Un minuto di rumore

Un minuto di rumore

Un minuto di rumore

Gentile direttore,
la morte di Giulia Cecchettin è stata un femminicidio che nella sua tragicità si potrebbe definire “perfetto”. Come psicologhe e psicologi non possiamo infatti non notare quanto la dinamica dei fatti, la sua articolazione, l’intervallo temporale tra la scomparsa e il ritrovamento, la fuga dell’assassino, i volti e le storie dei protagonisti, delle famiglie, della sorella di Giulia abbiano permesso al sentire comune un processo di identificazione e rispecchiamento raramente accaduto prima.

Giulia non è la prima donna giovane ad essere uccisa dall’ex, né la prima studentessa. Certo non è la prima donna uccisa nel 2023 – semmai la numero 105. Ma la sua è la prima storia a cui molte persone delle diverse età hanno partecipato mentre accadeva, e non solo post mortem, come solitamente avviene.

Questa partecipazione è stata possibile perché, diversamente dalle altre vicende, la narrazione di quanto stava accadendo aveva sì le forme del racconto giornalistico, ma su questo prevalevano le parole dei famigliari e più di tutte quelle di Elena Cecchettin, la sorella.

Che, ancora una volta diversamente da quanto accaduto per i femminicidi precedenti, ha avuto da subito, poco dopo la sparizione dei due giovani, “le parole per dirlo”. Raccontando i segnali allarmanti che aveva colto nella relazione di Giulia con il fidanzato, anche dopo il termine della storia. E provando a descriverli con la lucidità di chi su queste tematiche ha pensato, studiato, appreso, condiviso. La sua capacità di definire l’omicidio della sorella come l’esito di una violenza e di una discriminazione contro le donne di tipo sistemico, e dunque non rubricabili nella pseudo spiegazione del raptus, ha avuto un effetto spiazzante: perché normalmente questa narrazione appartiene alle esperte- non ai famigliari-, che cercano di tenere in considerazione tanto il caso singolo quanto la sistematicità di atteggiamenti e comportamenti collettivi, unitamente alla necessità di interventi di prevenzione che investano la società tutta. Grazie a Elena, ragazze e ragazzi, nelle scuole, hanno capito forse oggi per la prima volta che la violenza contro le donne, definita dall’ONU un’epidemia non riconosciuta, è un tema che li riguarda. E hanno risposto al minuto di silenzio proposto dalle scuole con un minuto di rumore.

A questo rumore, a questa rinuncia al silenzio che da sempre connota la violenza di genere e l’impossibilità di riconoscerla o dichiararla, e che non riguarda solo chi va a scuola, la psicologia può e deve rispondere con competenza.

Psicologhe e psicologi hanno infatti l’expertise per riconoscere che le violenze e le discriminazioni, contro le donne e non solo, hanno effetti traumatici. Sanno altrettanto bene, occupandosi di atteggiamenti e comportamenti, quanto i processi di socializzazione siano influenzati da prescrizioni stereotipiche sui ruoli di genere. E conoscono infine la complessità delle dinamiche tra autonomia e indipendenza che connotano le relazioni affettive e la necessità che su questo si intervenga con competenze professionali a partire dai primi anni di vita, nei contesti scolastici, nel gruppo dei pari, con gli adulti.

Per questo, agire professionalmente per promuovere il cambiamento sociale è certamente il modo per impedire che il rumore di questa morte duri troppo poco.

Elisabetta Camussi
Presidente della Fondazione Adriano Ossicini

23 Novembre 2023

© Riproduzione riservata

Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni
Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni

Gentle direttore,sulla riforma della formazione specialistica dei medici, le proposte che il Partito Democratico sta portando avanti nelle aule parlamentari trovano oggi una convergenza importante: la piattaforma presentata da ANAAO...

Parlamo anche degli Ospedali di Comunità
Parlamo anche degli Ospedali di Comunità

Gentile direttore, Le scrivo in qualità di presidente della Fondazione Ricovero Martinelli di Cinisello Balsamo in quanto, presso la nostra sede, apre dal 13 luglio un ospedale di comunità. Mi...

Acn, firmare o non firmare è questo il problema?
Acn, firmare o non firmare è questo il problema?

Gentile Direttore, per garantire l’operatività delle 1038 Case di Comunità entro la scadenza del 30 giugno è necessario tenere insieme almeno tre principali esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici...

Sereni (Pd): “Bene accordo per le Case della Comunità. Si poteva fare prima e senza drammi”
Sereni (Pd): “Bene accordo per le Case della Comunità. Si poteva fare prima e senza drammi”

Gentile direttore,nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia di un accordo nazionale tra Governo, Regioni e i principali sindacati dei Medici di Medicina Generale per garantire la presenza...