I fantasmi della psichiatria

I fantasmi della psichiatria

I fantasmi della psichiatria

Gentile Direttore,
una volta la psichiatria si occupa dei fantasmi del passato dei pazienti cercando nelle scienze della memoria la strada maestra alla consapevolezza ed alla terapia. Le recenti vicende in Veneto, che hanno posto il problema dei minori ricoverati negli SPDC degli adulti, per la mancata realizzazione di specifiche strutture, mostra come il castello diroccato della psichiatria sia popolato dai fantasmi del presente, ma senza che questo porti un qualche miglioramento a qualcuno.
I fantasmi, che danno forma al vuoto, a qualcosa di assente, sono tanti. Il primo è quello delle risorse. Tutte le riforme ad invarianza dei costi hanno permesso di non aggiungere nulla nel piatto, ma non hanno impedito che quanto presente in qualche maniera diventasse rarefatto mentre, come con i migliori ectoplasmi, si continua a parlare di adeguamenti percentuali assolutamente intangibili ed irraggiungibili e si continuano ad aggiungere compiti, questi invece reali…Il secondo fantasma è quello del personale che, costantemente indicato in progetti, accordi stato regione, perfino concorsi espletati, di fatto non arriva mai a concretezza, lasciando i servizi a dibattersi nelle difficoltà e portando come unico esito la certezza che il vero problema non è nella carenza di operatori sul mercato.
Il terzo fantasma è quello del costante aleggiare di leggi con bellissimi principi generali, scambiate per normative organizzative, e che di fatto non sono mai riuscite a tradursi in obiettivi raggiunti; e senza che nessuno si domandi se questa distanza sia un evento occasionale o legato strutturalmente a questa confusione iniziale. Si accompagna sempre insieme con un altro ectoplasma, prediletto dalla Università, quello di una psichiatria moderna e totalmente scientifica che si occupa delle patologie dell’essere umano dimenticando l’essere umano.
E cosa dire dei fantasmi normativi, dei tanti provvedimenti nazionali e regionali che da una parte modellano una psichiatria che esiste solo nella testa di chi li redige, e dall’altra inventano costanti aggiustamenti per dare forme diverse a quello che non c’è, come quando si programmano posti di neuropsichiatria infantile, non li si realizza, si mettono i minori in SPDC, e quando si scopre quello che già si sapeva – che non possono starci – si finirà per ricavare i servizi di NPI dentro di SPDC, separando virtualmente spazi, e lasciando sulla carta che i posti siano gli stessi.
Ma ci sono altri fantasmi altrettanto preoccupanti. Il primo è quello dei tanti operatori che assistono paralizzati a tutto questo, come se fosse un portato ineluttabile dell’essere dipendenti sospendere il pensiero critico ed arrendersi al surreale; vi è quello degli psicologi, che attenti a ritagliarsi nuovi spazi fanno fatica ad esprimersi sulle vicende operativi dei DSM in cui invece uno ruolo già lo hanno; ancora, quello delle associazioni scientifiche che pensano che fare cultura psichiatrica sia organizzare congressi che raccontano una psichiatria che non c’è, e che intervenire praticamente sia partecipare a tavoli che formulano progetti che non possono esistere.
In questo castello popolato da fantasmi gli unici soggetti reali alla fine sono i pazienti ed i loro familiari, che si aggirano nelle varie stanze, ed i tanti operatori che continuano ad occuparsene con attenzione, senza lasciarsi spaventare dalla progressiva trasparenza del loro corpo, segno della trasformazione ectoplasmica che avverrà anche con loro.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

31 Luglio 2023

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