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La Regione Toscana come modello per la chirurgia ginecologica

Definire un modello regionale virtuoso di chirurgia ginecologica, in grado di garantire un uniforme accesso alle procedure minivasive e improntato alla massima sostenibiltà. Questi gli argomenti intorno ai quali si è svolto il congresso “La rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica”, con la partecipazione di clinici e rappresentanti delle istituzioni toscane

07 FEB - La scorsa settimana, a Firenze, si è tenuta una giornata congressuale con clinici e istituzioni per definire un modello virtuoso regionale di chirurgia ginecologica, in grado di garantire l’eccellenza delle cure in tutti i centri del territorio con un duplice beneficio per il sistema e per le pazienti. L’incontro, intitolato “La rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica” è stato presieduto dal professor Tommaso Simoncini, Direttore UOC Ginecologia e Ostetricia Universitaria I, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.

Il quadro generale. La chirurgia ginecologica ha un impatto rilevante sulla qualità della vita e del benessere della popolazione femminile, rappresentando una casistica importante, con circa 6.000 interventi/anno solo nella Regione Toscana. L’innovazione e l’adozione della chirurgia mininvasiva assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. Tuttavia l’adozione di tecniche innovative e all’avanguardia prevede un’analisi di sostenibilità e un progetto in rete di formazione e sviluppo per le strutture e per i professionisti di tutti i centri della Regione.


La maggior parte delle procedure chirurgiche ginecologiche può essere eseguita con metodiche mininvasive con una ricaduta importante sul benessere della popolazione e un impatto economico ed organizzativo positivo sul Sistema Sanitario Regionale, principalmente attraverso la riduzione delle degenze ospedaliere.

Nonostante questo, il tasso di procedure eseguite con modalità mininvasiva è estremamente variabile sul territorio regionale, con strutture che raggiungono percentuali elevate ed altre che non erogano chirurgia mininvasiva, con una media di circa il 20% delle procedure più comuni, come l’isterectomia, eseguite in modalità mini-invasiva, a fronte di picchi che superano l’80% in centri selezionati.

Il Congresso. Innovazione, equità di accesso alle cure e formazione, dunque, sono stati i temi cardine del congresso, con la finalità di promuovere un lavoro sinergico con tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle istituzioni ai chirurghi, per aumentare gli standard qualitativi dei centri e garantire un migliore accesso alle cure. Tutto questo sarà possibile non solo grazie ad un’innovazione tecnologica sostenibile, ma anche grazie alla formazione del personale attraverso progetti di rete che coinvolgano tutti gli operatori.

Un’organizzazione che potrebbe vedere la Regione Toscana capofila in Italia nell’identificazione di un modello di crescita condiviso che potrebbe essere interessante anche in altre Regioni italiane.

“La Regione Toscana punta sull’innovazione, tanto che è una degli otto punti di sviluppo presenti nel nuovo Piano Socio Sanitario Regionale – ha detto Monica Calamai, Direttore Generale del Dipartimento Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale Regione Toscana – L’innovazione oggi è parte integrante della prestazione sanitaria e del miglioramento degli esiti delle cure, oltre ad essere motore economico alla base degli investimenti in innovazione dove è necessaria la sostenibilità che in parte può generarsi attraverso la revisione e rivisitazione dei modelli organizzativi. Questa implica necessariamente prima di essere introdotta di andare a riorientare il Sistema”.

“La chirurgia ginecologica rappresenta un bisogno di salute fondamentale e ha un impatto rilevante sulla popolazione per i numeri elevatissimi, per l’impatto sulla fertilità e sulla qualità di vita delle donne. – ha spiegato Tommaso Simoncini, – La rivoluzione tecnologica degli ultimi 30 anni ha radicalmente cambiato il modo di fare chirurgia in ginecologia con grandi benefici per la paziente e per il servizio sanitario. E’ con questo intento che abbiamo deciso di coinvolgere tutti gli stakeholder del settore per promuovere un modello di crescita condivisa tra politica sanitaria e professionisti che possa garantire migliore cura e maggiore sostenibilità, creando le condizioni perché tutti i centri dove si fa chirurgia ginecologica possano essere in condizione di garantire non soltanto gli stessi percorsi di cura, ma anche tecniche all’avanguardia ed erogare quindi il miglior trattamento, attraverso progetti di formazione ed investimenti sostenibili”.

07 febbraio 2019
© Riproduzione riservata


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