Il Dl Brunetta e le specificità del Servizio sanitario nazionale

Il Dl Brunetta e le specificità del Servizio sanitario nazionale

Il Dl Brunetta e le specificità del Servizio sanitario nazionale

Gentile Direttore,
l’articolo 1 del DL 80/2021 presentato dal Ministro Brunetta all’esame del Parlamento prevede modalità speciali, in deroga ai limiti di spesa e alla dotazione organica storica, per il reclutamento del personale necessario alla attuazione del PNRR da parte delle amministrazioni pubbliche titolari degli interventi. Non è chiaro se esso riguardi o meno le aziende sanitarie ma, in tal caso, è bene ricordare al Ministro, e al Governo, la specificità del SSN nell’ambito del pubblico impiego.
 
È vero che i fondi europei possono finanziare esclusivamente le spese in conto capitale, e quelle in conto corrente solo per il personale impegnato nei limiti temporali dello stesso PNRR (2026), e non certo a tempo indeterminato. Senza contare che i tempi imposti dalla Europa non si conciliano con le procedure concorsuali vigenti in Italia per la assunzione a tempo indeterminato, farraginose ed eccessivamente lunghe. Si pensi che tra la decisione di assumere un medico e la sua entrata in servizio passano non meno di due anni, al lordo di ricorsi che, ormai, sono parte integrante delle procedure.
 
Questi elementi, però, non possono diventare un alibi per aumentare il tasso di precarietà tra i medici pubblici e la diffusione (ulteriore) di tipologie di lavoro usa e getta. Pur tenendo conto che trattasi di norme speciali che non modificano l’ordinario sistema di reclutamento in sanità, che pure va urgentemente cambiato con una semplificazione delle procedure ed una riduzione e certezza dei tempi, è da preferire un rapporto di lavoro, sia pure a tempo determinato, contrattualizzato, rispetto ad incarichi di lavoro autonomo che aumenterebbero la frammentazione dei rapporti giuridici all’interno della sanità pubblica.
 
Le assunzioni provocate dalla pandemia hanno portato solo 1300 nuovi medici con contratti a tempo indeterminato, insieme con un piccolo esercito di precari a vario titolo, che nemmeno hanno colmato il vuoto dei 7000 medici persi nell’ultimo decennio. In queste condizioni, la sanità pubblica, che nella pa è uno dei settori a maggiore efficienza gestionale anche per la qualità dei risultati raggiunti, non può tollerare ulteriori iniezioni di precariato. Il quale finirebbe con il peggiorare le condizioni di lavoro dei professionisti, favorendo la creazione di ambienti organizzativi da caserma, dove il ricatto sul rinnovo del rapporto di lavoro precario rischia di essere la regola di ingaggio prevalente. Un clima organizzativo, non privo di venature di autoritarismo, incompatibile con la quantita e la qualita della assistenza richiesta dai cittadini e con i percorsi formativi appropriati allo sviluppo delle competenze e conoscenze necessarie. Un clima organizzativo che renderebbe ancor piu inospitale l’ambiente di lavoro, spingendo un numero crescente di medici a fuggire, quando non incontro a conseguenze estreme.
 
Il Pnrr non può essere la strada per destrutturare lo stato giuridico dei professionisti nel SSN, in un processo di precarizzazione di ritorno, dopo aver giurato e spergiurato sulla sua scomparsa con il decreto “Dignità”, e per istituire un ruolo di nuovo caporalato, in capo a Regioni ed aziende, che chiama al lavoro chi vuole, come vuole ed al costo che vuole, alla faccia delle chiacchiere sulla appartenenza.
Per quanto la sanità sia tornata, al di là della retorica sparsa a piene mani, nel suo storico ruolo di Cenerentola sia per l’entità delle risorse europee assorbite, 8%, che per la quantita delle risorse umane previste, è bene non dimenticare la sua funzione a tutela di un diritto costituzionale. Se pure, ai fini dell’attuazione del Pnrr, l’ingresso nel mondo del lavoro pubblico non può che essere a tempo determinato, dati i limiti strutturali e temporali dell’investimento, occorre fin da subito prevedere percorsi di stabilizzazione per tutti i precari, innalzando la riserva, prevista dal Decreto, dei posti nei bandi di concorso per il reclutamento di personale a tempo indeterminato e riducendo la durata del servizio richiesta per la partecipazione.
 
Infine, inaccettabile appare il raddoppio dei limiti percentuali, attualmente previsti dalla legge, per l’attribuzione di incarichi dirigenziali a soggetti esterni ai ruoli della dirigenza pubblica.
 
Un intervento legislativo, insomma, che, applicato alla sanità senza modifiche, getterebbe ulteriori ombre sul lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari, rischiando di peggiorare ulteriormente le condizioni in cui oggi viene svolto. A ulteriore testimonianza della dissociazione, che attraversa tutta la Missione 6, tra investimenti in strutture ed investimenti in risorse umane.
 
Costantino Troise
Presidente Nazionale Anaao Assomed

26 Luglio 2021

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