Migliorare i vasi sanguigni che riforniscono i tumori di nutrienti e ossigeno potrebbe essere la chiave per sconfiggere il cancro. Questa soluzione – a dirla tutta non molto intuitiva – è stata oggi proposta da ricercatori del Sanford-Burnham Medical Research Institute sulle pagine di Cancer Cell: promuovere la maturazione di queste strutture potrebbe infatti migliorare l’efficienza con la quale si riesce a far arrivare farmaci al sito del tumore, e dunque sconfiggerlo più facilmente.
Per sopravvivere i tumori hanno bisogno di continuo rifornimento di sangueche gli fornisca nutrienti e ossigeno. Per questo, quando insorge il cancro, le cellule malate stimolano crescita di nuovi vasi sanguigni, in un processo chiamato angiogenesi tumorale, i quali però non sono del tutto completi, spesso malformati e disordinati. Da quando questo meccanismo è stato scoperto, sono stati molteplici i tentativi di inibirlo e di fermare così la crescita delle neoplasie, non senza difficoltà: gli stessi vasi sanguigni che portano nutrienti al tumore sono anche la principale via di somministrazione di farmaci antitumorali. E allora perché non tentare di rendere la maturazione dei vasi sanguigni più completa, invece di cercare di fermare l’angiogenesi tumorale? I ricercatori del Sanford-Burnham hanno tentato questa via, usando una molecola chiamata R-Ras che promuove la crescita delle strutture, in modo che le terapie possano arrivare al cancro in maniera più efficace. “Regolare la produzione di questa molecola potrebbe aiutarci a risolvere numerosi problemi causati dall’anomalia dei vasi sanguigni che irrorano il tumore, tra i quali anche la difficoltà di far arrivare a destinazione i farmaci”, ha commentato Masanobu Komatsu, coordinatore dello studio.
La proteina usata allo scopo, si trova in grandi quantità nei vasi sanguigni sani e maturi, mentre di solito quelli intorno al tumore ne contengono bassi livelli. “Le strutture che portano nutrienti al cancro sono cronicamente immature proprio per la loro mancanza di R-ras”, ha spiegato ancora il ricercatore. “Abbiamo osservato che appena la molecola veniva introdotta in essi, si riusciva a normalizzare la produzione di vasi sanguigni intorno al tumore, migliorandone morfologia e funzionamento”. Un fenomeno che invece che aiutare il cancro a svilupparsi, secondo gli scienziati potrebbe essere usato contro di loro.
Lo stesso metodo potrebbe poi essere utile anche per altri tipi di patologia, come le malattie in cui i vasi sanguigni vengono danneggiati e c’è dunque bisogno che strutture nuove e mature. Potrebbe essere ad esempio il caso di pazienti che hanno avuto un infarto. Ma non solo: potrebbe essere utile in caso di trapianto di organi che hanno bisogno di grandi quantità di sangue; o aiutare i pazienti cui è stato diagnosticato un cancro al cervello, per i quali uno dei rischi è quello di emorragia, per i vasi sanguigni rovinati. “Dunque non solo ora conosciamo meglio il processo di formazione di queste strutture – ha concluso Komatsu – ma potremo ripensare questo meccanismo in modo da usarlo a nostro favore in molti tipi di patologia”.