Aggressione nella sede di Continuità Assistenziale di Ceva. Fimmg: “Non è accettabile”

Aggressione nella sede di Continuità Assistenziale di Ceva. Fimmg: “Non è accettabile”

Aggressione nella sede di Continuità Assistenziale di Ceva. Fimmg: “Non è accettabile”
Due dottoresse della postazione di guardia di Ceva sono state aggredite da un paziente che, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e nell’attesa di essere visitato, ha dato in escandescenza mettendo a soqquadro la sala di attesa della postazione. Fimmg Ca Cuneo: “Senza soluzioni a breve non ci sarà più nessun medico che vorrà continuare a garantire l’assistenza”.

“Non è accettabile nel 2023 assistere a episodi di violenza nei confronti dei colleghi di guardia medica; è necessario pensare a soluzioni reali e condivise da parte di tutti gli addetti ai lavori altrimenti a breve non ci sarà più nessun medico che vorrà continuare a garantire l’assistenza”. Lo scrive in una nota la Fimmg Continuità Assistenziale – Cuneo riferendo dell’aggressione subita da due dottoresse della postazione di guardia di Ceva, aggredite da un paziente che, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e nell’attesa di essere visitato, ha dato in escandescenza mettendo a soqquadro la sala di attesa della postazione.

“Quanto avvenuto alle due colleghe di Ceva, cui va il nostro totale appoggio e sostegno, è di una gravità inaudita e per altro rappresenta solo l’ultimo di una seria di episodi analoghi occorsi negli anni. Non possiamo più accettare di essere esposti a questi rischi mentre esercitiamo la nostra professione, spesso nell’assoluto silenzio di chi ha la responsabilità ed il dovere di tutelarci”, scrive la Fimmg Ca Cuneo.

“Non è concepibile – prosegue la nota – che i medici impegnati a svolgere la loro attività, per altro molto spesso donne, si trovino ancora ad operare in assoluta solitudine, senza strumenti adeguati, in sedi spesso isolate e senza i necessari presidi di sicurezza. Questo episodio è una ulteriore dimostrazione che, nonostante l’inasprimento delle pene previsto dalla recente legge, questo non è sufficiente se non vi è la volontà da parte di tutti di trovare contromisure efficaci e strutturate”.

Da molto tempo Fimmg si batte, sia a livello nazionale che nelle realtà locali, affinché siano previste misure di sicurezza standard in tutti i presidi territoriali e, nonostante siano stati definiti, in entrambe le ASL cuneesi, protocolli per la tutela dei medici di guardia medica, tuttavia “vi sono ancora moltissimi passi avanti da fare”. “Abbiamo ancora negli occhi la recente morte della collega psichiatra di Pisa, barbaramente uccisa da un suo paziente all’uscita dal luogo di lavoro; purtroppo anche sul territorio conteggiamo, nel corso degli anni, ben tre omicidi avvenuti a carico di colleghe che operavano completamente da sole in presidi isolati di guardia. Non possiamo più permettere che questo accada”.

Per questo la Fimmg Ca Cuneo chiederà “con forza l’immediato intervento delle ASL, insieme alle Prefetture e alle associazioni di categoria e dei cittadini, affinché si creino dei percorsi diretti e repentini di attivazione delle Forze dell’Ordine in caso di pericolo e soprattutto che venga applicata correttamente la procedibilità d’ufficio in caso di aggressione nei confronti di un medico; questo vorrebbe dire che chiunque aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni è come se aggredisse un carabiniere, con tutte le conseguenze del caso: i colpevoli non possono restare impuniti, anzi la certezza della pena deve fungere da deterrente”.

“Se si proseguirà con questa inerzia – conclude la Fimmg – bisognerà fare i conti con sempre più medici pronti ad abbandonare la professione, determinando quindi un ulteriore aggravio delle già cospicue carenze di risorse umane che coinvolgono tutte le aree della medicina. E’ finito il tempo delle parole: senza una precisa politica di salvaguardia e tutela per tutti i medici non si lede solo il diritto universalistico all’assistenza ma si abbandona e si lascia indietro colpevolmente la popolazione. E ci rifiutiamo di credere che lo Stato dimentichi i suoi figli”.

12 Maggio 2023

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