Covid. Non “sprechiamo” i medici delle Forze Armate

Covid. Non “sprechiamo” i medici delle Forze Armate

Covid. Non “sprechiamo” i medici delle Forze Armate

Gentile Direttore,
durante la prima ondata dell’emergenza Coronavirus, le Forze Armate hanno arruolato circa 190 medici tra marzo e luglio del 2020; impiegati perlopiù nell’Operazione Igea  nei circa 200 siti Drive Through di tutte le regioni d’Italia per effettuare i tamponi rino/oro-faringei per i test molecolari ai cittadini. Uno spreco di risorse enorme considerato il fatto che le regioni hanno previsto esclusivamente infermieri per assicurare tale importante servizio. Al di là delle encomiabili buone intenzioni del ministro della Difesa Guerini, l'impiego di questi medici militari è un aspetto da riconsiderare.

Oggi, assistendo ad un ulteriore concorso con procedura straordinaria di arruolamento di 30 medici per l’Esercito, la Marina Militare e l’Aeronautica Militare  (Decreto Legge 9 novembre 2020, n. 149), si spera che tale risorsa venga impiegata in modo più adeguata considerando le reali esigenze nell’emergenza coronavirus.

Sfugge il motivo per cui tale servizio sia stato concepito in modo completamente difforme da quanto previsto a livello regionale. Infatti, mentre i modelli organizzativi delle regioni hanno presupposto che il personale sanitario che opera nei Drive Through sia composto dalla figura professionale dell’infermiere, in numero di due unità per turno di lavoro; per la medesima attività prevista dall’Operazione Igea sono stati previsti, oltre a due sottufficiali infermieri, anche un ufficiale medico con compiti amministrativi e di  coordinamento. Nelle ultime revisioni dell’operazione, a distanza di oltre un mese dall’inizio, nei Drive Through della Difesa con carichi di lavoro più contenuti, il team è stato ridotto confermando il medico e riducendo ad una unità il personale infermieristico.

I compiti cui sono deputati gli Ufficiali medici nei DTD come: la gestione degli appuntamenti, l’approvvigionamento dei materiali, il corretto funzionamento dei sistemi informatici, la gestione dei rifiuti speciali, ecc.; potrebbero essere assicurati dagli stessi infermieri militari come viene fatto dai coordinatori infermieristici delle ASL che gestiscono e hanno gestito quei servizi prima che la Difesa ne assumesse la conduzione. In questo modo si libererebbero i circa 200 medici che potrebbero essere impiegati sul territorio o negli ospedali per dare un aiuto concreto nella diagnosi e nella cura dei cittadini affetti da Covid–19.

Il problema di fondo è che nell’ambito della Difesa persiste un problema di riconoscimento del ruolo svolto dall’infermiere militare, nonostante la normativa vigente riconosca al Maresciallo infermiere autonomia ed elevate responsabilità in quanto:

1. In qualità di infermiere: “…svolge con autonomia professionale le specifiche funzioni ed è articolato in  conformità a quanto previsto dalla legge 1° febbraio 2006, n. 43…” (Codice dell’Ordinamento Militare, D. Lgs. 66/2010, art. 212);

2. in qualità di maresciallo: gli sono attribuite funzioni di indirizzo del personale ed espleta incarichi di elevata specializzazione; e da primo maresciallo e luogotenente gli sono attribuite funzioni che implicano un maggior livello di responsabilità (Codice dell’Ordinamento Militare, D. Lgs. 66/2010, art. 839);

Nell'ambito militare persiste una notevole resistenza ad affidare al personale infermieristico (ruolo marescialli) incarichi organizzativi anche marginali. La particolare organizzazione gerarchizzata della Sanità militare unisce il ferreo medico-centrismo al marcato ufficiale-centrismo e fa da moltiplicatore alle difficoltà che si incontrano per arrivare ad un auspicabile, reale cambiamento per rendere più efficace il sistema. Una visione miope ampiamente superata nel Sistema Sanitario Nazionale dove gli Infermieri ricoprono incarichi e attività di altissima responsabilità.

L’impiego del personale della Sanità militare a supporto dei Servizi Sanitari Regionali sicuramente si protrarrà nel tempo sul fronte dell’emergenza coronavirus come annunciato dallo stesso Ministro Guerini. Sarebbe logico razionalizzare le risorse e aggiustare il tiro dell'importante intervento che la Sanità militare sta compiendo a supporto dei cittadini. In questo modo il contributo della Difesa sarebbe sicuramente più utile ed apprezzato dalle organizzazioni sanitarie e dal personale del SSN che ormai sembra essere allo stremo.

1° Lgt Antonio Gentile
Infermiere dell'Esercito Italiano e responsabile dell'associazione PROSANFAP (professioni sanitarie delle forze armate e di polizia)

14 Dicembre 2020

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