della mobilità degli individui. La copertura stimata rispetto al numero degli ospiti presenti è stata di circa il 70%, considerando che, secondo i dati del Ministero dell’Interno, il numero complessivo di migranti ospitati nel sistema di accoglienza al 31 maggio era pari a 85.730.

“La questione della migrazione è da tempo al centro dell’attenzione dell’agenda politica internazionale e ha un impatto significativo sul nostro Paese – ha sottolineato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa nella prefazione all’indagine – ma raramente osservata con le lenti dell’evidenza scientifica. In questo contesto, l’indagine nazionale sul sistema di accoglienza dei migranti condotta dall’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà Inmp, rappresenta un momento conoscitivo importante sul Sistema di accoglienza italiano durante la pandemia di Covid-19. Per tale ragione, da parte del Ministero della Salute e del Ministero dell’Interno, che ha promosso la partecipazione degli enti gestori e degli enti locali, è stata colta l’opportunità di poter disporre dei risultati dell’indagine nazionale condotta nelle strutture del Sistema di accoglienza italiano”.
 
L’indagine ha raccolto, da un lato, le informazioni sulla struttura di accoglienza (ad esempio sul tipo di alloggio, numero degli ospiti, nazionalità, ecc.) e dall’altro, quelle sui “casi sospetti” e sui “casi confermati” dal 1 febbraio fino al 12 giugno, sulle condizioni di comorbidità, sull’eventuale isolamento e sulla gestione da parte dell’autorità sanitaria.
 

Le strutture di accoglienza. Nelle 5.038 strutture che hanno partecipato all’indagine sono stati accolti 59.648 ospiti, distribuiti per oltre la metà al Nord (51,1%) e, in particolare, in Lombardia (14,8%), in Emilia Romagna (10,5%) e in Piemonte (9,8%). In quelle del Centro erano presenti il
19,8% degli ospiti, in particolare del Lazio (10%), mentre nelle strutture del Sud il 29,1%.
Le strutture che hanno accolto mediamente più persone sono quelle del Sud (17,2 ospiti), in particolare di Campania (21,5), Sicilia (20,8), Abruzzo (19,4) e Sardegna (17,8 ospiti); le strutture di accoglienza del Centro hanno accolto mediamente 12 persone e quelle del Nord mediamente 10 persone ciascuna.
Le cittadinanze più rappresentate nelle strutture di accoglienza (53% degli ospiti complessivi) erano: Nigeria (27,2%), Pakistan (11,8%), Gambia (7,8%) e Bangladesh (6,2%).

I numeri i positivi e i sospetti. I casi confermati sono stati 239, distribuiti in 68 strutture, 8 Regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Molise) e 25 Province. Quasi la totalità delle strutture con almeno un caso confermato (66; 97,1%) si trova al Nord, in particolare in Lombardia (19; 27,9%) e in Piemonte (15; 22,1%).
Le strutture di accoglienza del Nord hanno registrato la quasi totalità dei casi confermati (236; 98,7%), di cui oltre la metà in Piemonte e in Lombardia (61; entrambe 25,5%)
Il 60,7% dei casi confermati aveva meno di 30 anni di età, e l’80,8% tra i 20 e 34 anni. Le persone che hanno contratto il virus erano prevalentemente uomini (90,8%) e per il 38,5% avevano un titolo di studio primario (nel 48,5% dei casi confermati l’informazione sull’istruzione non era disponibile).
I 239 casi confermati erano ospitati nei CAS (82,4%), con una proporzione sul totale degli ospiti degli stessi CAS pari allo 0,4%. Il 10% dei casi confermati sono stati registrati in altre tipologie di strutture di accoglienza, con una proporzione sul totale degli ospiti pari a 1,5%. Non si sono rilevati casi positivi nei centri CARA e MSNA.
 

Tutti i casi positivi sono stati notificati alla Asl, che ha provveduto a prescrivere l’isolamento presso la struttura per 61 persone (25,5%). Di queste 33 (54,1%) sono state isolate in una stanza singola con servizi privati, mentre 14 (23,0%) in una stanza con altri positivi al virus e 5 (8,2%) in una stanza singola con servizi condivisi. Sono stati ricoverate in ospedale 62 persone positive (il 25,9% dei confermati) di cui 2 in terapia intensiva. Tra i ricoverati, 34 (54,8%) non erano ancora stati dimessi alla fine della rilevazione dell’indagine, mentre dei 28 dimessi (45,2% dei ricoverati), 1 era risultato essere ancora positivo al tampone. La durata mediana della degenza è stata di 20 giorni. Il 56,5% dei casi ricoverati presentava temperatura superiore a 37,5 °C, il 29% presentava mal di testa, mialgia o artralgia, il 24,2% sintomi di affaticamento o dispnea, mentre il 14,5% riferiva tosse secca. La presenza di sintomi era assai meno frequente tra i casi non ricoverati
 
Nelle strutture di accoglienza non è stato registrato nessun decesso tra i migranti positivi al Covid-19. Il 6,3% dei casi confermati (15 in tutto) presentava patologie croniche concomitanti, percentuale più elevata tra chi è stato successivamente ricoverato, rispetto a chi non lo è stato (11,3 vs 4,5). Le proporzioni più elevate di casi confermati sono state osservate in Trentino-Alto Adige (4,1%), Piemonte (1%), Veneto (0,9%) e Lombardia (0,7%). I restanti 3 casi sono stati registrati nelle strutture del Lazio (2 casi) e del Molise (1 caso). Il 41,8% dei casi sospetti sono stati successivamente confermati: nel Nord questa proporzione (45,7%) è stata 9 volte la proporzione del Centro (4,9%) e circa 7 volte la proporzione del Sud (6,7%

I 62 casi confermati ricoverati (25,9% dei casi confermati) sono stati tutti registrati nelle strutture di accoglienza del Nord, dove la proporzione è stata del 26,3%. Oltre la metà dei migranti positivi era concentrata nelle tre cittadinanze più rappresentate: Nigeria, Pakistan e Gambia. La metà dei ricoverati apparteneva a Nigeria e Pakistan.
 

I casi sospetti sono stati 572, distribuiti in 169 strutture di 15 Regioni. Le strutture con almeno 1 caso sospetto erano concentrate per oltre l’80% nel Nord, corrispondenti al 4,5% del numero di strutture partecipanti; il 2,2% delle strutture nel Centro ha avuto almeno 1 caso sospetto, l’1% nel Sud. Nelle strutture di accoglienza del Nord è stato registrato il 90,2% dei casi sospetti, il 7,2% al Centro e il 2,6% al Sud. La proporzione di casi sospetti sul totale degli ospiti è stata maggiore al Nord (1,7%), rispetto al Centro (0,3%) e al Sud (0,1%); le concentrazioni massime e minime di casi sospetti sono state rilevate, rispettivamente, in Trentino-Alto Adige (8,7%) e in Friuli Venezia Giulia (0,6%). 512 casi (89,5% dei sospetti) è stato notificato alla Asl, che ha provveduto a prescrivere la quarantena nel 39,6% dei casi fuori dalla struttura e nel 51,4% presso la struttura stessa. Il 44,1% dei sospetti in quarantena presso la struttura è stato isolato in una stanza singola con servizi privati.

La classe mediana di età della coorte osservata è stata 25-29 anni e che circa l’80% dei soggetti ha un’età compresa tra i 20 e i 34 anni. Infine, un numero irrilevante di ospiti (15 su 59.648) ha mostrato condizioni patologiche associate alla positività al virus e tra loro non si è registrato alcun decesso.
 

 

29 settembre 2020
© Riproduzione riservata


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