Meloni/Schlein, da destra a sinistra il medico non è un soggetto reale, ma una variabile di sistema 

Meloni/Schlein, da destra a sinistra il medico non è un soggetto reale, ma una variabile di sistema 

Meloni/Schlein, da destra a sinistra il medico non è un soggetto reale, ma una variabile di sistema 

Gentile Direttore,
le dichiarazioni contrapposte della Presidente del Consiglio e della Segretaria del Partito Democratico hanno offerto due visioni diverse, ma ugualmente distorte, del funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e del ruolo della dirigenza medica. In entrambi i casi, è mancato un elemento essenziale: l’equilibrio tra verità fattuale e responsabilità politica.

La Presidente ha rivendicato che il Fondo Sanitario Nazionale ha raggiunto i 136,5 miliardi di euro, il livello più alto di sempre. Formalmente corretto, ma privo di contesto: la spesa sanitaria in rapporto al PIL è scesa al 6,4%, toccando il livello più basso degli ultimi anni. Parlare solo di cifre assolute, senza considerare la dimensione relativa rispetto all’economia nazionale, equivale a omettere una parte fondamentale della realtà. Non si tratta quindi di una questione di propaganda, ma di onestà di lettura.

Dall’altro lato, la Segretaria del PD ha elencato numeri drammatici — 30.000 medici e 70.000 infermieri mancanti, 40.000 medici emigrati all’estero, 4,5 milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi — attribuendo la responsabilità al governo in carica. Ma anche in questo caso, il ragionamento resta parziale. La crisi della sanità pubblica italiana è il prodotto di almeno quindici anni di sottofinanziamento, mancato ricambio, blocchi del turnover, tagli lineari e riforme lasciate a metà. Non è pensabile ignorare che molte delle condizioni che oggi vengono denunciate sono il risultato di decisioni condivise e stratificate, non di una singola stagione politica.

Sullo sfondo, entrambe le posizioni sembrano convergere in un punto implicito ma evidente: la figura del medico viene evocata come variabile di sistema, ma mai come soggetto reale. Quando si parla di medici che vanno via, di turni scoperti, di servizi collassati, si parla di assenze. Ma dietro quelle assenze, ci sono presenze che resistono! Chi continua a lavorare nel sistema sanitario nazionale — nei reparti, nei pronto soccorso, — viene sistematicamente ignorato come interlocutore. E ancor peggio: viene talvolta implicitamente dipinto come responsabile di inefficienze che ha subito, non causato.

Le parole sull’intramoenia sono l’esempio più evidente di questo fraintendimento strutturale. Presentata dalla Presidente come un’area da contenere, l’intramoenia è in realtà una funzione regolata, trasparente, interna al perimetro pubblico. Non distoglie risorse dal SSN: le trattiene invece, le reinveste, soprattutto del SSN contribuisce a sostenerne la tenuta organizzativa. Chi la interpreta come deviazione o ambiguità ignora il fatto che l’intramoenia si sviluppa ( e anche molto residualmente se pensiamo che solo il 39% degli aventi diritto la esercita) là dove il sistema è già sotto pressione, senza dimenticare che in molte realtà è proprio l’unico strumento rimasto per evitare che il cittadino si rivolga al mercato privato che ha le caratteristiche di una giungla senza alcuna tutela né per il professionista né per il cittadino.

Nessuno nega la necessità di una riforma profonda, né la gravità delle diseguaglianze territoriali, né il peso crescente delle rinunce alle cure. Ma questo non autorizza nessuno, né al governo né all’opposizione, a costruire una narrativa politica sulla sanità pubblica che continui a ignorare la voce, le condizioni e il ruolo di chi ancora tiene in piedi il sistema!

Difendere la professione medica non significa difendere una categoria, né pretendere immunità. Significa riconoscere che senza valorizzazione, senza condizioni minime di esercizio, senza una narrazione onesta, non è solo il sistema a non reggere, ma non reggono più neanche tutti quei professionisti che ogni giorno, nonostante tutto continuano ad erogare più di 2 milioni di prestazioni rigorosamente gratuite.

Chi oggi denuncia la crisi del Servizio di cure, e chi rivendica di volerla affrontare, dovrebbe partire da un principio semplice: riconoscere ciò che ancora tiene. E ciò che tiene, spesso, è garantito da chi continua a esserci, nonostante tutto. Non serve retorica! Non serve un capro espiatorio, serve una direzione chiara. decisa e lontana soprattutto da ideologie!!

Pierino Di Silverio
Segretario Nazionale Anaao Assomed

16 Maggio 2025

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