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Rimosso in Veneto un tumore al retto con il robot da Vinci Xi. La prima volta in Italia

L’intervento è stato effettuato su una donna di 77 anni presso la Chirurgia dell’Ospedale Pietro Cosma di Camposampiero. La prima paziente sottoposta in Italia a intervento con accesso robotico attraverso l'ano. Zaia: “Una grande macchina in mano a bravi medici ha potenzialità enormi. Ci abbiamo investito milioni e proseguiremo nel 2020”

14 GEN - È stato eradicato ad una paziente di 77 anni un tumore del retto con l’ausilio di Robot Da Vinci Xi, il più evoluto sistema robotico dedicato alla chirurgia mininvasiva. È la prima paziente sottoposta in Italia a intervento con accesso robotico attraverso l'ano
L’operazione, è stata condotta dall’équipe di Emilio Morpurgo, direttore dell’Uoc di Chirurgia dell’Ospedale Pietro Cosma di Camposampiero.
 
“Le potenzialità di un robot come il Da Vinci, nelle mani di bravi e aggiornati chirurghi come quelli veneti, sono enormi. Quando abbiamo deciso di investire milioni di euro per acquistare queste macchine straordinarie e sostenerne la diffusione nei nostri ospedali avevamo visto giusto. Bravi a Camposampiero a coglierne tutte le opportunità. Grazie all’equipe del dottor Morpurgo, oggi l’Italia sa che, con investimenti tecnologici come questo, anche un tumore al retto si può aggredire in maniera minivasiva, senza compromettere l’organo malato”. Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha commentato la “prima nazionale” ottenuta dai chirurghi dell’Ospedale padovano.
 
“La sanità veneta – sottolinea Zaia – è quella italiana con il maggior numero di robot chirurgici in attività, e il successo dell’Ospedale di Camposampiero dimostra quanto sia importante dedicare risorse alle tecnologie avanzate, in chirurgia come nella diagnostica. Ne investiamo per oltre 70 milioni di euro l’anno. Soldi spesi benissimo, e altri ne investiremo anche nel 2020, che mettono a disposizione gli strumenti migliori a medici capaci e ostinati nel ricercare sempre nuove metodologie di cura e che offrono alle persone malate cure sempre più precise, incisive e meno invasive, che significa meno dolore e tempi di guarigione più veloci. Un caso – conclude Zaia – che dimostra come tecnologia significhi anche umanizzazione della cura”.

 

14 gennaio 2020
© Riproduzione riservata


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