Sanità privata. Aisi: “Tariffe insostenibili, a rischio l’intero settore. Senza interventi immediati, stop alle prenotazioni e rischio collasso per migliaia di strutture”

Sanità privata. Aisi: “Tariffe insostenibili, a rischio l’intero settore. Senza interventi immediati, stop alle prenotazioni e rischio collasso per migliaia di strutture”

Sanità privata. Aisi: “Tariffe insostenibili, a rischio l’intero settore. Senza interventi immediati, stop alle prenotazioni e rischio collasso per migliaia di strutture”
Saccomanno-Onesti-Vivaldi: “Il Governo intervenga subito. Serve una revisione del sistema tariffario per salvaguardare la sanità privata e garantire l'accesso alle cure per tutti i cittadini per una sanità privata che, non smetteremo mai di ripeterlo, può e deve sostenere quella pubblica e non va demonizzata”

“La sanità privata rischia il collasso. Il nuovo nomenclatore tariffario, entrato in vigore a inizio anno, ha reso economicamente insostenibile l’erogazione di numerose prestazioni convenzionate, mettendo a rischio la sopravvivenza delle strutture e la continuità delle cure per i cittadini. La situazione del Friuli Venezia Giulia, dove da sabato 1° marzo alcuni centri privati accreditati hanno sospeso le prenotazioni per un centinaio di prestazioni, è solo la punta dell’iceberg di una crisi nazionale che rischia di esplodere nei prossimi mesi”. A lanciare l’allarme è l’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti (AISI).

“Siamo di fronte a una situazione insostenibile – dichiara la presidente Karin Saccomanno – Il taglio alle tariffe imposto dal nuovo decreto mette a rischio migliaia di prestazioni sanitarie e posti di lavoro. Se non verranno trovate soluzioni immediate, molte strutture saranno costrette a ridurre i servizi o chiudere, con gravi ripercussioni sull’accesso alle cure da parte dei cittadini”.

La crisi è dovuta al Decreto Tariffe approvato lo scorso novembre dalla Conferenza Stato-Regioni, che ha aggiornato i tariffari della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. Il provvedimento, sebbene atteso da anni, ha ridotto i rimborsi per numerose prestazioni fino al 60%, rendendo insostenibile l’erogazione di molte cure, denuncia AISI. “La sanità privata accreditata non può sostenere questi tagli senza conseguenze – aggiunge Giovanni Onesti, direttore generale di AISI – Ogni anno le nostre strutture garantiscono milioni di prestazioni ai cittadini, alleggerendo il carico sul Servizio Sanitario Nazionale. Ma se le tariffe non coprono nemmeno i costi vivi, non possiamo andare avanti. Il Governo deve intervenire per evitare il crollo di un sistema che garantisce cure essenziali a milioni di italiani”.

Un problema nazionale: secondo AISI c’è il rischio di uno stop alle prestazioni in tutta Italia: il caso del Friuli Venezia Giulia rischia di essere solo il primo segnale di una crisi ben più ampia. Molte strutture in altre regioni stanno valutando misure simili, con la possibile sospensione delle prestazioni convenzionate nelle prossime settimane. “Senza un intervento immediato, ci troveremo di fronte a uno stop diffuso su tutto il territorio nazionale – avverte il Dott. Fabio Vivaldi, segretario generale di AISI – Il Governo e le Regioni non possono ignorare il problema. Serve una revisione del sistema tariffario che tenga conto dei reali costi di gestione, altrimenti saranno i cittadini a pagare il prezzo più alto, con un drastico peggioramento dell’accesso alle cure”.

La crisi delle strutture accreditate si inserisce in un contesto più ampio di insoddisfazione e tensione nel settore sanitario. Il prossimo 22 maggio, le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA incroceranno le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale. Dopo il fallimento della conciliazione, le associazioni datoriali Aiop e Aris continuano a subordinare l’avvio delle trattative alla copertura integrale dei costi da parte del Governo e delle Regioni, lasciando oltre 200.000 professionisti del settore senza contratto da 6 a 13 anni. “La situazione è insostenibile su tutti i fronti – conclude Saccomanno – Da un lato ci sono tariffe che non coprono i costi, dall’altro lavoratori che da anni attendono un riconoscimento economico adeguato. Se il Governo non interviene subito, il rischio è quello di un collasso generale della sanità privata accreditata, con conseguenze devastanti per tutto il sistema sanitario nazionale”. L’AISI chiede nuovamente al Ministero della Salute e alle Regioni un tavolo di confronto urgente per rivedere il sistema tariffario e garantire la sostenibilità delle strutture accreditate, scongiurando il rischio di uno stop dei servizi e di una crisi occupazionale senza precedenti.

02 Aprile 2025

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