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La “riscoperta” dell’Assistente sociale. Il documento dell’Emilia Romagna sul suo ruolo in sanità

di Saverio Proia

Un documento che può essere un riferimento anche per la programmazione sociosanitaria di altre Regioni ma anche dello stesso Ministero della Salute nella formulazione degli ambiti di intervento e del ruolo del Servizio sociale all’interno dei servizi organizzati e gestiti dalle Aziende sanitarie, anche in funzione di una efficace realizzazione dei processi di integrazione fra gli interventi di natura sociale e le attività di assistenza sanitaria e sociosanitaria

15 LUG - La tragica vicenda della pandemia COVID 19 ha fatto riemergere funzioni e professioni che erano le fondamenta della stupenda stagione delle riforme negli anni settanta del novecento di cui la riforma della sanità è stato il punto più elevato, innovativo e discontinuo.
 
Purtroppo, i tanti, troppi decenni di tagli alla sanità, colpevolmente, hanno ridimensionato parte larga di queste innovazioni riformatrici, ora, invece, consci di questi tragici errori, si vuole e si tenta di riprenderle, rivitalizzandole e contestualizzandole, consci, finalmente, che ogni investimento in sanità non è un costo se non uno spreco bensì un investimento per la salute individuale e collettiva e quindi per la stessa salute dell’economia del Paese.
 
Una delle riscoperte, dopo il passato di ridimensionamento del ruolo e della presenza nel SSN, è quella della professione di assistente sociale, grazie all’articolo 5 della legge 3/18, classificata “sociosanitaria” che all’inizio dell’avvio della legge 833/78 aveva un ruolo da protagonista, l’unico profilo tra quelli del comparto che avesse riconosciuto il ruolo di interfacciarsi con le altre amministrazioni non solo cerniera tra sanità ed enti locali ma anche con Giustizia ed oltre.

 
Visto che in questo autorevole quotidiano online si ricorda spesso, talora con nostalgia, il Poliambulatorio dell’INAM, mi piace ricordare che quando fui assunto da questo disciolto enti mutualistico nel lontano gennaio 1971 mi furono presentati dal Capo Sezione, che era un amministrativo, i responsabili delle linee di erogazioni delle prestazioni per la salute ai “mutuati” di quel territorio di riferimento: il primo medico, la capo sala e l’assistente sociale, appunto già da allora vi era un’attenzione preriforma al ruolo strategico di questa professione.
 
In questo clima di “ritorno alle origini e quindi al futuro” si inserisce un pregevole documento inviato dalla Direzione generale della persona, salute, welfare della Regione Emilia Romagna a tutte le sue aziende sanitarie, sia locali che ospedaliere, con il quale si delinea e si precisa il ruolo del Servizio sociale professionale in sanità, ed in particolare dell’Assistente sociale operante in ambito sanitario, in coerenza con i contenuti e le indicazioni contenute nelle Linee guida regionali per il riordino del servizio sociale territoriale approvate con DGR 1012/2014.
 
Si tratta del frutto di una richiesta avanzata dall’Ordine regionale degli assistenti sociali e fatta propria dalla Regione attivando uno specifico gruppo di lavoro coordinato dal dott. Antonio Cascio, dirigente di Direzione regionale che ha prodotto tale documento che, per i suoi contenuti avanzati, ha trovato e trova il gradimento positivo non solo tra i professionisti interessati.
 
E’ un documento, che come molte delle iniziative in materia di salute della Regione Emilia Romagna, può essere un riferimento anche per la programmazione sociosanitaria delle altre Regioni ma anche dello stesso Ministero della Salute nella formulazione degli ambiti di intervento e del ruolo del Servizio sociale all’interno dei servizi organizzati e gestiti dalle Aziende sanitarie, anche in funzione di una efficace realizzazione dei processi di integrazione fra gli interventi di natura sociale e le attività di assistenza sanitaria e sociosanitaria.
 
In questa corretta visione strategica, riprende quota e vitalità la rilevanza della figura professionale dell’assistente sociale, ossia del professionista sociosanitario “che, grazie anche ai particolari contenuti del proprio percorso formativo, è chiamato a svolgere un ruolo centrale nel garantire le indispensabili connessioni tra le diverse componenti del sistema di welfare regionale, in funzione di una risposta integrata e sinergica ai bisogni espressi dalla popolazione che rientrano nell’ambito delle competenze proprie delle aziende sanitarie”.
 
Pur rispettando l’autonomia organizzativa aziendale e quindi il documento non entra nel merito dei modelli organizzativi e gestionali delle attività riconducibili all’integrazione sociosanitaria, il documento chiarisce che gli stessi “dovranno peraltro essere coerenti con l’esigenza di garantire la necessaria integrazione delle diverse figure professionali coinvolte nell’intervento assistenziale, secondo la prospettiva sviluppata nelle sezioni successive, la quale può realizzarsi sia all’interno della medesima unità operativa / equipe, che attraverso forme di integrazione tra le diverse unità operative coinvolte nell’intervento assistenziale”.
 
Sono pertanto descritti i possibili percorsi di sviluppo professionale della figura dell’assistente sociale, ivi compreso quello di incarico dirigenziale come previsto dalla legge 251/00, che le Aziende, in coerenza con la disciplina legislativa e contrattuale, possono implementare per attuare gli obiettivi di tale documento.
 
Ho, ovviamente apprezzato che questo documento della Regione Emilia Romagna prenda le sue mosse dall’incipit dal documento del Ministero della salute “Funzioni del Servizio Sociale Professionale in Sanità”, approvato il 29 ottobre 2010 dal Tavolo Tecnico, che ho avuto l’onore e l’onere di coordinare, istituito presso il Ministero, il quale definisce compiutamente il ruolo del Servizio sociale professionale in Sanità:
….il Servizio Sociale Professionale assicura l’efficacia e l’efficienza degli interventi, relativamente alla presa in carico globale della persona, al fine di incidere in modo significativo sul benessere della popolazione. Permette di realizzare un modello di intervento basato su un concetto multidimensionale ed integrato di salute, grazie alla specificità professionale insita nella formazione dell’Assistente Sociale ed alla capacità propria della professione a mettere in connessione tutti i settori del welfare. Il Servizio Sociale Professionale nel Sistema Sanitario Nazionale ha il compito di mettere in rete tutte le risorse presenti sul territorio, al fine di garantire interventi integrati e sinergici, svolgendo un ruolo di regia dei processi in ambito sanitario e socio sanitario, facendosi promotore di strategie di razionalizzazione ed integrazione fra il sistema sanitario e sociale, in un’ottica di raccordo, in forma continuativa, anche con gli organismi del terzo settore e del volontariato, in conformità agli obiettivi di integrazione tra ospedale e territorio”.
 
Come si vedrà dalla lettura e dalla conseguente analisi di questo documento della Regione Emilia Romagna sono ben delineate le dinamiche di integrazione nonché la trasversalità e multidimensionalità delle aree di intervento del ruolo strategico dell’Assistente Sociale nel facilitare le relazioni intra ed interistituzionali, nel ricomporre percorsi assistenziali erogati da più attori del sistema, con l’obiettivo di realizzare risposte coordinate e integrate al cittadino, assicurando, così, welfare inclusivo, aperto, abilitante, integrato e accessibile, che mette al centro le persone, le famiglie e i loro diritti.
 
Saverio Proia

15 luglio 2021
© Riproduzione riservata

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