Piramide della ricerca: tanti ricercatori esclusi ingiustamente

Piramide della ricerca: tanti ricercatori esclusi ingiustamente

Piramide della ricerca: tanti ricercatori esclusi ingiustamente

Gentile Direttore,
Quotidiano Sanità ha seguito fin dagli albori l’iter applicativo della “Piramide della ricerca”. Ad oggi, circa 1800 tra ricercatori e collaboratori alla ricerca sono stati assunti negli IRCCS e IZS pubblici italiani con un contratto a tempo determinato di 5+5 anni definito dalla legge di bilancio 2018 (art. 1 commi 422-434 legge 205/2017) in due fasi di prima applicazione transitoria di tale legge.

ll personale assunto con questo contratto doveva possedere i seguenti requisiti:
– essere stato in servizio con rapporto di lavoro flessibile o essere stato titolare di borsa di studio presso IRCCS o IZS alla data del 31 dicembre 2017, a seguito di espletamento di procedura selettiva pubblica;
– al 31 dicembre 2017 aver maturato con le precedenti forme contrattuali un’anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi cinque, oppure al 31 dicembre 2019 un’anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi sette.

Come segnalato anche dall’ODG 9/2325-AR/158 approvato il 19 febbraio 2020 dalla Camera dei Deputati, il requisito della presenza in servizio al 31 dicembre 2017 ha impedito la partecipazione alla prima applicazione transitoria a numerosi precari degli IRCCS e IZS anche in caso di “anzianità” di precariato molto superiore ai tre anni richiesti per legge.

La legge di bilancio 2018 prevedeva inoltre, entro sei mesi dalla data di sua entrata in vigore (cioè entro il 30 giugno 2018), l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) per la definizione dei requisiti, titoli e procedure concorsuali per le assunzioni del personale non entrato in sede di prima applicazione (art 1 comma 425 legge 205/2017). Tale DPCM però non è stato ancora emanato. Nel contempo non è più possibile utilizzare la forma contrattuale della collaborazione coordinata e continuativa per assumere personale, e gli Istituti fanno ancora ricorso a contratti atipici come borse di studio e rapporti professionali a partita IVA.

ARSI ritiene che il requisito della presenza in servizio il giorno 31 Dicembre 2017 abbia un profilo discriminatorio poiché esclude arbitrariamente dalla riforma una fetta di lavoratori privati di un diritto guadagnato con anni di contratti flessibili, contratti spesso interrotti dal datore di lavoro per diversi giorni o settimane.

A seguito del ritardo di oltre due anni per l’emanazione del DPCM sui concorsi, la cui applicazione richiederà inoltre molti mesi, ARSI quindi auspica che il Ministero sia in grado di sanare questa ingiustizia tramite l’approvazione di una terza fase di prima applicazione della legge 205/2017 nel decreto milleproroghe 2021, in cui sia eliminato il requisito della presenza in servizio al 31 dicembre 2017, per permettere l’ingresso in piramide a tutti quelli esclusi a causa di questo criterio.
 
ARSI – Ricercatori in Sanità – Italia

01 Dicembre 2020

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