I motivi della crisi dei medici di famiglia del Regno Unito sono anche i nostri 

I motivi della crisi dei medici di famiglia del Regno Unito sono anche i nostri 

I motivi della crisi dei medici di famiglia del Regno Unito sono anche i nostri 

Gentile Direttore,
negli ultimi mesi, nel Regno Unito, si assiste a un susseguirsi di azioni sindacali, tanto che la British Medical Association (BMA), sindacato e organismo professionale per i medici nel Regno Unito, ha recentemente aggiornato la guida su cosa fare – anzi, cosa non fare – in caso di sciopero.

L’azione collettiva dei medici di famiglia trova origine in anni di sottofinanziamento che, questa una della maggior critica, rischiano di creare un sistema sproporzionato, con un incremento di budget di solo 1.9% per quest’anno. Lo scorso fine settimana, la stampa d’Oltremanica ( https://www.theguardian.com/society/article/2024/jul/28/gps-capping-patient-numbers-could-have-catastrophic-effect-on-ae-says-nhs-chief ) si è fatta portavoce, da una parte, delle richieste dei medici di riduzione dei loro volumi di attività, compreso il dimezzamento del tetto giornaliero di pazienti a 25 per medico. L’altro grido di preoccupazione è proprio legata ai bisogni di assistenza dei restanti 25 pazienti giornalieri che attualmente chiedono assistenza ai medici di famiglia. Si stimano, in totale, in circa tre milioni gli appuntamenti mensili che spariranno dalle agende dei medici di famiglia. La diretta conseguenza è un enorme numero di accessi sulle strutture di emergenza e ospedaliere, in assenza di un cambio di passo sull’assistenza territoriale.

Non mi propongo di analizzare la questione dal punto di vista delle regioni dello sciopero, anche perché ogni modello sanitario ha le sue peculiarità. Ma mi interessa piuttosto l’esigenza di rimodellamento dell’architettura dell’offerta distrettuale-territoriale alla quale esso richiama.

Se facciamo un passo indietro allo scorso anno, nel luglio 2023, Agenas pubblicò il Rapporto sui Medici di medicina generale: il dato preoccupante era di oltre 3.600 medici di medicina generale in meno nel 2025, in un quadro di oltre 30.000 medici in servizio (pari al 75% del totale) con oltre 27 anni di anzianità in servizio.

Numeri che hanno descritto un importante impoverimento della medicina generale. I motivi per cui questo settore non è più attrattivo sono certamente vari e diversi tra loro. E non sono lontani da quelli che, in questi giorni, scuotono il National Health Service del Regno Unito.

Quello che però mi preme sottolineare è che c’è bisogno di una programmazione d’insieme per il rilancio dell’assistenza territoriale. L’opportunità offerta dal DM 77 del 2022 è quasi passata in secondo piano. A parlarne mi sento quasi Grantaire – il personaggio de’ I miserabili di Victor Hugo che durante una battaglia dorme, poi finisce la battaglia e si sveglia per il silenzio. Perché attualmente, per rispondere alle esigenze del PNRR, misuriamo e monitoriamo gli investimenti (che proseguono) legati alla riprogrammazione del PNRR e prefigurata dal DM 77/2022; poco sappiamo dei risultati e dell’efficientamento dell’assistenza territoriale. E la discrepanza tra norma, realizzazione e utilizzo dei nuovi momenti organizzativi è sicuramente un problema reale.

Il tema del personale rimane poi quello più delicato. Re-investire in programmazione significa guardare a chi compone i diversi momenti di cura. Nella consapevolezza che allocazione e distribuzione delle risorse (economiche, umane, ecc.) rappresentano il fulcro principale dell’organizzazione sanitaria, non possiamo però dimenticare che bilanciare gli investimenti verso il personale e, soprattutto, verso quelle figure sempre meno preferite – MMG, personale d’emergenza, infermieri, ecc. Il rischio è di trovarci a fare i conti con una situazione difficile da gestire e di leggere si situazioni drammatiche anche nel nostro paese, con il rischio di ritardare l’accesso alle prestazioni sanitarie (e l’attesa è uno gli strumenti diretti di governo della domanda) con ricadure sulla salute dei cittadini.

Pietro Ferrara, MD PhD
Ricercatore in Igiene Generale e Applicata Docente di Sanità Pubblica e Organizzazione Sanitaria Centro di Studio sulla Sanità Pubblica, Università di Milano – Bicocca, Monza, Italy

Pietro Ferrara

31 Luglio 2024

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